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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Dallo sbarramento al doppio turno. Così l’Italicum spinge a coalizzarsi. Ballottaggio se nessuno arriva al 35%: chi vince prende il 53%
    Notizie ed Approfondimenti

    Dallo sbarramento al doppio turno. Così l’Italicum spinge a coalizzarsi. Ballottaggio se nessuno arriva al 35%: chi vince prende il 53%

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche21 Gennaio 2014Nessun commento6 Minuti di lettura
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    Da ieri si chiama ufficialmente «Italicum», così come lo avevamo ribattezzato subito dopo l’incontro tra il segretario del Pd Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, sabato scorso. In una politica che di neologismi vive da molti anni, Italicum vuol dire — ha spiegato ieri Renzi in direzione Pd — «una nuova legge elettorale che farà nascere una Nuova Repubblica».

    Il disegno di legge sarà presentato oggi in commissione Affari costituzionali alla Camera. E la discussione in Aula a Montecitorio inizierà entro il 27 gennaio, cioè tra una settimana.

    Tempi serrati per l’iter

    Entro il 15 febbraio si conta di depositare i disegni di legge costituzionali di riforma del Senato (che non sarà più elettivo e quindi con una forte riduzione dei costi) e di modifica del Titolo V, cioè quello sulle autonomie locali, sotto accusa per i conflitti tra le istituzioni e lo sperpero di denaro pubblico.

    La legge elettorale viaggerà in ogni caso da sola e dovrà essere fatta subito. Entro maggio. In modo che il Paese possa essere libero di andare a votare — quando verrà il momento — con nuove regole, cioè non con la legge elettorale risultante dalla recente sentenza della Corte costituzionale, un proporzionale puro, con preferenze persino al Senato. Quindi le riforme costituzionali, pur essendo una parte importante del pacchetto messo a punto da Renzi e approvato da Berlusconi, non condizioneranno l’iter della legge elettorale, che in ogni caso si applicherà anche al «vecchio» Senato, cioè quello com’è configurato oggi. Ovviamente, fino a quando il Parlamento approverà la riforma costituzionale dello stesso Senato, che non sarà più elettivo.

    Proporzionale e premio

    La distribuzione dei seggi avverrà su base nazionale con metodo proporzionale, con l’assegnazione di un eventuale premio di maggioranza. Alla lista o alla coalizione di liste che abbiano conseguito il maggior numero di voti e superato il 35% dei consensi viene attribuito un premio di maggioranza pari al massimo al 18% del totale dei seggi in palio. Una lista o una coalizione di liste non può in ogni modo ottenere un numero di seggi superiore al 55% del totale. L’eventuale parte del premio eccedente viene redistribuita fra le altre liste o coalizioni.

    Lo ha spiegato lo stesso Renzi parlando di «un premio di maggioranza che porti al 53% al minimo e al 55% al massimo la coalizione vincente. Abbiamo indicato quel limite perché con la fine del bicameralismo, con la mancanza di un tetto massimo si sarebbe potuto arrivare con il 49% dei seggi a modificare la Costituzione», ha spiegato il segretario del Pd. Perche aggiungendo un premio a due cifre si arriverebbe quasi ai due terzi del Parlamento. Quindi il premio sarà variabile per la coalizione vincente (a partire dal 15%, e sarà tanto meno consistente quanto migliore è il risultato della coalizione vincente).

    Secondo turno: il ballottaggio

    Qualora nessuna lista o coalizione di liste raggiunga la soglia del 35%, è previsto un secondo turno di ballottaggio fra le prime due liste o coalizioni di liste. A differenza della legge per i Comuni, fra il primo e il secondo turno non sono possibili apparentamenti. Alla lista o coalizione di liste che risulta vincitrice viene attribuito un premio di maggioranza pari al 53% del totale dei seggi in palio. I restanti seggi vengono distribuiti proporzionalmente fra tutte le altre liste o coalizioni di liste. Se cioè non si arriva al 35%, soglia fissata per il premio di maggioranza — spiega ancora Renzi — «abbiamo ottenuto un passaggio importante con un ballottaggio secco, non tra due candidati premier, ma tra due coalizioni, tra due simboli o agglomerati di simboli che, senza la possibilità di apparentamento, rigiochino la partita di fronte agli elettori e chi vince quella sfida arriva al 53%». La possibilità di andare al ballottaggio senza apparentamenti successivi renderà più omogenee le coalizioni di partenza che non saranno obbligate a scendere a patti ad ogni costo con le formazioni minori per allargare il bacino di voti della coalizione stessa.

    Tre soglie di sbarramento

    Le soglie di sbarramento sono pari al 12% per le coalizioni, al 5% per le liste coalizzate e all’8% per le liste non coalizzate. Sono introdotti criteri per evitare il fenomeno delle cosiddette «liste civetta». La soglia di sbarramento del 12% per le coalizioni impedirà la formazione di piccoli terzi e quarti poli, i cosiddetti centrini, che nonostante la loro debole consistenza potrebbero altrimenti diventare l’ago della bilancia del futuro Parlamento, seguendo la ben nota politica dei «due forni».

    Liste corte e bloccate

    I seggi vengono distribuiti su circoscrizioni piccole (subprovinciali), in modo che i nominativi dei candidati (4 o 5 per lista) possano essere stampati sulla scheda e quindi riconoscibili per il loro numero ridotto. L’ordine di presentazione in lista vale ai fini dell’attribuzione dei seggi utilizzando criteri che garantiscano il riequilibrio di genere, cioè un’adeguata presenza delle donne in lista.

    Legge elettorale del Senato

    Anche il Senato avrà lo stesso modello elettorale preparato per la Camera, come «clausola di salvaguardia» in attesa della riforma della Camera Alta. Le disposizioni «medio tempore sono applicabili anche per il Senato», si legge nell’allegato alla relazione del segretario che è stata votata dalla direzione del Pd. «Per il Senato sono quindi stabilite le medesime modalità di assegnazione dei seggi, con le stesse percentuali e soglie di sbarramento della Camera», si spiega. «Per garantire l’elezione a base regionale prevista dall’articolo 57 della Costituzione è stabilito un metodo che assicuri l’attribuzione dei seggi e del premio su base interamente regionale: più in generale, l’impianto delle norme per il Senato è analogo a quello per la Camera».

    La riforma costituzionale

    La riforma del Senato deve portare al superamento del bicameralismo perfetto. Il voto di fiducia al governo spetta solo alla Camera dei deputati. Il Senato della Repubblica viene trasformato in Camera delle autonomie, con l’eliminazione dell’elezione diretta dei suoi membri e di ogni forma di indennità. La trasformazione del Senato, che sarà composto da rappresentanti delle autonomie (ad esempio, sindaci di grandi città, presidenti di Regione…) comporterà di fatto una riduzione dei costi della politica.

    La riforma del Titolo V

    È prevista l’eliminazione della materia cosiddetta concorrente tra Stato e Regioni. Ritorneranno di competenza statale alcune materie tra cui: le grandi reti strategiche di trasporto e di navigazione nazionale e relative norme di sicurezza; la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale di energia; i programmi strategici nazionali per il turismo.

    Equiparazioni delle indennità

    Per ragioni di sistema, si segnala anche che contestualmente alla riforma del Titolo V si procederà all’eliminazione dei rimborsi elettorali per i consiglieri regionali e l’equiparazione dell’indennità dei consiglieri regionali a quella del sindaco della città capoluogo di regione. I provvedimenti relativi alle due riforme costituzionali saranno essere presentati — promette Renzi — in Parlamento entro il 15 febbraio.

    M.Antonietta Calabrò – Corriere della Sera – 21 gennaio 2014 

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