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Debito e deficit, la Ue avverte l’Italia. Disavanzo strutturale stabile nel 2015 e in aumento dal 2016. Rischi di procedura d’infrazione

«Ripresa fragile» Bruxelles rivede al ribasso le stime sul Pil: -0,4% quest’anno, +0,6% nel 2015 Il debito calerà solo dal 2016 ma sarà comunque al 132,7%

La Commissione europea ha pubblicato ieri nuove previsioni da cui emergono dubbi sulla politica economica italiana. Il rischio che Bruxelles chieda al governo Renzi nuove misure di risanamento delle finanze pubbliche è reale, tenuto conto che Bruxelles non considera l’attuale situazione «una circostanza eccezionale», ai sensi del Trattato. Sull’Italia pesa la minaccia di una nuova procedura per squilibrio macroeconomico eccessivo.

L’esecutivo comunitario ha avvertito che il disavanzo italiano è destinato a raggiungere quest’anno il 3,0% del prodotto interno lordo. L’esecutivo comunitario – che parla di «fragile ripresa» l’anno prossimo – ha inoltre rivisto al ribasso le stime di crescita per il 2014 e per il 2015. «Dopo una ulteriore contrazione dell’economia nel 2014, l’accelerazione della domanda esterna dovrebbe consentire una fragile ripresa nel 2015», si legge in un rapporto reso pubblico ieri qui a Bruxelles.

La Commissione prevede una contrazione dell’economia i t aliana dello 0,4% quest’anno. La precedente previsione, che risale a maggio, era di una crescita dello 0,6%. La nuova stima è in linea con quella di altre istituzioni internazionali. Nel 2015, Bruxelles prevede invece una crescita dello 0,6% (1,2% in maggio). Sul fronte delle finanze pubbliche, la Commissione europea è pessimista: prevede un deficit del 3,0% del Pil quest’anno e del 2,7% del Pil nel 2015 (in maggio le stime erano 2,6 e 2,2%).

Respingendo l’ipotesi italiana di chiedere attenuanti per gli sforamenti di bilancio, in una conferenza stampa, il nuovo commissario agli affari monetari, Pierre Moscovici, ha spiegato: «Non abbiamo considerato che esistano a livello di zona euro circostanze eccezionali, così come definite dalle regole europee». Ha poi precisato che il risanamento dei conti rimane «una necessità». Bisognerà aspettare l’analisi approfondita della Finanziaria del 2015 per capire se Bruxelles chiederà nuove misure all’Italia.

Moscovici ha insistito sul fatto che è in corso con i paesi «un dialogo costruttivo ed esigente (…) per verificare se le azioni necessarie sono state adottate, se gli sforzi strutturali sono sufficienti e se le riforme sono solide». Dal canto suo, il vice presidente della Commissione Jyrki Katainen, anch’egli presente alla conferenza stampa di ieri, ha detto che le regole sono «relativamente flessibili». Ma ha subito aggiunto, rivolto all’Italia: «Le regole sul debito sono importanti quanto quelle sul deficit».

Nel suo rapporto, Bruxelles lascia intravedere un primo giudizio sul bilancio previsionale italiano, atteso entro fine novembre. Prima di tutto, nota che il deficit strutturale è praticamente stabile tra il 2014 e il 2015. Prevede un leggero calo tra quest’anno e l’anno prossimo (dallo 0,9 allo 0,8% del Pil), e poi tuttavia un nuovo aumento all’1,0% del Pil nel 2016. Le regole europee prevedono una riduzione del disavanzo strutturale di almeno lo 0,5% del Pil per i paesi a debito elevato.

Proprio a questo riguardo, la Commissione europea nota un aumento del debito italiano nel 2014 e nel 2015; un calo solo nel 2016 (sempre comunque al 132,7% del prodotto interno lordo). Il tema è delicato: sul paese pesa la minaccia di una procedura per squilibrio macroeconomico eccessivo, legata a un debito elevato e a una bassa competitività in un contesto nel quale dal 2016 in poi l’Italia sarà chiamata a ridurre il proprio debito di un ventesimo all’anno.

«Si sta discutendo animatamente all’interno della Commissione se chiedere nuove misure all’Italia per il 2015 – spiega un funzionario comunitario –. L’esito dipenderà anche dalle discussioni con Roma in queste settimane». Per ora, l’Italia non può sperare che la grave situazione economica venga considerata una circostanza eccezionale, e quindi una attenuante. La partita dipenderà soprattutto dall’energia con la quale il governo Renzi affronterà i nodi strutturali del tessuto economico italiano.

Il Sole 24 Ore – 5 novembre 2014 

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