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In vigore regolamento 56/2013. Tornano farine animali in acquacoltura

A partire dal primo giugno, a distanza di 12 anni dal divieto gli allevamenti ittici possono reintrodurre nell’alimentazione le farine animali. E’ entrato in vigore infatti il Regolamento 56/2013.

L’Unione europea infatti ha autorizzato da giugno di quest’anno l’impiego di proteine animali, derivate da scarti di macelleria, per l’acquacoltura. Dal 2014 invece saranno consentite anche per gli allevamenti di suini e di polli, mentre resta confermato il divieto dell’utilizzo e della provenienza delle farine animali da bovini e ovini, in altre parole i ruminanti.     

Quasi del tutto archiviato dunque il pericolo di nuove contaminazioni, ma la cautela è d’obbligo dopo l’allarme che si creò, soprattutto in Europa, per la Bse, l’encefalopatia spongiforme bovina, che contò 190mila casi accertati nel mondo e 225 morti ufficiali per la variante che attacca l’uomo.     

A gennaio di quest’anno la Commissione europea ha deciso così, con il Regolamento numero 56-2013, di tornare indietro sul divieto, visto che gli scarti di macelleria sono centinaia di migliaia di tonnellate e solo l’acquacoltura è in grado di assorbire un milione di tonnellate di mangime, è questo un settore in piena espanzione. Di qui l’esigenza di natura economica di non sprecare quantitativi così ingenti di scarti animali, a cui si aggiungono anche considerazioni di natura ecologica, in modo da evitare che si accumulino nelle discariche.

Le farine animali si ottengono trattando termicamente ed essiccando i tessuti di scarto della macellazione degli animali come cartilagini, ossa, sangue e organi che generalmente non vengono destinati all’alimentazione umana. Le farine hanno un alto valore nutrizionale, tuttavia i trattamenti termici non scongiurano però il rischio proveniente dall’attivazione dei prioni.     

Attualmente questo tipo di scarti vengono lavorati da aziende specializzate che le trasformano in farine, in parte distrutte attraverso gli inceneritori, in parte destinate all’alimentazione di centrali termiche. Tuttavia tale smaltimento comporta inquinamento ambientale.

3 giugno 2013

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