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È l’ora delle migrazioni. La natura dà spettacolo. In questo periodo miliardi di animali si mettono in viaggio affrontano rischi e macinano chilometri per sopravvivere

Vittorio Sabadin. In questo periodo dell’anno, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, miliardi di esseri viventi percorrono migliaia di chilometri per la loro sopravvivenza. Le migrazioni sono uno dei più grandi spettacoli della Natura, e per quanto siano state indagate e studiate, conservano ancora un alone di insondabile mistero.

Lonely Planet ha pubblicato in un volumetto, «You Only Live Once» («Si vive solo una volta»), una mappa con le migrazioni più importanti della Terra, uno spettacolo che sfugge a chiunque viva in città, e che viene distrattamente sfiorato solo quando, passando da un canale all’altro della tv, si imbatte in un documentario.

Rischi e vantaggi

Tutti concordano nel dire che lo spostamento di animali più straordinario nella sua bellezza e tragicità è quello degli gnu, che dopo avere passato l’inverno a Sud della piana del Serengeti si muovono verso Nord ad aprile, percorrendo un grande cerchio in senso orario e seguendo la pioggia che fa crescere l’erba. Centinaia di migliaia di gnu si spostano insieme, seguiti da quasi altrettante zebre, gazzelle e da ogni tipo di predatore, pronto a cibarsi dei capi che restano isolati. A giugno arrivano ai guadi del Grumeti e del Mara, dove da giorni li attendono migliaia di coccodrilli e avvoltoi. Gli gnu si radunano sulla riva, poi il più coraggioso salta nel fiume, seguito da tutti gli altri in uno dei più crudeli spettacoli che la Natura possa offrire.

Gli scienziati sono arrivati da tempo alla conclusione che i rischi delle migrazioni sono ampiamente compensati dai vantaggi. Nel corso del viaggio molti esemplari muoiono a causa della mancanza di cibo, di difficoltà nell’orientamento e dell’assalto dei predatori, tra i quali l’uomo è uno dei più efficienti. Ma, dopo avere lasciato i rifugi invernali del Sud, vale sempre la pena di percorrere migliaia di chilometri per raggiungere spazi liberi e ricchi di cibo al Nord, dove è possibile nidificare e riprodursi in una relativa sicurezza.

In volo e sull’acqua

Le rondini partono dall’Africa Sub Sahariana volando per sei settimane e percorrendo circa 320 km al giorno, per allietare in aprile e marzo le serate di chi vive in campagna in Europa. In questo periodo, si levano in volo anche le oche «calve» indiane, i migratori che volano più in alto di tutti: superano la catena montuosa dell’Himalaya dirette alle pianure della Mongolia salendo a quasi 7000 metri, resistendo al gelo e alla mancanza di ossigeno grazie a una particolare tecnica di iperventilazione. E chissà chi guida 500 mila caribù per quasi 1000 km verso la tundra artica che a maggio si riempirà di erba, con le femmine che partono per prime, per poter partorire nel luogo di destinazione, più ricco di cibo. La più grande migrazione di mammiferi è quella dei pipistrelli del Congo: otto milioni di esemplari passano il confine con lo Zambia per distruggere i frutti di bosco e tutto il mango del parco di Kasanka.

L’orientamento

Nessuno sa con precisione come gli animali riescano ad orientarsi nei lunghi viaggi. L’esempio delle tartarughe marine è il più stupefacente, perché percorrono più di 10 mila chilometri nel Pacifico, dirette alle coste della California, riuscendo a compensare la deriva causata dalle correnti meglio di qualunque esperto marinaio. Le tartarughe verdi che depongono le uova nell’isola di Ascensione nuotano dalla costa del Brasile «appena» per 2000 chilometri, ma un errore di soli 5 gradi nella rotta le porterebbe a 80 chilometri di distanza dall’obiettivo. Alcuni ricercatori hanno provato a immergerne una a decine di miglia a Nord dell’isola, e un’altra a Sud. Quella a Nord ha raggiunto Ascensione, quella a Sud ha girovagato per un po’ e poi è tornata in Brasile. Un mistero che nessuno è riuscito a districare.

La balena grigia comincia ora il suo viaggio di 18.000 km verso Nord, lasciando le acque calde del Messico per il Mare Artico, dove potrà consumare una tonnellata di plancton e molluschi al giorno; le megattere abbandonano il gelo dell’Antartide e si muovono sicure verso il Nord dell’Australia, cantando felici e stordendo i branchi di pesci con l’emissione di bolle d’aria.

Nello studio di Lonely Planet manca solo una specie migratoria, quella umana, che mai ha smesso di spostarsi in massa nel corso della Storia, correndo gli stessi rischi e subendo analoghe tragedie. Alla ricerca, proprio come tutti gli altri animali, di sicurezza per la prole, di cibo e di un posto migliore dove vivere.

La Stampa – 10 febbraio 2015 

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