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Dirigenti del Ssn in piazza contro i tagli delle manovre

Difendere il Ssn dagli indiscriminati tagli di spesa, la rottamazione dei medici, lo svuotamento e il blocco della contrattazione e la penalizzazione normativa e professionale dei dipendenti del Ssn.

Lo chiedono a gran voce e in maniera unitaria 25 sigle sindacali mediche che questa mattina hanno organizzato una giornata di mobilitazione e di protesta contro i tagli al settore della sanità, che è culminato con un sit-in in piazza davanti a Montecitorio.

«La spirale recessiva in cui è avviata la sanità – spiega il segretario Anaao Costantino Troise – mette a rischio non solo la sostenibilità economica ma anche le sue caratteristiche di equità ed accessibilità. Il sistema è vicino al collasso». Anche per questo il segretario dei medici di famiglia Giacomo Milillo, chiede che «le componenti mediche si siedano attorno ad un tavolo per definire un progetto comune da definire e rivendicare a chi oramai non fa che procedere attraverso tagli indiscriminati».

Al sit in in piazza Montecitorio i medici erano circa mille,’armatì di fischetti e bandiere, hanno invocato «che non si tocchi la sanità». I camici bianchi sono arrivati in piazza a mezzogiorno. «Siamo qui per il taglio di 8 miliardi previsto per il 2013-2014 – dice Massimo Cozza, segretario Fp Cgil medici – che si sommano ai 4 miliardi già tagliati per il 2010-2012, per un totale di 12 miliardi. Questo – conclude – vuol dire mettere in ginocchio il settore».

Una delegazione delle sigle sindacali mediche ha consegnato poi alla segreteria del presidente della Camera, Gianfranco Fini, le oltre 10mila e 200 firme del personale medico che ha aderito alla campagna «cambiamo la
manovra», organizzata da tutte i sindacati medici. L’adesione alla campagna contro la manovra economica è avvenuta via web attraverso il sito www.cambiamolamanovra.it dal 2 settembre al 10 ottobre.

 Costantino Troise (Anaao Assomed)

La manifestazione ha il primo inequivocabile significato di testimoniare che queste categorie professionali ci sono, il sindacalismo della sanità non è scomparso sotto i colpi delle manovre economiche e con il blocco dei CCNL, ed intendono sfidare il Governo su alcune questioni che riguardano il sistema sanitario ed il loro ruolo al suo interno.
Senza dimenticare il dato incontestabile di essere la parte chiamata a pagare il prezzo più alto, a volte da sola, al risanamento dei conti pubblici attraverso modalità plurime, che non si sono limitate a mettere le mani nei nostri camici, ma hanno preteso di modificare le nostre attribuzioni giuridiche. Una duplice entrata a piedi uniti sul tema del conferimento e revoca degli incarichi professionali, di dubbia legittimità costituzionale, ci rende tutti precari dal punto di vista organizzativo ed esposti alle incursioni della politica nella gestione delle nostre carriere. Cambiare la manovra come chiedono oggi, un po’ tardivamente, ma non fuori tempo massimo, molti soggetti, sindacali e politici, vuoI dire chiedere una inversione di tendenza per recuperare le prerogative sindacali, almeno a livello di contrattazione decentrata, che non utilizza fondi pubblici, eliminando il blocco della retribuzione individuale che tanti guasti sta determinando, specie a danno deì colleghi più giovani, grazie alla fantasia esegetica delle Aziende sanitarie. Ma a partire dal credito acquisito grazie al fatto di essere gli unici contribuenti italiani a pagare la propria quota di debito pubblico, vogliamo chiedere al governo di dare soluzione a problemi sul tappeto che minacciano la tenuta del sistema e la dignità delle nostre professioni.
La spinta al pensionamento, spesso anticipato per volontà delle aziende a 59 anni, insieme con il blocco del turnover che sta mettendo in ginocchio intere Regioni compromettendo l’erogazione dei lea, rende il nostro mestiere più pesante, specie nei settori addetti alla emergenza urgenza, e più rischioso per il crescere di aggressioni fisiche e del contenzioso medico legale. Non è accettabile di essere lasciati soli a fronteggiare tali rischi mentre un provvedimento legislativo sul tema, da tutti condivìso, dorme da 2 anni nei cassetti del Senato e le aziende faticano a garantire tutele assicurative adeguate. Né è immaginabile continuare ad operare con una rete ospedaliera pletorica ed inefficiente che evita la definizione di livelli essenziali organizzativi, cioè di quel minimo di personale richiesto per fare di un ospedale un ospedale. La ossessione della riduzione dei costi spinge all’abuso di contratti atipici che alìmentano non solo una giungla di tipologia retributiva ma anche nuove forme di precariato che minano la possibilità stessa di assicurare una continuità terapeutica.
La mitica integrazione ospedale-territorio viene affrontata da un solo lato essendo diventata invisibile la crisi degli ospedali, che stentano a mantenere qualità e quantità delle prestazioni finora erogate, e del loro personale. Ed anche la volontà di modificare un sistema formativo inefficiente si scontra, perdendo, con una serie dì interessi consolidati, di strane unioni tra chi usa e chi è usato. Ed anche sullo sfondo di una crisi epocale l’Università continua a rimanere una variabile indipendente, arroccata in logiche estranee alle attuali necessità del sistema sanitario.

Irrisolto rimane il grande tema dei rapporti dei professionisti con le organizzazioni sanitarie e del loro ruolo dentro le aziende. Condizioni di lavoro più dure si accompagnano ad una irrilevanza sul piano decisionale, ad una riduzione delle competenze professionali a mero fattore di produzione, da controllare e spremere il più possibile, cui impedire anche di contrattare le condizioni del proprio lavoro per evitare di disturbare il manovratore, Compromettendo in questo modo le radici dell’autonomia e della responsabilità che sono alla base della dignità professionale.
Dopo la agonia del ddl sul cosiddetto “governo clinico” tocca a noi recuperare le ragioni dei valori di una professione che non accetta di appiattirsi su logiche estranee alla propria deontologia, essere considerata macchina banale in quanto produttrice di salute, il bene più grande di un individuo, il valore fondamentale in cui una comunità si riconosce.
La spirale recessiva in cui è avviata la sanità mette a rischio non solo la sostenibilità economica, grazie ad un definanziarnento che non garantisce nemmeno la tenuta rispetto alla inflazione, ma anche le sue caratteristiche di equità ed accessibilità. Il sistema è vicino al collasso con liste di attesa che crescono in misura esponenziale e prestazionì negate per mancanza di risorse. Ma fino a quando il management, con la copertura dalle Regioni, utilizzerà queste sole leve non riuscirà a evitare il default e nemmeno a raggiungere l’obiettivo che gli viene assegnato, come il disastro dei contì dimostra.
Le categorie professionali sanitarie, tecniche e amministrative del SSN intendono riprendersi la sanità non per resuscitare vecchie logiche di dominanza, ma per affermarsi come soggetti di politica sanitaria, interlocutori dei decisori per dimostrare di essere parte della soluzione e non del problema, attori di processi che salvaguardino insieme l’esigibilità piena del diritto alla salute dei cittadini, l’esistenza di un Servizio sanitario nazionale e pubblico e la dignità e le competenze delle professioni che operano al suo interno per garantire il rispetto di un dettato costituzionale.
Il processo è, forse, lungo ma non intendiamo rassegnarci a vedere andare a fondo una conquista civile insieme con i valori fondanti il nostro mestiere.

Riccardo Cassi (Cimo Asmd)

La crisi economico-finanziaria che investe tutto il mondo occidentale purtroppo, che pare vada peggiorando e colpisce soprattutto impiego pubblico ed welfare, è una dura realtà con cui dobbiamo confrontarci.
Di conseguenza le manovre italiane di contenimento della spesa non sono sostanzialmente diverse da quelle di altri paesi perché vengono imposte dalla BCE,
Bisogna quindi affrontare la situazione attuale non solo contestando quanto ci colpisce, ma essendo propositivi e protagonisti di un grande cambiamento.
Sappiamo che i tagli imposti alle regioni, anche se non diretti alla Sanità incidono prepotentemente sul nostro settore. Questo comporta la necessità, per non essere spettatori passivi, di essere noi attori dei processi di riorganizzazione, proponendo un “piano di affiancamento sindacale” che ci consenta di intervenire affinché la riorganizzazione risponda a criteri tecnici condivisi e preveda la salvaguardia dei posti di lavoro ed i livelli di qualificazione professionale.
Non possiamo permettere ai politici di far tornare i conti usando le forbici in maniera indifferenziata senza eliminare gli sprechi. Noi vogliamo salvaguardare la nostra professione e continuare a fare il nostro mestiere:
curare le persone. E non possiamo certo curare i cittadini in strutture sottodimensionate e sprovviste di farmaci, macchinari e personale qualificato, costretti ad orari che non consentono un giusto riposo. Noi siamo qui oggi per tutelare la nostra professione e la salute dei cittadini, che consideriamo inscindibili, ed è per questo che chiediamo di voler partecipare attivamente alle scelte regionali in materia sanitaria. Siamo già tartassati da tasse e balzelli vari, hanno bloccato il rinnovo del contratto. Cosa ancora dobbiamo aspettarci?
Sappiamo che le ultime manovre hanno colpito duro, ma il profondo disagio della professione esisteva già prima di quando hanno deciso di bloccare il rinnovo del contratto di categoria e le progressioni di carriera. Un disagio che rimarrebbe inalterato anche se venissero riaperte le trattative oggi. Anzi riaprire le contrattazioni, senza essere riusciti a modifìcare il dlgs Brunetta che ci costringe ad un assurdo contratto con i Dirigenti delle Regioni, ci farebbe correre il rischio di un ulteriore deterioramento delle condizioni del nostro lavoro, non compensato dagli esigui aumenti, sempre a rischio di essere ulteriormente ridotti da aumenti di tasse come già successo in passato. Ricordo che con l’ultimo contratto biennale abbiamo portato a casa 179 euro lordi al mese!
Lo stato di disagio ha invece motivazioni ben più profonda e dura da anni:
Perdita progressiva del proprio ruolo professionale.
Distruzìone di una progressione della carriera, non più basata sul merito, ma sottomessa ad un’ingerenza della politica sempre più invasiva.
– Una precarizzazione che deve trovare soluzione perché non più’ sostenibile,

– Rapporti difficili con le nuove professioni in assenza di chiare regole sulle competenze di ognuno.
– Lavoro sempre più burocratizzato, con un’informatizzazione che per l’insipienza degli amministratori ostacola e ritarda il lavoro medico, invece di esserne un valido aiuto;
– Attacco sempre più’ aggressivo da parte dei mass-media che incrementa un contenzioso che a causa di una legislazione inadeguata crea costi elevati, fa perdere a tranquillità decisionale e favorisce ìl conflitto medico- paziente.
E’ quindi necessario iniziare un percorso di rifondazione della professione medica e delle altre professioni che modifichi radicalmente la situazione attuale iniziando un confronto con le istituzioni in particolare le Regione, che dopo la riforma del titolo V deI 2001 sono il nostro interlocutore principale, ma neì confronti delle quali scontiamo l’assenza di un unico riferimento istituzionale.
Vogliamo che sia riconosciuto alla categoria il ruolo fondamentale di tutela della salute e di diagnosi e cura dei bisogni sanitari dei cittadini, invertendo 15 anni di emargìnazione dai centri decisionali sulle scelte tecniche.
Vogliamo ricostruire un percorso di carriera fondato sui meriti professionali e non sulla lottizzazione politica.
Vogliamo una retribuzione adeguata al ruolo che premi i più bravi.
Vogliamo una riforma della colpa professionale che garantisca al cittadino una rapido risarcimento, ma non colpevolizzi il medico che opera sempre per curare e non per nuocere.
Vogliamo una rapida approvazione della legge sul Rischio clinico che prevenga gli eventi avversi che è dimostrato essere causati quasi sempre da difetti strutturali ed organizzativi, facilmente prevenibili.
Vogliamo una legge sul Governo clinico che valorizzi la nostra competenza e ci consenta di intervenire nelle scelte tecnico-professionali.
Vogliamo una formazione che consenta l’inserimento nel mondo del lavoro di professionisti preparati con gli stessi tempi del resto d’Europa.
Ma per fare questo occorre l’unione di tutti e soprattutto che la categoria si svegli dal torpore ventennale che sembra averla colpita e che ha consentìto la degenerazione del sistema al quale stiamo assistendo, recuperando lo spirito che negli anni ’80 aveva consentito il giusto riconoscimento della professione.
Da oggi, quindi, devono veramente nascere gli Stati Generali della Sanità nei quali i rappresentanti delle categorie oggi presenti costituiscano insieme un progetto di rifondazione globale del Servizìo Sanitario che riguardi i Medici e la dirigenza sanitaria, i dipendenti ed i convenzionati, i pubblici ed i privati.
Se ne avremo la capacità potremo ridare un futuro professionale ai nostri colleghi, rilanciare il SSN e garantire ai cittadini un’assistenza adeguata ed il giusto diritto alla salute in tutto il territorio nazionale.

 Giacomo Milillo (Fimmg)

provvedimenti economici e fiscali adottati negli ultimi mesi colpiscano indifferentemente tutte le categorie mediche. Credo che in questa fase non sia importante cercare le differenze fra la condizione dei convenzionati e quella dei dipendenti, anche se in questa manovra questi ultimi sono stati più duramente colpiti. Potrei elencare i “torti” subiti in più occasioni da tutte le sottocategorie di medici convenzionati, ma sarebbe SOlO una lamentazione e non è questo il momento e l’obiettivo di questa partecipazione.
Si presenteranno e cercheremo altri momenti per confrontarci e chiarirci reciprocamente su come queste manovre economiche ci danneggiano.
Ma purtroppo il problema non è solo questo.
Le manovre economiche sono infatti l’epifenomeno di un atteggiamento del Governo e anche delle Regioni, che tratta i medici non come professionisti, rìspettandone autonomia e responsabilità, ma come manodopera da governare per produrre risparmi economici e utili politici.
Forse anche in sanità si potrebbero fare dei tagli accettabili.., se fossero mirati agli sprechi reali e fossero condivisi!
– Se si intervenisse per mettere i medici nella condizione di risparmiare sulla medicina difensiva;
– se si spostassero le incombenze amministrative dai medici a personale di segreteria e a minor costo unitario;
– se si eliminassero le duplicazioni tecnologiche e organizzative finalizzate alla clientela politica;
– se si mettesse rapidamente mano ad un sistema formativo nato per alimentare luniversità e non per produrre professionisti qualificati;
– se le risorse dedicate alle università fossero date ai formandi favorendo un reddito dignitoso e un immediato inserimento nel mondo sanitario.
– se invece di spingere per decentrare la contrattazione, si rafforzasse quella nazionale lasciando specifici ambiti a quella periferica.
Parlo a nome di tutti i convenzionati quando affermo che di fronte alla confusione che regna nel mondo politicoamministrativo è necessario che tutte le componenti mediche si siedano intorno ad un tavolo per definire un progetto comune da suggerire, e rivendicare, a chi ormai non sa procedere che con tagli indiscriminati e la più evidente improvvisazione.
I convenzionati saranno presenti a quel tavolo e sapranno mobilitarsi per sostenere le sue proposte.

Roberto Lala (Sumai)

Gli specialisti ambulatoriali convenzionati come tutti i medici, veterinari e dirigenti del Ssn sono stufi di subire politiche economiche basate solo su tagli e nuovi oneri, e in cui non si intravede nessuna misura per la crescita e la razionalizzazione del sistema sanitario, che man mano che passa il tempo fatica a rispondere alla domanda di salute crescente.
Hanno bloccato il turn over e il rinnovo di contratti e convenzioni hanno tagliato in tutte le direzioni le risorse per il settore e hanno pure aumentato l’Iva senza dimenticare gli oneri della digitalizzazione tutti sulle nostre spalle. E queste sono solo alcune delle misure che ci hanno toccato e ci toccheranno più direttamente. Il tutto, senza considerare come questo progressivo e indiscriminato depauperamento della sanità pubblica sta facendo aumentare ancora di più l’insoddisfazione dei cittadini che hanno sempre meno fiducia nel Servizio sanitario nazionale. E i contenziosi e le violenze nelle strutture del Ssn sono in aumento costante.
La manifestazione di oggi segue il percorso di mobilitazione iniziato con gli Stati generali della sanità di luglio e proseguirà in ogni modo con altre iniziative fino a che la nostra voce non sarà concretamente ascoltata. Tutto il mondo della sanità sta mostrando grande senso di responsabilità nonostante siano anni che le nostre ricette per curare il Ssn rimangono inascoltate. Ora, però la misura è colma e siamo qui in piazza per gridare forte il nostro no a chi vuole demolire la sanità pubblica italiana.

Aldo Grasselli (FmV)

Oggi a Roma tutte le sigle sindacali della sanità hanno manifestato a Montecitorio per dire tutti insieme: basta tagli alla salute dei cittadini. Basta tagli alla sanità.
Le manovre economiche degli ultimi mesi stanno sgretolando il servizio sanitario delle regioni che non hanno più risorse per assicurare i LEA.
Siamo di fronte al più grave e insensato passo falso della politica – ha dichiarato il presidente di FVM Aldo Grasselli – il governo sta aumentando le tasse ai dipendenti pubblici per mantenere i privilegi di un parlamento di comparse inutili e in ostaggio dei partiti, sta tagliando le prestazioni della sanità pubblica per non intaccare i tesoretti degli evasori fiscali, sta uccidendo le speranze di una intera generazione perché non sa uscire dalla palude con una energica politica di rilancio economico.
Il paese sta aspettando soluzioni e noi sanitari non ci sottraiamo alla nostra parte di sacrifici. Ma non siamo disposti a fare sacrifici per mantenere i privilegi e le impunità dei furbi e dei disonesti. E’ in atto un furto storico, 120 miliardi l’anno che restano nelle tasche degli evasori anziché’ andare a coprire i costi di una sanità efficiente. E’ uno scontro mortale tra chi ruba e chi è derubato. In un paese in crisi tagliare sanità e welfare significa punire ancora una volta i più deboli e impoverire i lavoratori dipendenti tassati alla fonte e alleggeriti nelle pensioni e nelle liquidazioni. Questo è un paese che deve cambiare, semplicemente chiedendo sacrifici a tutti in proporzione ai propri redditi reali e ai propri patrimoni

 Vincenzio Carpino (Aaroi Emac)

Prima negli ospedali avevamo aghi di qualitá, oggi rischiamo di avere aghi
prodotti in Cina. E poi ci sono alcuni ospedali in cui gli aghi proprio non ci sono.

Più che carenza di attrezzature il problema è che c’è un abbassamento della qualitá. Purtroppo questo sta avvenendo non solo nelle Regioni meridionali o alle prese con piani di rientro, ma anche in quelle virtuose come Veneto, Toscana, Piemonte. E’ arrivata l’ora di muoversi. In Italia siamo abituati a protestare quando ci aumentano pochi centesimi per prodotti di poco conto – conclude – ma non diciamo nulla quando ci toccano la sanitá pubblica.

Fabiola Fini (Smi)

L’Emergenza Sanitaria Territoriale-I 18 e la Continuità Assistenziale dicono NO alla Manovra che prevede il blocco del rinnovo dell’Accordo Collettivo Nazionale fino al 2014 e la riduzione del finanziamento al SSN con conseguente ridotto finanziamento alle Regioni.
lI territorio non può più sopportare ulteriori tagli.
Per anni il territorio italiano si è visto promettere piani e risorse per il potenziamento del Sistema dell’emergenza, per l’inquadramento a dirigenza dei medici 118 convenzionati, per la stabilizzazione del precariato, medici che giornalmente operano sul territorio con ì contratti più variegati ed in assenza delle basilari tutele lavorative (tutela della gravidanza e maternità, malattia e diritto al riposo annuale retribuito),
Per anni si è parlato di realizzare sedi di guardia sicure per i medici di continuità assistenziale, che avessero quei requisiti garantiti dalla legge, con questa manovra che succederà? I nostri medici dovranno continuare a stare in sedi per lo più fatiscenti? Senza alcuna sicurezza? Quanti giornali dovremo ancora leggere che riportano la notizia di medici di Continuità Assistenziale o di 118 aggrediti?
E le tutele? Da anni lottiamo per difendere per i medici della Continuità assistenziale e del 118, la tutela alla gravidanza ed alla maternità
Quanto ancora dobbiamo aspettare secondo questa manovra?
L’incremento formativo specifico per il sistema di emergenza e per la Continuità assistenziale, la valorizzazione dell’integrazione ospedale-territorio indispensabile per i medici del territorio e per la salvaguardia del diritto alla salute del cittadino, come si raccorda con il grosso taglio di risorse previsto nella manovra?
No dunque alla manovra, servono risorse al territorio, non tagli.
Diciamo no alla de-medicalizzazione proposta da alcune Regioni in un’ottica errata di risparmio.
Ribadiamo il ruolo fondamentale del medico 118, della Continuità Assistenziale e di tutta la Medicina Generale e la Specialistica ambulatoriale nella sanità pubblica.
Invitiamo tutti i medici italiani, in particolare i giovani medici che spesso percepiscono retribuzioni non consone al loro ruolo, invitiamo tutti i cittadini che vedono in pericolo il loro diritto alla salute, a gridare «INSIEME E CON FORZA: NO ALLA MANOVRA, il SSN NON SI TOCCA!!!»

Ruggero Di Biagi (Ugl medici)

Manifestiamo contro le pesanti penalizzazioni inferte dalla manovra del governo ai medici, veterinari e dirigenti del Servizio sanitario nazionale, chiamati a pagare il prezzo più alto in termini retributivi, previdenziali, normativi e professionali.
Siamo qui per difendere il Servizio sanitario nazionale – spiega il sindacalista – e reclamare, oltre che la stabilizzazione dei posti di lavoro e la difesa della dignità professionale degli operatori, anche la difesa di un sistema salute che garantisce in maniera adeguata la tutela dei cittadini e l’accessibilità per tutti al servizio sanitario a costi ridotti.
I continui tagli depotenziano un sistema che già costa circa 2 punti di pil in meno rispetto alla media europea, portandolo al collasso.
Tra le ragioni della protesta, anche il congelamento della retribuzione, il prolungamento a 5 anni del blocco dei contratti di lavoro e delle convenzioni, lo stop al turn over, il dimezzamento della spesa per la formazione e la minaccia di una mobilità selvaggia e di una ulteriore precarizzazione degli incarichi di lavoro.
Senza dimenticare che si registra un arretramento dei diritti sindacali, portando medici e dirigenti ad essere sempre più preda della politica e dei direttori generali.

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