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«È maschio? È buono? Si fa toccare?». Le domande di tutti davanti a un cane.  L’esperimento di un fotografo e le nostre frasi tipiche. «Ma solo pochi si lamentano»

di Agostino Gramigna, dal Corriere della Sera. In un ipotetico manuale del tipo, cani istruzioni per l’uso (e relativa gestione), una regola fondamentale potrebbe esser quella di non dare per scontato che tutto fili liscio con qualsiasi animale. A sentire i padroni invece pare che non sia affatto così. Soprattutto quando un cane diventa oggetto di attenzione e incrocia lo sguardo dei passanti. In questi casi i gesti, le domande, le reazioni tendono a ripetersi. E tutto è scontato

Paolo Carlini è un fotografo milanese, possiede un Bovaro del Bernese, a pelo lungo, originario delle campagne centrali della Svizzera, che ama e che porta quotidianamente in giro per la città. Al rapporto uomo-cane ha dedicato pure un libro fotografico. Così di recente sui social ha postato un testo, una sorta di mini riassunto dell’effetto che fa il cane per strada. Non si aspettava, dice, tanto interesse. Precisa. «Si tratta di un gioco, niente di scientifico. Mi sono divertito a lanciare una piccola provocazione per capire se ad altri capita la stessa cosa» (da una signora che ha un Dalmata femmina che porta con sé sul tram ha appreso: su 100 persone, 70 sorridono, 28 lo accarezzano e due la rimproverano per averlo fatto salire sul mezzo).

Frasi dure a parte, («ma tenga lontano quell’animale e pulisca i marciapiedi che sono uno schifo»), le reazioni per strada sono positive. Ma identiche. Spesso Paolo alza gli occhi al cielo, come per dire: ancora? «So come la gente si pone davanti ad un cane. Potrei uscire con un cartello con impresse risposte già predefinite». Più o meno queste: «Si, è una femmina, no, non è un maschio, si chiama Milka, certo che i bambini possono accarezzarlo, è buono, anzi buonissimo, la brioche? meglio di no, non è grasso ha solo tanto pelo, non è affatto magro…».

Milano è una città particolare dove pare ci siano più cani che bambini. Si calcola un numero tra 90 mila e 120 mila esemplari. Per questo è molto facile incontrare persone interessate all’argomento (canino) e pronte a reagire. «In Svizzera, dove vado spesso per lavoro, devo dire che non mi fanno domande sul mio cane».

Come quella fatidica e immancabile sul sesso: è femmina? «Non sono un esperto ma so che ci sono diverse teorie sulla compatibilità dei cani dello stesso sesso che appassionano i padroni». Idem per l’alimentazione. Qui entra in scena l’esperto presunto, quello che ferma Paolo per avvisarlo: «È troppo magro, ma non vede che ha fame, posso dargli da mangiare?». «Questo succede spesso quando Milka punta la brioche o il panino di qualcuno. Ma lo fanno tutti i cani». C’è solo una cosa che lo innervosisce: quando gli dicono che Milka è grassa. «Ma no, è il pelo folto…»

Il Corriere della Sera – 12 marzo 2017

 

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