Breaking news

Sei in:

Draghi prepara il nuovo decreto sugli spostamenti, le regioni si dividono. Non c’è stata convergenza sull’Italia tutta arancione, toccherà all’esecutivo decidere lunedì il Cdm

Non c’è stata convergenza sull’Italia tutta arancione, toccherà adesso all’esecutivo decidere, lunedì il Cdm. Le regioni si aspettano che Draghi prenda a breve anche le sue decisioni sul nuovo Dpcm con le limitazioni anti Covid-19, avviando una gestione differente rispetto a Conte. Intanto Bonaccini ha chiesto un incontro urgente sui vaccini dopo il taglio delle forniture AstraZeneca

Le decisioni sulla gestione del Covid-19 spetteranno adesso al presidente del consiglio Mario Draghi, che ieri in serata ha convocato il consiglio dei ministri di lunedì, con due giorni di anticipo. L’ordine del giorno reca “Ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, si tratterà la proroga del blocco degli spostamenti tra regioni.

Il presidente del consiglio ha aspettato che terminasse la riunione delle regioni di ieri pomeriggio, ma alla fine i presidenti non si sono accordati. In ballo la possibilità di creare in Italia una zona omogenea di colore arancione, per cui il presidente Stefano Bonaccini si era dimostrato possibilista, ma il no del presidente della Liguria Giovanni Toti, secondo il quale sarebbe meglio un’Italia in ‘giallo’ con passaggi di colore su base provinciale e comunale, e il no della Lega capitanata da Matteo Salvini, non c’è stata convergenza sulla proposta.

Il comunicato finale si è limitato a parlare di una «piattaforma di proposte», infatti, oltre alla proroga del blocco degli spostamenti – che appare ormai scontato – dopo il 5 marzo dovrà arrivare il nuovo Dpcm con le nuove limitazioni e le regole per le riaperture.

«Oggi abbiamo affrontato tutte le questioni che riguardano la revisione dell’attuale sistema di regole che definisce l’entrata e l’uscita dalle diverse zone» ha detto il presidente della conferenza Stefano Bonaccini ieri, al termine della riunione. «È necessaria una revisione ed una semplificazione con la contestuale revisione dei criteri e dei parametri di classificazione. Serve un respiro più lungo ed un’analisi approfondita dei luoghi e delle attività, anche in base ai dati di rischio già accertati». Dunque nessuna indicazione, se non che «occorre che le misure siano conosciute con congruo anticipo e tempestività dai cittadini e dalle imprese». Tutte le regioni hanno poi richiesto, ha concluso Bonaccini «che per i provvedimenti che introducono restrizioni particolari per singoli territori si attivino anche contestualmente gli indennizzi per le categorie coinvolte. Sia che si tratti di provvedimenti restrittivi regionali, sia che si tratti di provvedimenti nazionali».

Le regioni adesso lavorano al prossimo decreto: «Lavoro comune ed intesa fra tutte le Regioni che nelle prossime ore presenteranno al governo una piattaforma di proposte in vista del prossimo Dpcm, nella convinzione che occorra un deciso cambio di passo nella campagna vaccinale e per la ripresa economica. Anche per questo abbiamo chiesto al Governo un incontro urgente», ha dichiarato il presidente Stefano Bonaccini al termine della conferenza delle regioni.

Se la zona arancione non ha trovato soluzione, le regioni sono tutte d’accordo che c’è un problema con le vaccinazioni, soprattutto dopo i tagli AstraZeneca. «La priorità adesso – ha proseguito Bonaccini – è la campagna vaccinale. Sta andando a rilento. E questo non per disguidi organizzativi, o indisponibilità della popolazione. Il problema è nell’approvvigionamento. Per questo chiediamo al Governo di intraprendere ogni sforzo per reperire più dosi». Le regioni sono a disposizione nelle forme e nei modi utili e possibili «a partire dal coinvolgimento diretto di aziende e filiere nazionali. È poi necessaria anche una verifica sul personale che occorrerà coinvolgere e stiamo già collaborando attivamente con il governo per arrivare ad un accordo quadro con i medici di medicina generale».

LE MOSSE DI DRAGHI

Rispetto allo scorso esecutivo, che convocava il consiglio dei ministri a ridosso della riunione, lasciando in sospeso l’agenda di governo fino all’ultimo, il presidente del consiglio ha voluto lanciare un segnale anticipando di due giorni le convocazioni. Le regioni, spiegano fonti della conferenza, si aspettano che il premier si comporterà in maniera differente rispetto a Conte, dunque che metta mano al Dpcm ben prima della scadenza, offrendo un quadro più di quello che accadrà in anticipo rispetto al 5 marzo, da qui la necessità di proporre una posizione quanto prima. Nei suoi discorsi in parlamento, Draghi ha assicurato che durante il suo mandato terrà conto degli enti: «Senza Regioni certe decisioni non si possono prendere». Le sue parole verranno messe subito alla prova.

Alle 19 il governo e le Regioni si vedranno in videoconferenza in vista del Consiglio dei ministri di domattina per valutare le nuove misure anti-Covid, secondo quanto si apprende. L’esecutivo sarà rappresentato dalla ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini. Tra gli argomenti in discussione il decreto legge che vieta gli spostamenti tra regioni in scadenza il 25 febbraio.

Consiglio dei ministri fissato alle ore 09:30 di domani a Palazzo Chigi. Lo ha convocato il premier Mario Draghi, che all’ordine del giorno ha messo un decreto legge contenente «ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19». Poche righe, ma quanto basta per capire che il Governo sta lavorando a nuove misure. Il 25 febbraio, infatti, scadrà il divieto di spostamento tra le Regioni, quindi bisogna prendere una decisione: prorogarlo con un nuovo provvedimento o consentire la libera circolazione in Italia. Dunque, il Consiglio dei ministri domani mattina affronterà il tema degli spostamenti. Non solo: nella nota si parla di decreto legge, quindi non di Dpcm. Questo vuol dire che il presidente del Consiglio potrebbe accantonare la strategia adottata dal suo predecessore Giuseppe Conte, che ha fatto ampio uso dei Dpcm i quali hanno sì il merito di essere di rapida emanazione ma d’altra parte dipendono solo dalla volontà del premier (da qui le critiche e polemiche delle ultime settimane). Invece i decreti legge sono provvedimenti collegiali e per questo richiedono una tempistica diversa.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top