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Consiglio veneto: no della maggioranza alla proposta di distribuire i pazienti Covid in tutte le terapie intensive della regione. La mozione voleva evitare che alcuni ospedali siano convertiti in via esclusiva a Covid Hospital

L’aula di palazzo Ferro Fini ha respinto con 30 voti contrari a fronte di 8 ‘sì’ la mozione presentata da Elena Ostanel (VcV) che sollecitava la Giunta a distribuire in modo equo, di concerto con le Ulss e i sindaci del territorio, i pazienti Covid in terapia intensiva tra tutte le strutture ospedaliere e assistenziali della regione, al fine di evitare che alcuni ospedali, come quello di Schiavonia nella Bassa Padovana, siano convertiti in via esclusiva a Covid Hospital, con l’effetto di ridurre i servizi ospedalieri di cura e assistenza agli abitanti d quel territorio.

L’assessore alla sanità Manuela Lanzarin ha ribadito l’esigenza di dedicare alcune strutture, preferibilmente le più moderne, al ricovero esclusivo dei pazienti Covid: “Siamo in una situazione di emergenza. Mi auguro che a fine gennaio, quando la curva della quarta ondata potrebbe essere in flessione, possano essere ripristinate le funzioni dell’ospedale di Schiavonia. Nel frattempo assicuro che nessuna emergenza e nessun paziente sono stati lasciati indietro”, ha affermato Lanzarin. “Si poteva fare ricorso alle strutture sanitarie private convenzionate o alle nuove strutture sanitarie non ancora attivate dalla Regione, al fine di non sguarnire i diversi territori dei servizi sanitari primari”, ha replicato la vicepresidente della commissione Sanità Annamaria Bigon (Pd), fiancheggiata dai colleghi Francesca Zottis e Jonatan Montanariello del Pd e dal portavoce dell’opposizione Arturo Lorenzoni nel chiedere “maggior collaborazione con le strutture convenzionate” nella gestione della pandemia. Il capogruppo Alberto Villanova (Lega-Lv) ha invitato i rappresentanti dell’opposizione a evitare “errori di tipo organizzativo e di tipo sanitario”: “Distribuire i pazienti Covid in tutto il territorio bloccherebbe le attività chirurgiche in tutti i presidi- ha spiegato- E assegnare maggior peso alla sanità privata in Veneto sarebbe contradditorio con gli indirizzi di programmazione sanitaria perseguiti sinora”. Posizione ribadita anche dalla collega di partito e presidente della commissione Sanità Sonia Brescacin, che ha ricordato come la partecipazione della sanità privata alla gestione dell’emergenza pandemica sia già un dato di fatto.

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