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Cuneo, la guerra dei cormorani. I pescatori contro la specie protetta: abbattiamoli, impediscono il ripopolamento ittico. La Lipu: idea scellerata

Matteo Borgetto. In Norvegia e Danimarca, da dove arriva per svernare ai primi di ottobre, lo considerano un animale portafortuna, addirittura semi-sacro. Nelle vallate del Cuneese i pescatori lo maledicono perché mangia fino a mezzo kg di pesce al giorno: trote, temoli, carpe dai 10 ai 15 centimetri al massimo. E quello che non riesce a ingoiare in un “colpo solo”, lo abbandona sulle sponde, ferito e morente.

Il problema è che il cormorano è specie protetta, ma nella provincia Granda se ne contano più di duemila, stanziali. Intere colonie, nidificano vicino alle zone con più presenza d’acqua e pesce. Il picco massimo tra ottobre e novembre: si fermano finché c’è cibo. Poi si spostano. A febbraio volano a riprodursi nella Francia meridionale, a marzo sono di nuovo qui. Scelgono le Valli Tanaro, Stura, Pesio e Gesso in particolare, tra Valdieri e Entracque, dove la Provincia nel 2013 ha ottenuto dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale), l’autorizzazione ad abbatterne 78. Con un nuovo provvedimento, fino al 2016, le guardie provinciali potranno sparare a 200 cormorani l’anno. «Troppo pochi» secondo i quattrocento soci dell’associazione “Pesca Promotion”, che ha sede a Santo Stefano Belbo e detiene i diritti esclusivi della riserva “Il Gesso della Regina”, 7 km di torrente dove stanno creando un “ruscello vivaio” per reintrodurre la trota marmorata e il temolo padano. «Il cormorano sta distruggendo tutto – spiega il presidente Enrico Gallina – e lo fa nel delicato periodo di riproduzione dei pesci, mettendo a rischio la sopravvivenza delle specie ittiche autoctone. Abbiamo provato con tutti i tipi di dissuasori: mortaretti, nastri a pelo d’acqua, sagome di pescatori e di falchi in volo. Inutile. Se non aumenteranno i permessi di abbattimento, addio pesci».

Se ne parlerà mercoledì in municipio a Valdieri in un incontro con il sindaco Emanuel Parracone. «La valle è infestata di cormorani – dice – e le sei associazioni di pescatori minacciano di cedere i diritti sulle riserve, che valgono oltre 50 mila euro. Sarebbe un grave danno economico per il nostro piccolo paese».

Il dirigente del settore Tutela flora e fauna della Provincia, Paolo Balocco: «Gli abbattimenti riguardano i cormorani migratori, non quelli stanziali, nel territorio di nostra competenza. In valle Gesso, le criticità interessano il Parco naturale Alpi Marittime, dove non possiamo intervenire. Il rischio è che da 200 permessi di abbattimento, si autorizzi una strage di cormorani».

Il responsabile Lipu della riserva naturale di Crava Morozzo, Enrico Rinaldi, ammonisce: «Inutile uccidere 200 cormorani l’anno: libererebbero il posto ad altri 200 migratori. Abbiamo occupato il loro spazio e ora, invece di condividerlo, pretendiamo che se ne vadano?».

La Stampa – 27 ottobre 2014 

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