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Ddl concorrenza. Alt ai medicinali di fascia C nella Gdo e nella parafamacie, ma in farmacia entrano le società di capitali. Colossi mondiali pronti ad acquistare

Alla fine salta la vendita dei farmaci di fascia C con ricetta fuori dalle farmacie. Ma entrano le società di capitali. Potranno detenere un numero illimitato di farmacie e i soci non dovranno più essere per forza farmacisti. Via anche le norme anche sulle autorizzazioni alle strutture sanitarie private e sull’accreditamento. Guidi: “Non abbiamo toccato il rapporto tra farmacista e cliente”. Lorenzin: “Ricette solo in farmacia vittoria dei pazienti”. Il testo del disegno di legge

Roberto Turno. E alla fine la montagna partorì la tigre. Evitata in extremis la perdita dell’esclusività della vendita dei farmaci C con ricetta a favore anche di parafarmacie e della Gdo, le farmacie private convenzionate col Ssn devono ora guardarsi da un nemico ben più insidioso: le società di capitali, che potranno fare shopping e acquistarle senza limite di licenze – che oggi è di 4 al massimo anche per i singoli – purché a dirigerle ci sia un farmacista. Pur senza aumentare il numero di farmacie, insomma, l’Italia va verso modelli già diffusissimi in Europa. Con contestano il passo indietro sull’ingresso rapido dei loro prodotti sul mercato che non accorcia i brevetti. I farmacisti titolari di Federfarma che brindano amaro alla vittoria sulla conferma dell’esclusività dei farmaci C e che ora temono gli effetti dell’ingresso dei colossi mondiali (e non solo) della distribuzione, quelle merger che già «preoccupano» la categoria. Come preoccupano l’Ordine dei farmacisti: «Si trasformano le farmacie in lavanderie. Di capitali», l’accusa a Renzi. Masticano amaro la Gdo con le Coop e le parafarmacie: «Un’occasione persa per i cittadini, avrebbero risparmiato. Premiato il capitale, non la professionalità». E il Codacons: «Un regalo alla casta dei farmacisti, un danno enorme per i cittadini».

Il mercato in farmacia, secondo i dati di Ims Health, ha chiuso il 2014 con un fatturato totale di 24,8 miliardi (-0,3%), con la classe C con ricetta giù del 2% a quota 2,9 miliardi e +3% in libera vendita. Una chiusura flat che secondo il general manager Sergio Liberatore «ha una valenza positiva se confrontato con la situazione macroeconomica e con i risultati di altri settori». Va da sé che Credifarma, la società che fa credito alle farmacie (sono circa 4.500 le associate su oltre 16mila private) è in grave sofferenza e nel mirino per non essere in regola con Basilea 3. Il che significa una massa non piccola di farmacie che potrebbero presto finire sotto scacco. Non mancano i colossi in campo, come quelli che già hanno in gestione per 99 anni centinaia di farmacie comunali in tutta Italia su 1.600 totali. Gestiscono, non possiedono. Ma ora potrebbero gettarsi nell’affare delle farmacie private, a partire dalla CelesioAdmenta ora sotto la statunitense McKesson. Ma nel mondo ci sono catene come quelle di Walmart o quella guidata dall’italiano Stefano Pessina, mister mille miliardi, il terzo uomo più ricco d’Italia secondo Forbes, fondatore di Alliance Boots, collegata al colosso Wallgreen. Compratori motivati non mancano insomma per le farmacie.

Il Sole 24 Ore – 21 febbraio 2015 

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