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È morta Tina Anselmi, una splendida donna italiana. Con lei ministro della Sanità è nato il Ssn. Grasselli: un esempio di integrità e concretezza politica al servizio dei più deboli

La sua vita è stato un susseguirsi di impegni straordinari: al servizio della libertà e dell’antifascismo come giovanissima staffetta partigiana, dei valori di uguaglianza e solidarietà sanciti dalla nostra Carta Costituzionale come sindacalista e madre della legge sulle pari opportunità. A lei, prima donna Ministro della sanità, dobbiamo la riforma che introdusse il Servizio sanitario nazionale nel 1978, nonostante quello fosse uno dei periodi più bui della Repubblica. 

Per tutti noi – ha dichiarato il Presidente di Federazione Veterinari e Medici  Aldo Grasselli – Tina Anselmi sarà sempre un esempio di rettitudine, di integrità e di concretezza politica al servizio dei più deboli.

Per tre volte sottosegretaria al ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, dal 29 luglio 1976 è Ministro del lavoro e della previdenza sociale nel governo Andreotti III: un fatto storico, perché l’Anselmi diventa la prima donna ministro in Italia.

Dopo quest’esperienza è anche Ministro della sanità (dall’11 marzo 1978 al 4 agosto 1979) nei governi Andreotti IV e V. È fra i principali autori della riforma che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale. Ma anche la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza e la tutela della maternità e la legge 180 che chiuse i manicomi anch’esse approvate nel 1978.

La biografia

Tina Anselmi nasce a Castelfranco Veneto in una famiglia cattolica: il padre è un aiuto farmacista di idee socialiste e fu per questo perseguitato dai fascisti; la madre è casalinga e gestisce un’osteria assieme alla nonna.

Frequenta il ginnasio nella città natale, quindi l’istituto magistrale a Bassano del Grappa. È qui che, il 26 settembre 1944, i nazifascisti costringono lei e altri studenti ad assistere all’impiccagione di trentuno prigionieri per rappresaglia: decide così di prender parte attivamente alla Resistenza. Con il nome di battaglia di “Gabriella” diventa staffetta della brigata Cesare Battisti al comando di Gino Sartor, quindi passa al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà. Frattanto, nel dicembre dello stesso 1944, s’iscrive alla Democrazia Cristiana e partecipa attivamente alla vita del partito.

Dopo la Seconda guerra mondiale si laurea in Lettere all’Università Cattolica di Milano, divenendo poi insegnante elementare. Nello stesso periodo è impegnata nell’attività sindacale in seno alla CGIL e poi, dalla sua fondazione nel 1950, alla CISL: è dirigente del sindacato dei tessili dal 1945 al 1948 e del sindacato degli insegnanti elementari dal 1948 al 1955.

Dal 1958 al 1964 è incaricata nazionale dei giovani nella DC. Nel 1963 è eletta componente del comitato direttivo dell’Unione europea femminile, di cui diventa vicepresidente nello stesso anno.

Nel 1959 entra nel consiglio nazionale dello Scudo Crociato, ed è deputata dal 1968 al 1992, eletta sempre nella circoscrizione Venezia-Treviso: nel corso del suo lungo mandato parlamentare ha fatto parte delle commissioni Lavoro e previdenza sociale, Igiene e sanità, Affari sociali. Si occupa molto dei problemi della famiglia e della donna: si deve a lei la legge sulle pari opportunità

Per tre volte sottosegretaria al ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, dal 29 luglio 1976 è Ministro del lavoro e della previdenza sociale nel governo Andreotti III: un fatto storico, perché l’Anselmi diventa la prima donna ministro in Italia. Dopo quest’esperienza è anche Ministro della sanità nei governi Andreotti IV e V. È fra i principali autori della riforma che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale.

Durante il suo dicastero furono anche approvate altre due leggi fondamentali per la sanità italiana: la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza e la tutela della maternità e la legge 180 che chiuse i manicomi, ambedue varate nel 1978.

Nel 1981, nel corso della VIII legislatura, è nominata presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2, che termina i lavori nel 1985.

Nel 2004 ha promosso la pubblicazione di un libro intitolato Tra città di Dio e città dell’uomo. Donne cattoliche nella Resistenza veneta, di cui ha scritto l’introduzione e un saggio.

È stata più volte presa in considerazione da politici e società civile per la carica di Presidente della Repubblica: nel 1992 fu il settimanale Cuore a sostenerne la candidatura e il gruppo parlamentare La Rete a votarla, mentre nel 2006 un gruppo di blogger l’ha sostenuta attraverso una campagna mediatica che prendeva le mosse dal blog “Tina Anselmi al Quirinale”.

Nel 2009 ha ricevuto il “Premio Articolo 3” per il 2008 come “riconoscimento all’attività svolta durante tutta una vita spesa – anche a rischio della medesima – al servizio della libertà e dei valori di uguaglianza sanciti proprio dall’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale. Questo ricordando in particolare l’attività dell’onorevole Anselmi come giovanissima staffetta partigiana, di sindacalista, di madre della legge sulle pari opportunità, di ministro, di principale autrice della riforma che introdusse il Servizio sanitario nazionale e di guida esemplare della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia P2”.

2 novembre 2016 

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