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Dagli ospedali all’editoria: Rotelli primo socio di Rcs con 16,55%

Con una mossa a sorpresa, Giuseppe Rotelli chiude in anticipo la partita delle minoranze per il rinnovo del board Rcs.

Minoranze per modo di dire, perchè da ieri l’imprenditore della sanità è diventato il primo socio del gruppo che edita il Corriere della Sera con il 16,55%. Il blitz si è consumato sul pacchetto del 5,24% che era in mano ai Toti e per il quale, secondo le voci, ci sarebbe stato anche un interesse da parte dell’imprenditore Tod’s Diego Della Valle. Comprandolo, Rotelli si è garantito da sorprese su chi si sarebbe aggiudicato l’unico posto nel consiglio di Rcs riservato alle minoranze e la presidenza del collegio sindacale.

Entrato nel mondo degli affari nel 1980 e oggi alla testa di una realtà, il gruppo Ospedaliero San Donato, che oggi conta quasi 4mila posti letto in 18 diverse strutture, di cui 17 in Lombardia. L’ingresso nel salotto di via Solferino, tra i soci stabili di Rcs, è del 2006, attraverso la finanziaria di famiglia Pandette con il 5,065% dei diritti di voto; per un posto in cda, però, c’è da aspettare fino al dicembre 2010, dopo le dimissioni di Marco De Luca, entrato in rappresentanza di Pandette occupando il seggio destinato all’azionista di minoranza. Nel 2012, un altro colpo di mano: salva il San Raffaele dal fallimento offrendo 405 milioni di euro.

La Pandette, che fa capo alla famiglia Rotelli, e la Partecipazioni editoriali, che fa capo ai Toti, hanno infatti comunicato di aver sottoscritto ieri un «contratto preliminare di compravendita». La compravendita, si spiega nella nota congiunta, è prevista dopo l’assemblea Rcs del prossimo 2 maggio, «a seguito del perfezionamento di alcuni adempimenti, essendo l’accordo sottoposto alla condizione dell’ottenimento del consenso delle banche finanziatrici del venditore ai sensi della documentazione finanziaria vigente». Le due società, però, hanno già concordato una «pattuizione parasociale immediatamente efficace» che subordina l’esercizio dei diritti di voto di Partecipazioni Editoriali alle istruzioni di Pandette. Al controvalore di 53,7 milioni, il prezzo per azione concordato è di 1,4 euro, pari a circa il doppio delle ultime quotazioni di Borsa (0,759 euro), e molto sotto i circa 4,5 euro pagati ai tempi da Toti per rilevare una parte del pacchetto che era stato accumulato nella tentata scalata da Stefano Ricucci.

Sulle minoranze, dunque, la partita è chiusa perchè a Della Valle, che ha il 5,4% di Rcs ormai svincolato dal patto, non basterebbe neppure l’eventuale appoggio dei Benetton, titolari di una quota del 5,1%, per superare la barriera alzata da Rotelli. Rotelli, che ha sempre dichiarato di credere nell’editoria, di ritenere che il gruppo se ben gestito abbia enormi possibilità di sviluppo, e di considerare il Corriere un “asset” del Paese, a questo punto, da primo azionista, avrà in mano le leve per esercitare un ruolo superiore a quello che gli assegnerebbe la semplice rappresentanza in consiglio. Intanto ha depositato la lista per il rinnovo del cda che lo vede capofila e quella per i sindaci, con in testa l’avvocato Giuseppe Lombardi.

Si riapre insomma uno scenario di colpi di scena. Con il primo singola azionista, Rotelli, fuori dal patto. Con il patto di sindacato, alleggerito ma comunque ancora forte di oltre il 58%, alle prese con la scelta di un nuovo ad al posto di Antonello Perricone: oltre alla candidatura dell’ex chief operating officer di Sky Italia, Laura Cioli, è spuntata quella, dal profilo più finanziario, dell’ex direttore Pirelli ed ex consigliere Rcs Claudio De Conto. E con Diego Della Valle, che ha sbattuto la porta del patto in polemica con il varo della nuova governance, che fino a ieri aveva intenzione di comprare ancora, ma senza fretta. Col flottante ridotto al 12%, da comprare in realtà ormai non c’è più molto, ma Della Valle potrebbe giocare sulle divisioni interne all’azionariato per cercare di coagulare intorno a sè un nuovo blocco in vista della scadenza del patto a settembre dell’anno prossimo. «Non ho nulla da replicare a Della Valle – ha detto ieri il presidente Fiat John Elkann – Il mercato ha approvato il cambiamento e questo è incoraggiante. Adesso dobbiamo trovare un ad all’altezza del compito

ilsole24ore.com – 7 aprile 2012

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