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Consensi alla riforma Inps, ma non c’è chiarezza sulla sorte dei vertici. L’ex commissario Treu: per Boeri proroga difficile ma deciderà la politica

«Sono sei anni che si vuole riformare l’Inps. La soluzione che il Parlamento si appresta a votare non è solo buona, ma condivisibile e opportuna. Consente all’Istituto di previdenza di tornare alla normalità di una governance duale. E di uscire dal regime di commissariamento in sequenza: un’anomalia grave » . Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro nei governi Dini e Prodi, presidente del Cnel dal 5 maggio, giuslavorista e commissario Inps nel 2014 tra la gestione Mastrapasqua e l’attuale di Boeri, si dice convinto che affiancare al presidente Inps un consiglio di amministrazione di quattro membri, cambiare la composizione del Civ – il Consiglio di indirizzo e vigilanza, dove siedono sindacati e imprese – «riducendo i membri e i compiti, rendendoli più chiari», può far bene all’ente di previdenza. Ammette che introdurre la riforma come emendamento alla manovra non è la via ordinaria. Ma chiarisce che non ci sono ostacoli tecnici perché la realizzi già questo governo. « Se il Parlamento approverà la riforma, quando la legge entrerà in vigore, il primo gennaio 2018, l’attuale vertice Inps decadrà in automatico», spiega Treu. « A quel punto il governo avrà due strade. Nominare un commissario, lasciando le nuove nomine all’esecutivo che verrà. Oppure convocare un Consiglio dei ministri, procedere con i nomi, inviarli alle commissioni di Camera e Senato per il voto vincolante a maggioranza. E poi ratificarlo, a patto di nominare prima il nuovo Civ, che si chiamerà “Consiglio di strategia e vigilanza”, il cui parere è dovuto ma non vincolante » . Sarà ancora Boeri il commissario? « Spetta alla politica deciderlo. Ma certo una proroga della sua presidenza è altamente improbabile. A meno che lo preveda il Parlamento in modo esplicito » . L’iter dell’emendamento sembra per ora in discesa. Arriverà martedì in commissione Bilancio della Camera, presieduta da Francesco Boccia ( Pd): « Se non si tratta solo di norma ordinamentale ma ha ricadute sul bilancio dello Stato, allora è ammissibile». Gli impatti ci sono perché i nuovi organi di Inps e anche di Inail – la riforma è doppia – costeranno 700 mila euro nel 2018 e 1 milione di euro dal 2019 in poi. « L’emendamento porterà la mia firma, ma è stato trasversalmente condiviso in commissione Lavoro della Camera » , racconta il suo presidente Pd Cesare Damiano. «Non è una riforma contro qualcuno, ma per un’Inps che funzioni meglio, senza l’uomo solo al comando, dotata di consiglieri a tempo pieno e non a gettoni » . Il presidente Inps Tito Boeri, il mandato scade il 16 febbraio 2019, condivide i principi della riforma perché «affronta alcune criticità degli assetti attuali». Sebbene a suo avviso il « forte e diretto coinvolgimento dei sindacati di categoria nella gestione » sia « fonte di inefficienze ». La parola al Parlamento.

Repubblica – 4 dicembre 2017

 

 

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