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Covid, lo stop di Meloni alle “misure liberticide”. Speranza: “Così i No Vax sono contenti”. Esperti divisi, il centrosinistra insorge: «Affermazioni da brividi»

La Stampa. «Se siamo usciti dall’emergenza Covid è merito del personale sanitario», ma «mai più misure liberticide». Così, nel suo discorso di investitura alla Camera, la Premier richiude a doppia mandata nel cassetto mascherine, chiusure, Green Pass e quanto i governi Conte e Draghi hanno usato per contenere morti e contagi. «L’informazione corretta, la prevenzione e la responsabilizzazione – sentenzia Meloni – sono più efficaci della coercizione in tutti gli ambiti e l’ascolto dei medici sul campo è più prezioso delle linee guida scritte da qualche burocrate, quando si ha a che fare con pazienti in carne ed ossa». Una bocciatura senza appello di quanto fatto fino ad ora, che partendo da una constatazione – «l’Italia ha adottato le misure più restrittive dell’intero Occidente e nonostante questo ha registrato i peggiori dati di mortalità e contagi» – arriva poi alla conclusione che, «pur non potendo escludere una nuova ondata, non replicheremo in nessun caso quel modello».

Parole che dividono gli esperti e provocano la risposta piccata del centrosinistra. Prima di tutti quella dell’ex ministro Speranza, che replica: «Il modello italiano ha messo sempre al centro la tutela del diritto alla salute e la centralità dell’evidenza scientifica. Da Meloni nemmeno una parola sui vaccini, ha forse paura di scontentare i No Vax che l’hanno votata?», è la chiosa chi si è sentito per primo tirato in causa. «Quello sul Covid è stato un passaggio da brividi», gli fa eco Enrico Letta, dicendosi «orgoglioso di Speranza».

Ma gli esperti si dividono. Tra chi applaude c’è in prima linea l’infettivologo Matteo Bassetti, che si dice d’accordo «sulla fine delle restrizioni e delle misure coercitive» e rilancia spronando il governo a «eliminare l’isolamento dei positivi asintomatici».

Anche l’altra virostar, Fabrizio Pregliasco, parla di «dichiarazioni corrette», sottolineando però il passaggio del discorso in cui Meloni parla di gestione di una situazione che, per il virologo dell’Università di Milano, «potrebbe avere evoluzioni non piacevoli».

Più pilatesco il commento del presidente dell’Ordine dei medici, Filippo Anelli, che sull’efficacia delle misure più restrittive chiede «un maggiore approfondimento scientifico». Per poi applaudire alla promessa di voler ascoltare maggiormente i medici, avendo bene a mente la riforma dell’assistenza domiciliare che inchioderebbe i medici di famiglia a lavorare il doppio di quanto oggi non facciano, presidiando i nuovi maxi ambulatori, le «case di comunità» finanziate dal Pnrr. Difende invece l’operato dei passati governi l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco. Ma ad insaprire il clima c’è anche il riferimento nemmeno troppo velato della Meloni ad una commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, subito tradotta dalla Lega in una proposta di legge, che Iv e Azione hanno già preannunciato di voler appoggiare.

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