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Dossier Pfas, Zaia furioso. Ora è un caso politico: basta scaricabarile. Moretti: se il governatore non sapeva allora chi sta governando il Veneto?

È polemica sull’episodio accaduto martedì in giunta che ha visto il presidente Luca Zaia, furioso, accusare gli assessori Luca Coletto (Sanità), Gianpaolo Bottacin (Ambiente) e Giuseppe Pan (Agricoltura) di non averlo tempestivamente informato dell’esito dei lavori della commissione tecnica sulle Pfas guidata dal segretario della Sanità Domenico Mantoan.

Una relazione da brividi, condotta da Arpav, Servizio epidemiologico e Registro nascite tra le province di Padova, Vicenza e Verona, che se da un lato esclude correlazioni tra l’inquinamento da Pfas e l’incidenza dei tumori, dall’altro avverte degli aumenti registrati per una lunga lista di malattie e malformazioni. «Perché non ne sapevo nulla? Perché non sono stato subito informato?» sarebbe sbottato Zaia, anche alla luce dell’esposto presentato contro i tre assessori da Legambiente e comitati in procura a Verona e Vicenza, correlato da roventi articoli di stampa.

«Se davvero Zaia non era stato messo al corrente del dossier, viene da domandarsi preoccupati: chi sta governando il Veneto?» (Alessandra Moretti, Pd). «Zaia non può dire che non ne sapeva nulla. Le opposizioni hanno presentato una decina di interrogazioni e di Pfas se ne è discusso in consiglio» (gruppo «tosiani»). «Zaia era all’oscuro? Chieda le dimissioni di Coletto e Bottacin, solo così la sua sfuriata sarà credibile» (gruppo Cinque Stelle). «Basta scaricabarile, i cittadini chiedono chiarezza e risposte. Mi auguro che Zaia non giochi ancora a nascondino» (Cristina Guarda, lista Moretti).

Ma il punto è: chi avrebbe dovuto aggiornare il governatore della gravità della relazione della commissione tecnica datata 17 novembre (l’incontro fu invece il 21 ottobre)? Secondo gli assessori, la colpa di questa situazione è di Mantoan, che non avrebbe sottolineato loro l’importanza dello studio e avrebbe chiesto lo spostamento o la chiusura della Miteni di Trissino senza fornire nuovi elementi utili a prendere una simile decisione. Mantoan, dal canto suo, rispedisce le accuse ai mittenti, sostenendo di aver fatto la sua parte (le analisi tecniche) e ricordando che tocca alle figure politiche decidere di conseguenza. Nel caso di specie occorrerebbe un provvedimento basato sul Piano Regionale di Tutela delle Acque (la Miteni sorge sopra una falda di ricarica ma va ricordato che sono già stati applicati filtri a protezione dell’acqua). In questo senso aiuta ricordare quanto fu stabilito proprio da Zaia in una giunta del luglio scorso, e cioè che la commissione dei Pfas presieduta da Mantoan sarebbe stata sì composta esclusivamente da tecnici ma avrebbe dovuto informare «immediatamente» gli assessori. Il che, in effetti, è esattamente ciò che è avvenuto, prima che l’intero dossier fosse girato alle procure. (ma. bo.)

IL Corriere del Veneto – 19 gennaio 2019 

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