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Corte conti: Ssn, non solo bilanci, ma anche qualità servizi

«Secondo i dati finora raccolti ed elaborati dal “Nuovo sistema informativo sanitario” del Ministero della Salute, l’andamento della gestione finanziaria del comparto sanitario dello scorso anno presenta alcuni aspetti positivi e di miglioramento rispetto agli esercizi precedenti»

«Frutto degli effetti favorevoli delle varie manovre di contenimento della spesa pubblica, che hanno consentito di attestare i risultati finali di spesa a livelli più contenuti di quelli inizialmente previsti. Ne ha beneficiato, per conseguenza, anche il suo rapporto con il prodotto interno lordo, che ha proseguito nel suo trend discendente, fermandosi al 7,1%. Una parte del merito di tale esito positivo è dovuto alle manovre di contenimento dei disavanzi, poste in essere dalle regioni soggette ai piani di rientro, anche se connesse a scelte talvolta impopolari e contestate».

Esordisce così nel capitolo sulla sanità nella memoria del procuratiore generale della Corte dei conti per ill giudizio sul Rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2011illustrato questa mattina .

La Corte conferma sul versante della spesa i dati resi noti nella sua relazione sul fabbisongo dello Stato: il disavanzo del settore è quantificabile 1,779 miliardi (era stato di -2,206 miliardi l’anno precedente), saldo negativo interamente a carico di regioni e province autonome . Le fonti ordinarie di finanziamento hanno coperto, quindi, quasi il 98,4% del fabbisogno. Rispetto all’anno precedente, l’aumento percentuale della spesa è dell’1,4% a livello nazionale (a fronte del +1,1 del 2010; +2,8% 151 del 2009; del +3,2 del 2008), mentre a livello regionale si attesta sul più basso + 1,3% (a fronte del +1,1% del 2010; +2,8 del 2009; del +3,2% del 2008).

Ma nel giudizio non ci sono solo dati. A differenza di ciò che magari accade in altri settori, in quello sanitario «la validità di una gestione non può essere sempre affermata solo sulla base di conti che quadrano (quando quadrano.), ma va vista anche e soprattutto in funzione dell’interesse pubblico sostanziale perseguito (tutela della salute)», si legge.

«Secondo quanto autorevolmente affermato da fonti governative – prosegue il giudizio – nel prossimo futuro la sanità sarà oggetto di particolare attenzione nell’ambito della prevista spending review; anzi, dal settore ci si attenderebbe un contributo particolarmente consistente (addirittura si è ipotizzato circa un quarto dei risparmi complessivamente necessari). E’ ben nota l’esigenza che la spesa di settore vada opportunamente riqualificata, sfrondandola innanzi tutto da ricorrenti episodi di malaffare e da persistenti sprechi. Sarà bene, però, che si faccia anche una attenta riflessione sulle possibili conseguenze negative che una eccessiva contrazione delle risorse potrà avere sul funzionamento del sistema e sull’adeguato mantenimento dei livelli essenziali di assistenza. Una visione esclusivamente contabilistica del settore rischia, cioè, di entrare in rotta di collisione con le finalità proprie del sistema, producendo talvolta anche contenziosi giudiziari»

Nonostante questo però in sanità non sono tutte rose e fiori.
Il sistema sanitario non è in buona salute, con forti problemi come le lunghe liste d’attesa, le difficoltà dei pronto soccorso e i comportamenti illeciti, ha sottolineato il procuratore generale della Corte, Salvatore Nottola. «Vari segnali – ha detto Nottola – fanno ritenere che le condizioni di salute del nostro sistema sanitario non sono per nulla buone, e tali sono la persistente lunghezza delle liste d’attesa, le difficoltà delle strutture di pronto soccorso, i comportamenti illeciti produttivi di danno, segno di una carente e difettosa struttura organizzativa».

La prima critica quindi è alle lsite d’attesa . «Se è pur vero che la c.d. medicina difensiva, praticata dagli operatori sanitari per timore di possibili contenziosi, finisce per ingolfare le strutture sanitarie, allungando i tempi delle prestazioni, è anche vero che la tempistica in atto è scarsamente compatibile con le necessità diagnostiche richieste per una tempestiva terapia, quando realmente necessaria, costringendo spesso alla ricerca di soluzioni alternative, in genere ben più costose. Entro novembre, inoltre, andranno riviste le regole delle prestazioni intramoenia, e c’è il fondato timore che la situazione possa divenire sotto tale aspetto ancor più critica».

Poi è la volta dei pronto soccorso, per i quali la Corte ritiene ci sia «una situazione ancor peggiore, se possibile». E spiega: «In alcune importanti strutture di pronto soccorso, a dispetto del loro nome e della loro funzione, i pazienti hanno atteso in maniera inusuale il proprio turno di visita e successivamente stazionare oltre misura nei locali appositi, per impossibilità dei reparti di assegnazione di accoglierli per il seguito terapeutico. A completare un quadro già di per sé sconfortante, c’è poi il fenomeno, già segnalato, delle autoambulanze “sequestrate” per parecchio tempo ed impossibilitate a riprendere il proprio servizio a causa della mancata restituzione delle barelle che sono trattenute (con una provvisorietà spesso indefinita) per ospitare i pazienti trasportati, in attesa dei necessari accertamenti, cosicché i soccorsi di emergenza vengono poi necessariamente sub appaltati alla rete dei mezzi privati, con relativo aggravio dei costi».

Sul capitolo dei danni erariali alla sanità «rimane consistente il volume del contenzioso di responsabilità amministrativa nel settore, caratterizzato da numerose fattispecie di danno erariale. In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2012, si è dato conto dell’attività svolta dalle Procure e dalle Sezioni giurisdizionali a tale proposito, che hanno dato conferma di un
settore facilmente incline a ruberie e sprechi, che incidono prima ancora che
finanziariamente, anche sotto un profilo etico, per tacere poi dei conseguenti riflessi politici nelle realtà territoriali, considerato che quella sanitaria è una delle politiche regionali per eccellenza».

Altro dato preoccupante secondo la Corte è la resistenza attuata dalle compagnie assicurative a stipulare polizze a garanzia della responsabilità civile contro terzi derivante dalle attività degli operatori sanitari. Alcune forme di “autoassicurazione” predisposte da qualche azienda sanitaria non sembrano essere una soluzione ottimale: «sarebbe probabilmente più utile ed opportuno un intervento legislativo».

Infine una nota è anche dedicata agli stili di vita. «La prossima entrata in vigore del divieto di interventi chirurgici estetici per i soggetti minorenni offre lo spunto per ricordare, ancora una volta, che un minimo contributo al miglioramento del sistema potrebbe essere recato anche da ciascuno di noi, privilegiando stili di vita più salubri, evitando quei comportamenti a rischio e quelle abitudini (alcoolismo, fumo, tossicodipendenze, ecc.) o anche quelle tendenze di moda (come abbronzature artificiali, tatuaggi, ecc.) che finiscono per avere, prima o poi, un impatto negativo sul sistema e quindi sulla collettività, assorbendo risorse diversamente utilizzabili».

ECCO IL RAPPORTO DELLA CORTE DEI CONTI

Il Sole 24 Ore SAnità – 28 giugno 2012

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