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Dichiarazioni precompilate in sordina. Scarsa informazione, solo 500mila contribuenti su 20 milioni hanno chiesto il Pin di accesso

E spunta il rincaro delle tariffe di Caf e professionisti per la polizza assicurativa obbligatoria. La gente non sa che da quest’anno c’è la dichiarazione dei redditi precompilata o al più si aspetta che arrivi a casa, prima o poi (così il premier Renzi ripeteva in tv, fino a qualche tempo fa).

E invece dovrà richiedere pin e password online (con invio di metà pin via posta tradizionale e password di primo accesso poi da sostituire). Oppure fornire la delega a un intermediario. E quando andrà al Caf o dal commercialista rischia di trovare file, caos e soprattutto tariffe più care. Lo dicono i professionisti, alle prese in questi giorni con una campagna di informazioni fai-da-te, dopo averne sollecitato una a livello nazionale che però è partita solo ieri con un sito (https:// info730.agenziaentrate.go v.it/portale), un video su YouTube, un denso vademecum, un numero di telefono attivo dal 15 aprile (ma non verde). A seguire webmail, sms, tutorial.

«Il 730 te lo compila l’Agenzia delle Entrate e, se lo accetti senza modifiche, non dovrai più esibire le ricevute. Il fisco semplice: meno oneri e più certezze», si legge sul sito. Sarà così? «Un cambiamento epocale, ma gestito in tempi troppo stretti, con due conseguenze: ingenerare nei contribuenti false aspettative di semplificazione e destabilizzare le strutture di assistenza », osserva Mirco Mion, presidente Agefis (geometri fiscalisti). Fino a qualche giorno fa le richieste di pin giunte all’Agenzia delle entrate erano appena 500 mila su 20 milioni di dichiarazioni. Si dovrà correre: dal 15 aprile i 730 saranno nel cassetto fiscale digitale, pronti ad essere accettati o integrati dal 1° maggio al 7 luglio. Secondo le previsioni dell’Agenzia il 72% avrà bisogno di interventi: oltre 14 milioni. Mentre il 28%, dunque 5,6 milioni di dichiarazioni, potranno essere spedite così come sono. Numeri molto ottimistici, se si pensa ad esempio che bastano le spese sanitarie per doverci rimettere mano. E poi le dichiarazioni congiunte dei coniugi andranno fatte alla vecchia maniera, niente precompilate.

«Non cambia niente, la grande semplificazione non c’è. Anzi le persone avranno bisogno di più assistenza di prima, perché non è banale farsi la dichiarazione da soli», spiega Valeriano Canepari, coordinatore della Consulta dei Caf. «Moltissimi contribuenti poi hanno detrazioni non contemplate dalla precompilata, come le spese per le ristrutturazioni e risparmio energetico partite lo scorso anno, oltre a quelle sanitarie». Già dalla fine di febbraio, i call center dei Caf fanno decine di migliaia di chiamate al giorno per invitare i contribuenti a prenotare un appuntamento e lasciare la delega (che sarà anche questa tutta online). «Mi aspetto file pazzesche, gli adempimenti sono tutt’altro che semplificati», prevede Mauro Soldini, presidente del Caaf Cgil. «Ma ci impegniamo a ritoccare solo di qualche euro le tariffe, nonostante i costi che esploderanno ». Il problema è la polizza. Il governo vuole che, una volta spedita la precompilata, il contribuente non debba avere più a che fare con il Fisco. Il milione di comunicazioni all’anno (come cartelle e avvisi di accertamento) arriveranno a Caf e commercialisti, obbligati per questo a fornirsi di un’assicurazione più ampia dell’attuale. In caso di “visto di conformità infedele” ai 730 (per errori formali o nel calcolo delle detrazioni) dovranno coprire non solo sanzioni e interessi, come ora, ma anche l’eventuale imposta extra. Lo prevede la nuova normativa. Di conseguenza, si teme il lievitare delle polizze con ricaduta sui cittadini. «Faremo una convenzione nazionale con le assicurazioni, per aiutare i piccoli studi e calmierare i costi», conferma Gerardo Longobardi, presidente dei commercialisti. «Per noi la norma però resta incostituzionale. Se l’errore è già nella precompilata, ne rispondiamo comunque noi. Assurdo». Si prospettano polizze 7-8 volte più care, ma l’Ania (associazione delle assicurazioni) non si è ancora espressa. «Se ci fosse una franchigia di 2.500 euro, come ci hanno prospettato, sarebbe devastante per i Caf», si preoccupa Giovanni Angileri, presidente del Caf Uil. «Ma le nostre sono tariffe sociali e vogliamo che restino tali».

Repubblica – 24 maggio 2015

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