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Conigli alla riscossa. Associazioni di filiera e promozione dei consumi fra le scelte per risolvere i problemi del settore

Il forte individualismo degli allevatori di conigli ha fatto naufragare in passato formule associative che avrebbero potuto affrontare il ripetersi di crisi come quella attuale

Quello delle carni di coniglio è un mercato con forti connotati di ciclicità, cresce in autunno e inverno, cala con l’inizio della primavera per “precipitare” verso il basso in piena estate. E adesso siamo nel pieno della fase calante, ma questa volta i prezzi sono andati ben sotto le attese. Sulla piazza di Verona, a fine luglio, le quotazioni si sono fermate ad appena 1,36 euro il kg. Un anno fa si erano fermate a 1,52 euro al kg e due anni prima a 1,55 euro. Produrre carne di coniglio costa, secondo alcuni dati comunicati da Coldiretti, 1,8 euro il chilogrammo, altre fonti parlano di anche 2 euro per ogni chilo prodotto. Differenze giustificate da diverse condizioni di allevamento e di costo dei fattori di produzione. Resta il fatto che oggi produrre carne di coniglio è comunque un’attività in forte perdita.

Associazione e promozione

Quando la crisi “morde” così forte gli allevatori di conigli, da sempre forti individualisti con scarsa propensione all’aggregazione e sospettosi di ogni forma associativa, sembrano riscoprire l’importanza del lavorare insieme per risolvere i problemi della filiera. Accade anche oggi, come in passato. Così, per rispondere all’aggressione di una crisi dalle molte facce (produzione in esubero, calo della domanda, aumento delle importazioni), un nutrito gruppo di operatori del settore che va dagli allevatori alle industrie di trasformazione passando per i produttori di mangimi, ha deciso di reagire. Riuniti a Verona, grazie anche alla “regia” di Coldiretti, e provenienti da diverse Regioni italiane e in particolare da quelle a maggior vocazione cunicola, come Lombardia, Veneto, Friuli ed Emilia Romagna, hanno progettato di realizzare un’associazione di filiera alla quale affidare il compito di programmare e coordinare l’offerta (ma che ne penserà l’antitrust?). Ma non basta, una componente importante della crisi è il calo dei consumi. E allora via ad una campagna promozionale che inneggi al coniglio italiano. Detto e fatto. Già dal 23 luglio su alcune radio e a seguire su alcune riviste di cucina si parla del coniglio italiano e del valore delle sue carni. Ne ha parlato anche Agronotizie.

La storia si ripete

Iniziativa lodevole, sebbene non molto originale. Già negli anni ’80 il settore si era dotato di una struttura associativa, il Cunaco, Consorzio nazionale cunicolo, che avrebbe avuto fra i suoi fini quello di promuovere le nostre produzioni. E ottenne, primo fra le carni italiane, il via libera dell’allora ministero dell’Agricoltura per utilizzare il marchio Doc. Poi prevalsero le divisioni fra i produttori e il tutto naufragò nel nulla. Negli anni ’90 toccò al Promconit, Consorzio per la promozione delle carni di coniglio. Gli aderenti si tassarono per pagare una campagna a favore del consumo delle carni che ebbe anche qualche buon risultato. Poi la crisi passò e del Promconit non si sentì più il bisogno e venne richiuso nel cassetto dal quale era uscito. Ora la storia si ripete, quasi identica, solo i nomi e i protagonisti sono diversi. Speriamo che diversi, in meglio ovviamente, siano anche i risultati.

Agronotizie – 29 luglio 2014 

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