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Cozze sui cassoni, nuovo stop ai lavori del Mose. La laguna invasa dai microorganismi che ritardano le operazioni della posa sott’acqua

I tecnici lo chiamano fouling. Incrostazioni di molluschi e microorganismi che mettono a dura prova la resistenza delle strutture sottomarine. Sui cassoni sott’acqua della bocca di porto di Malamocco, sono cresciute le cozze. I peoci, che in quel tratto di laguna abbondano. Hanno trovato casa nelle nuove enormi strutture in cemento affondate in laguna.

E adesso la piantagione di molluschi potrebbe ritardare i lavori per la posa delle paratoie, prevista nei prossimi giorni. Squadre di sommozzatori e tecnici sono al lavoro per ripulire la superficie dei cassoni, affondati due anni fa. Difficoltà che si aggiungono a quelle già note. E che rischiano di allungare ancora i tempi della grande opera da cinque miliardi mezzo di euro travolta dalle tangenti. Prima di installare le paratoie, che hanno una tolleranza di pochi millimetri, si dovranno ripulire per bene le superfici dei cassoni. Che sono adesso ricoperti di cappe e peoci. Inconveniente peraltro prevedibile per un’opera che vive sott’acqua. E che adesso aumenta i costi e allunga i tempi.

Il jack-up, la nave attrezzata da 50 milioni di euro pensata proprio per spostare le paratoie e collocarle sul fondale, è pronta da tre anni ma non ha ancora navigato. Riparata a Ravenna, è adesso di nuovo ancorata davanti all’Arsenale, nel canale delle Navi. Ma dovrà essere collaudata: aveva ceduto prima ancora del varo, nonostante i costi stellari.

In sua assenza le paratoie saranno adagiate con uno strumento chiamato «cavallotta». Che ha bisogno di una superficie perfettamente pulita dai sedimenti. Problema quasi irrisolvibile per un meccanismo pensato per funzionare sempre sott’acqua.

I primi problemi si erano visti qualche mese fa. Al primo esperimento di sollevamento delle paratoie di Treporti. Si erano alzate, ma un paio si erano subito bloccate perché la base si era riempita di detriti, sabbia e tronchi d’albero.

Un tema, quello della manutenzione del sofisticato meccanismo, ancora irrisolto. Nei progetti del Consorzio Venezia Nuova il costo della manutenzione era stimato in 20 milioni di euro. Oggi si sa che non costerà meno di 80 milioni di euro l’anno. Soldi che si dovranno trovare e certo non sono nelle disponibilità degli enti locali. Il nodo della gestione dovrà essere presto affrontato. E si torna a parlare di Agenzia, autorità esterna che dovrebbe gestire dopo la fase di prova di due anni (affidata ai costruttori) la vita delle dighe mobili.(…)

Trattao dal Mattino di Padova – 17 gennaio 2017

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