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È braccio di ferro sulla spesa agricola Ue. Chi chiede revisione

Gestione dell’acqua e salvaguardia dei terreni agricoli nell’ambito della nuova politica europea di sviluppo rurale. I temi all’ordine del giorno del Consiglio informale dei 27 ministri Ue dell’Agricoltura che si è chiuso oggi a Nicosia erano senza dubbio «temi di importanza assoluta», come li ha definiti il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, che ha annunciato la presentazione «in settimana» del progetto di legge per limitare la cementificazione delle aree agricole in Consiglio dei ministri.

Ma le attenzioni e le preoccupazioni delle capitali Ue erano tutte per i risultati del vertice della scorsa settimana che ha di fatto sancito un accordo per limare ulteriormente la spesa agricola Ue nell’ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale 2014-2020.

Braccio di ferro sulla spesa Il partito dei detrattori della Politica agricola Ue che con 60 miliardi annui assorbe ancora il 40% dell’intero bilancio Ue, infatti, non solo non perde colpi, ma si è via via rafforzato. Al tradizionale fronte formato da Regno Unito, Danimarca e Paesi Bassi si sono aggiunti Svezia, Finlandia, Austria e soprattutto Germania. Questi paesi stanno chiedendo una sostanziale revisione al ribasso del progetto di bilancio presentato a novembre dalla Commissione europea. Un braccio di ferro che sta condizionando l’intero negoziato per la riforma della Pac. Anche se dovessero passare le proposte attuali (ipotesi sempre più remota) l’Italia perderebbe quasi un quinto del proprio montante attuale, dunque circa 4 miliardi di sussidi Ue. A ottobre “trilaterale” a Roma con Francia e Spagna A metà ottobre intanto il ministro Catania incontrerà a Roma i ministri dell’Agricoltura francese, Stephane Le Foll, e lo spagnolo Miguel Arias Canete, per concordare una linea comune al tavolo di Bruxelles. La priorità per l’Italia è una modifica dei criteri di riparto dei fondi tra Stati membri proposti dalla Commissione europea, con l’inserimento di parametri diversi dalla mera estensione delle superfici agricole come, a esempio, la Plv e l’occupazione. Un aiuto in questo senso potrebbe arrivare dal prossimo parere vincolante del Parlamento europeo. De Castro: si punta a costruire meccanismi per interventi immediati in caso di prolungate crisi di mercato «Dagli emendamenti ricevuti – ha spiegato il presidente della commissione Agricoltura dell’Europarlamento, Paolo De Castro – emerge con chiarezza una larga corrispondenza sul metodo di lavoro, sul timing e sulle grandi decisioni, in particolar modo sulla convergenza interna degli aiuti, con l’obiettivo prioritario di mitigare gli effetti della volatilità dei mercati.

Anche sulla gestione della crisi e dell’organizzazione dell’offerta è ampiamente condivisa l’ambizione di costruire meccanismi che rendano possibili interventi immediati in caso di prolungate crisi di mercato e che possano riequilibrare i poteri negoziali lungo le filiere. Quello che ci attende nelle prossime settimane – ha concluso De Castro – sarà un lavoro che ci consentirà di formulare proposte capaci di rappresentare una buona base di partenza per la ricerca di un accordo tra Parlamento e Consiglio in tempo utile per rispettare l’appuntamento del 1° gennaio 2014».

Novità anche sulla deregulation dei vigneti Dal Consiglio agricolo informale che si è tenuto a Nicosia nei giorni scorsi è rimbalzata anche un’altra importante notizia che riguarda il settore del vino europeo e in particolare la prevista (nel 2015) liberalizzazione dei diritti di impianto (le licenze che è necessario detenere insieme alla titolarità del vigneto per produrre vino). Una prospettiva che fin dal primo momento è stata contrastata dai produttori italiani preoccupati che ne possa derivare un boom dell’offerta con conseguente crollo dei prezzi.

Gestione della produzione alle organizzazioni interprofessionali Secondo quanto annunciato dal Commissario Ue all’Agricoltura, Dacian Ciolos, Bruxelles sembra intenzionata a fare un deciso passo indietro sul fronte della deregulation dei vigneti. «Non si tratterà però – ha spiegato Ciolos – di un ritorno al vecchio regime ma di un sistema rinnovato, un sistema più efficace e flessibile per regolamentare la produzione. Il punto – ha aggiunto il Commissario Ue – è che non si può pilotare tutto da Bruxelles». In futuro quindi la nuova regolamentazione «potrebbe essere affidata alle organizzazioni interprofessionali soprattutto per quanto riguarda i vini di qualità mentre. Per i vini da tavola potrebbe esserci una maggiore flessibilità Per i vini “da tavola” invece potrebbe essere definita una maggiore flessibilità pur mantenendo però a livello europeo una arete di sicurezza da attivare in caso di crisi». Abbiamo avuto la certezza, ha aggiunto dal canto suo il ministro per le Politiche agricole, Mario Catania, che in futuro ci sarà comunque un regime di controllo sulle superfici piantate a vigneto. Il nuovo quadro di intervento sarà presentato dal direttore generale per l’agricoltura della Commissione Ue, Kosé Silva Rodriguez, nel corso della prossima riunione del Gruppo di Alto livello Ue istituito per affrontare il nodo della liberalizzazione dei vigneti, e che si riunirà in Italia, a Palermo.

ilsole24ore.com – 12 settembre 2012

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