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Morto conte Giannino Marzotto, industriale, sportivo e galantuomo

Mancherà ai veneti la figura di uomo, imprenditore, sportivo e soprattutto di galantuomo di Giannino Marzotto. Aveva 84 anni. Si è spento sabato mattina all’ospedale di Padova.

1a1a1_1giannino_marzotto65651_128693_resize_253Il Conte, noto ai più per le sue avventurose partecipazioni alle Mille Miglia, si è spento all’ospedale di Padova ieri mattina. Era ricoverato da sette mesi a causa di un tumore che fino a un mese fa gli toglieva le forze fisiche, ma non sicuramente quelle mentali, né la voglia di fare e di dare che lo contraddistinguevano. Era nato venerdì 13 aprile 1928 alle 17 in quella Valdagno che è sinonimo ancora oggi del cognome che portava. Quartogenito del conte Gaetano, industriale tessile, era fratello di Vittorio, Domenico, Umberto, Paolo e Pietro e, come in tutte le dinastie, agonismo e antagonismo si imparano presto confrontandosi tra fratelli e antenati. Le gare iniziarono già nel garage di Valdagno, dove nel ’48 c’erano due Aprilia e quattro fratelli. Le coppie vennero scelte da sé: contro chi voleva correre Paolo? Contro Giannino, naturalmente, e scese di stare con Vittorio…

Ma il suo spirito vincente lo portò dapprima a confrontarsi con gli studi: dopo la maturità conseguita al liceo classico Tito Livio di Roma, nel 1946 si iscrisse a Medicina: «incompatibile con un mio personale rifiuto al sangue… io svenivo. Mi accontentai quindi di apprendere la morfologia dell’uomo, la forza della natura, nonché l’incidenza di taluni farmaci principali. Queste nozioni, assieme a quelle acquisite quale principiante macellaio, mi furono sufficienti a proteggere la mia vita dai bisturi facili e dall’eccesso di medicinali», ha scritto nella sua biografia, quasi presago di un destino ineluttabile al quale ha dovuto però soccombere. Nel 1950, si laureò a Roma invece in Giurisprudenza con 110, laurea che gli servì poi per prendere il comando della “Manifattura Lane G. Marzotto&F. Spa”, dove era già entrato nel 1946, in quel “momento della responsabilità”, a fianco del padre, che lo nominò direttore centrale nel 1953 e consigliere delegato nel ’56.

Nel ’58 era già vice presidente e dieci anni dopo presidente. Rassegnò le dimissioni nel 1969 “dopo 80 giorni di occupazione violenta delle fabbriche”. Successivamente, contribuì a rilanciare la “Necchi spa” di Pavia, di cui fu vicepresidente. Mecenate e uomo di grande fascino e cultura, per i 150 anni dell’Unità d’Italia istituì il Premio “Gaetano Marzotto” (400 mila euro di montepremi per gli imprenditori del futuro), stimolando giovani e imprenditori con l’idea che «non è importante l’area di applicazione imprenditoriale, è importante la visione e la forza progettuale della loro innovazione». Il Conte Giannino, che superstizioso non poteva certo essere, visto la kabala legata alla sua nascita, a ventidue anni, vinse la 17a edizione della Mille Miglia su una Ferrari con Marco Crosara. Quell’edizione venne definita “in doppiopetto”, perché il conte Giannino si prersentò al via, e al volante, in giacca, camicia e cravatta. Sempre con Crosara, vinse anche l’edizione del ’53. La sua passione per le auto era fortissima: Enzo Ferrari costruì apposta per lui la Ferrari “uovo” per la sua particolare aerodinamica. Partecipò a sedici gare importanti e ne vinse cinque: in quegli anni era più famoso come pilota da corsa che come imprenditore.

Lascia la moglie Tamara e le figlie Margherita, Cristiana e Rori che gli hanno dato 5 nipoti; 19 sono invece quelli che lo chiamano zio. «Ai miei nipoti più grandi dico che la vita ha due confini: la fatica e la noia. Consiglio loro di buttarsi dalla parte della fatica, perché con un buon sonno si rimedia», scriveva.Uno dei suoi motti era «fa il tuo dovere perché è il tuo dovere», mentre il suo agnostico pensiero sulla morte era questo: «ho stabilito di pensarci verso il 2020 per quanto dico di andare verso i cent’anni, anche se non sono sicuro di arrivarci. Poi, la morte propria è un problema per gli altri, non per sé stessi. Quindi alla mia morte è meglio che pensino gli altri. Per il resto è un semplice fatto fisiologico, la mia paura della morte è una pura paura fisica, non concettuale». Per lui, la sua famiglia organizzerà, come era suo volere, un ricevimento funebre nella sua amata Villa Trissino a Trissino (Vicenza), dove era anfitrione e ospite impareggiabile. Qui, martedì prossimo, i familiari riceveranno dalle 15 alle 19 tutti coloro vorranno salutarlo, magari alzando un calice alla sua memoria, come lui desiderava.

Il Mattino di Padova – 15 luglio 2012

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