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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Cosa dimostra il caso del Fipronil nelle uova e nei derivati made in Italy? Come è finita questa sostanza negli allevamenti? È nociva per l’uomo?
    Notizie ed Approfondimenti

    Cosa dimostra il caso del Fipronil nelle uova e nei derivati made in Italy? Come è finita questa sostanza negli allevamenti? È nociva per l’uomo?

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati24 Agosto 2017Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Food Safety Concept
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    di Margherita De Bac, dal Corriere della Sera

    1 Cosa dimostra il caso del Fipronil nelle uova e nei derivati made in Italy?

    Pur essendo vietato negli allevamenti di animali per alimenti (carne, uova, latte), l’antiparassitario potrebbe essere stato utilizzato in modo improprio da alcune aziende avicole per contrastare la diffusione di un acaro, la pulce rossa. Un insetto molto insidioso per le galline ovaiole perché le rende nervose compromettendo il loro rendimento. L’insetticida a base di Fipronil è invece autorizzato come antipulci/zecche per cani e gatti in quanto esiste un’ampia documentazione (studi di efficacia, tossicità) che ne prova l’innocuità. È inoltre in commercio un biocida contro le tarme, anch’esso certificato dopo studi di sicurezza. Fino al 30 settembre sarà in circolazione un prodotto a base di Fipronil per la disinfestazione di piante in serra.

    2 Gli antipulci al Fipronil di uso domestico sono nocivi per l’uomo e gli animali domestici?

    Non sono stati segnalati effetti collaterali acuti e tossici su uomo e pet . È un antiparassitario molto efficace: agisce lentamente sul sistema nervoso degli insetti e si trasmette dall’uno all’altro determinando lo sterminio della colonia. Fialette e collari a base di Fipronil, se correttamente maneggiati secondo le indicazioni contenute nel foglietto illustrativo, sono sicuri.

    3 Prima dell’allerta europea era mai stata monitorata l’eventuale presenza di Fipronil nei prodotti animali destinati all’alimentazione?

    Non venivano eseguiti controlli, da noi come nel resto d’Europa, in quanto questo antiparassitario non dovrebbe essere ammesso negli allevamenti. L’attività di monitoraggio stretto e sistematico sulle uova riguarda attualmente tracce di salmonella e antibiotici in albume e tuorlo. Il piano di analisi è scattato in Italia subito dopo la segnalazione da parte dell’Ue di un fenomeno partito dal Belgio (dove il Fipronil viene venduto dietro rilascio di regolare fattura) e dall’Olanda. Tra i problemi c’è l’incerta interpretazione delle norme comunitarie e nazionali.

    4 Quali potrebbero essere le cause delle contaminazioni?

    Il Fipronil potrebbe essere stato usato come insetticida nei campi per la coltivazione di cereali destinati al mangime ed essere stato quindi accidentalmente trasmesso alle aziende avicole. La seconda ipotesi è che l’insetticida sia servito per disinfestare i capannoni in assenza delle galline che poi, una volta rientrate nelle gabbie, hanno avuto un imprevisto contatto ambientale con la sostanza proibita. L’ipotesi più grave è la terza: durante la disinfestazione gli animali erano presenti. La polvere di Fipronil può essere acquistata online in barattoli a basso costo. Sembra esista un mercato parallelo che eviterebbe la rintracciabilità del cliente.

    5 La cottura dell’uovo può eliminare i residui?

    I residui chimici degli alimenti non vengono eliminati dalla cottura che al contrario ha effetto su quelli microbiologici. La molecola sopravvive oltre la data di scadenza dell’alimento. Ecco perché i prelievi dei Nas includono anche i prodotti surgelati.

    6 Quali sono le dosi di Fipronil ritenute ammissibili in uova e derivati, ad esempio pasta fresca o ingredienti per dolci preconfezionati?

    Il limite massimo di concentrazione è unico ed è lo stesso previsto per fiale antipulci e antitarme: 0,005 milligrammi per chilo, un numero molto prossimo allo zero. Oltre gli 0,72 milligrammi per chilo la molecola diventa potenzialmente pericolosa con un consumo di più uova al giorno per reni, fegato e tiroide. I dati compaiono in una circolare inviata dal ministero della Salute a tutti gli istituti zooprofilattici.

    (ha risposto alle domande del «Corriere» Paola Massi, Istituto zooprofilattico di Lombardia ed Emilia Romagna, esperta di diagnostica aviaria)

    Il Corriere della Sera – 24 agosto 2017

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    Cristina Fortunati
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