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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Dipendenti pubblici: sono più cari di quelli privati. Bankitalia: chi lavora nell’industria oggi prende meno
    Notizie ed Approfondimenti

    Dipendenti pubblici: sono più cari di quelli privati. Bankitalia: chi lavora nell’industria oggi prende meno

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche11 Giugno 2014Nessun commento3 Minuti di lettura
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    I dipendenti pubblici costano di più di quelli privati. Non vale più il principio delle paghe pia basse che corrispondono al posto di lavoro sicuro.  Sono fiorite analisi e controanalisi sulle parole del Governatore della Banca d’Italia e sulle sue raccomandazioni per la ripresa. Dalla messe delle tabelle della Relazione e dell’appendice, autentica radiografia del paese, sono state estrapolate cifre riguardanti le differenze tra redditi dei dipendenti e dei commercianti o imprenditori e così via.

    Il costo del lavoro del settore industriale manifatturiero è variato da 34.360 euro del 2006 a 43.860 euro del 2013. Quello dei servizi privati a imprese e fami glie ha oscillato da 32.313 a 38.720 euro in nove anni. Quanta gente lavora in questi due settori? Nel 2006 nell’industria lavoravano in 4,7 milioni, precipitati a 3,9 milioni nel 2013. Nei servizi la popolazione attiva è salita da 2,5 a 2,8 milioni. La stessa riga, alla voce Pubblica amministrazione (che comprende ministeri, enti locali, difesa, Inps e Inail) si legge che nel 2006 il costo del lavoro era pari 44.434 euro e nove anni dopo è salito a 52.682 euro. Non c’è stato un solo anno in cui il costo del lavoro della Pa sia stato inferiore a quello dell’industria, mentre sono costantemente superiori a quello dei servizi privati a famiglie e imprese. Quanta gente è impiegata in questi efficientissimi settori? Nella Pa si è scesi da 1,3 milioni del 2006 a 1,27 milioni nove anni dopo. Nell’istruzione si è scesi da 1,54 a 1,38 milioni e nella sanità si è saliti da 1,48 a 1,55 milioni. La situazione non migliora certo se si va a spulciare la riga dei costi del lavoro nelle costruzioni (da 28 a 35 mila euro), o quella dei trasporti e comunicazione (da 36 mila a 42 mila euro in nove anni). In tutti e due i casi il lavoro nella pubblica amministrazione costa di più. Riassumendo: la struttura economica del paese una volta era basata sul concetto del posto pubblico che aveva stipendi scarni ma sicurezza nel posto di lavoro, mentre nel privato si guadagnava bene ma si era più a rischio. Da nove anni a questa parte, per ogni singolo anno, i dipendenti della pubblica amministrazione sono costati fino al 30% in più degli addetti all’industria e dei servizi privati e sono diminuiti in numero solo del 7,7% contro il meno 15% dell’industria. Nella sanità la musica non cambia sostanzialmente, perché il costo medio è quasi uguale ma gli addetti anziché diminuire sono saliti del 4,6%, mentre nell’istruzione c’è stato un -10% di addetti e da due anni a questa parte una discesa del costo sotto al livello dell’industria, da qui le recenti proteste (comprensibili ma non giustificabili) dei professori. Come se ne esce? Utilizzando tre leve. O il costo del lavoro nella pubblica amministrazione scende al livello del privato, o il numero di ore lavorate aumenta, o (a parità di costo per unità) deve raddoppiare il tasso di uscita dal lavoro dei dipendenti. Qualsiasi altra ricetta, nel nome della produttività, è una solenne balla.

    Italia oggi – 11 giugno 2014 

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