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Crisi. Addio week end, sempre più italiani lavorano al sabato

Evidentemente in Slovacchia ci sarà qualche regola particolare che trasforma i lavoratori in vampiri. Sono proprio gli slovacchi, infatti, a guidare con uno scarto davvero anomalo la classifica della percentuale di occupati che lavora abitualmente di notte, con il 18,3 per cento del totale. Distanziando i britannici (11,3%) e i maltesi (11,1%).

I tedeschi, con il loro 9,6%, si collocano decisamente al di sopra della media europea, che è del 7,8 per cento. Noi italiani, invece siamo pochi decimali al di sopra della media dell’Ue, con l’8,1%. I più fortunati a quanto pare sono i ciprioti, che con il loro 2,5% di occupati che lavorano di notte sono i recordman assoluti in senso opposto. Seguono polacchi (3,2%) e portoghesi% (3,3%). Chissà che ben presto non vengano raggiunti anche loro dai benefici effetti della globalizzazione.

Sì, perché lavorare di notte, dicono tutti gli esperti, non è naturale, e fa male alla salute. Anche se lo vogliono i «mercati» – la spiegazione apodittica e definitiva con cui oggigiorno si motiva ogni richiesta di sacrificio a chi lavora o paga le tasse – una montagna di studi certificano che noialtri esseri umani siamo costruiti da migliaia di anni sulla base di processi fisiologici (il metabolismo basale e i cosiddetti ritmi circadiani), psicologici (la memoria a breve termine) e sociali (l’interazione con la famiglia e le altre persone) che prevedono di essere attivi di giorno e inattivi di notte. Lavorare di notte sconvolge tutto questo: si verificano più infortuni, dicono le statistiche dell’Inail, si moltiplicano le malattie e gli stati di stress, si fa una vita isolata dal resto della compagine sociale. Un prezzo che molti pagano (volontariamente o meno) pur di sbarcare il lunario. A maggior ragione in questi tempi di crisi.

Probabilmente non fa così male invece lavorare il sabato e la domenica, quando cioè la maggioranza degli italiani si riposa. In questa classifica, secondo i dati elaborati dalla Fondazione Hume, stavolta siamo noi italiani i forzati del sabato su scala europea. Se in media nell’Unione Europea il 22,4% dei lavoratori occupati lavora abitualmente il sabato, in Italia arriviamo addirittura al 30 per cento, battendo di poco i cugini (poverissimi) della Grecia, con il 29,4%. Staccati di un bel po’ seguono i francesi, con il 26,6%, e poi i tedeschi, con il 24,5%. Dalla parte opposto della classifica troviamo ancora una volte Portogallo (7,5%) e Polonia (7,9%), dove oltre alla notte anche il sabato festivo è più che mai sacro e intoccabile.

Il sabato lavoriamo; la domenica in Italia si lavora un po’ di meno. Nel senso che nonostante tutto, evidentemente, i reiterati veti della Chiesa Cattolica Romana in qualche modo hanno frenato le velleità modernizzatrici. La media di chi lavora abitualmente di domenica nei 27 paesi dell’Unione Europea è del 12,2 per cento; l’Italia è lì, con un ragionevole 11,9%. In testa alla classifica ritroviamo i poveri slovacchi, che a quanto pare sono costretti a nottate e domeniche in fabbrica e ufficio: il 20,8 per cento. Dalla parte opposta – e anche questo non può essere un caso, ma un chiaro segnale di un mercato del lavoro diciamo così «tradizionale» – ecco ancora una volta Polonia (3,3 per cento) e Portogallo (4,1 per cento). In questi paesi notte e weekend non si toccano, l’abbiamo capito ormai.

Viene però da chiedersi: complessivamente, ogni settimana, quanto lavoriamo? Se guardiamo i numeri che riguardano soltanto i dipendenti a tempo pieno, beh, noi italiani ce la caveremmo abbastanza a buon mercato. Nel senso che se la media europea è di 40,4 ore settimanali effettivamente lavorate (straordinari compresi), l’Italia è in fondo alla classifica, con sole 38,8 ore. Peggio (o meglio, a seconda dei punti di vista) di noi fanno solo irlandesi e danesi, mentre gli inglesi addirittura lavorano 42,2 ore. Il discorso cambia e non poco considerando gli orari di tutti gli occupati: siamo esattamente nella media europea (37,5 ore contro 37,4 di media). Quelli che lavorano più di tutti sono i valdostani, con 38,4 ore, seguiti di poco da campani e piemontesi; quelli che lavorano meno sono nel giro di pochi decimali (intorno a 36,6 ore) calabresi, sardi, siciliani e laziali. Tornando all’Europa, non si può non notare che quelli che lavorano più di tutti nell’intero Vecchio Continente sono i greci: 42,1 ore, quasi sette più dei tedeschi. Sarà per questo che ai poveri ellenici continueranno a tagliare ancora le buste paga e le ferie…

22 agosto 2012

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