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E’ morto Umberto Veronesi, l’oncologo pioniere. Carismatico e autorevole, sempre attento al paziente, fu anche ministro della Sanità

«Io sono diventato laico anche perché ho scelto di non liberarmi delle mie responsabilità individuali». Così scriveva Umberto Veronesi, scomparso ieri a venti giorni dal 91° compleanno, nel libro a sfondo autobiografico “L’ombra e la luce. La mia lotta contro il male”.

Oncologo chirurgo di fama internazionale, e figura simbolica di una medicina umana, cioè attenta alla persona malata in quanto razionale, in quel libro egli usava sapientemente pluralità semantica del termine “male”, spiegando come – nel dedicare la vita alla lotta contro il male fisico per antonomasia, cioè il cancro e le sofferenze che esso procura al corpo e alla psicologia della persona –, egli di fatto ha sempre cercato, concretamente e non brandendo illusioni, di aiutare le persone nella ricerca del bene.

I risultati che ha ottenuto nel corso della sua lunga carriera sono sotto gli occhi di tutti. Dalla pratica clinica quotidiana come chirurgo che ha avuto il merito di introdurre in Italia le più avanzate tecniche in grado di garantire allo stesso tempo efficacia di trattamento e qualità della vita, per esempio nel caso della quadrectomia come chirurgia conservativa per il cancro del seno, alla creazione di alcuni tra i più importanti istituti italiani per curare e studiare il cancro. Senza dimenticare che quando fu ministro della Sanità, promosse l’introduzione di una legge sulla terapia antidolore per facilitare la prescrizione e l’uso degli oppiacei per i malati terminali.

Laureatosi in medicina nel 1952, dopo alcuni soggiorni di perfezionamento all’estero entrava all’Istituto italiano dei tumori, del quale diventava direttore nel 1975 per rimanervi in carica fino al 1994. Nel 1965 aveva partecipato alla fondazione dell’Airc, nel 1982 fondava la Scuola europea di oncologia e dal 1985 al 1988 presideva l’Organizzazione europea per la ricerca e la cura del cancro. Nel 1993 era nominato dal ministro della Sanità nella commissione nazionale che doveva redigere il piano di lotta contro le malattie tumorali. Nel frattempo, era il 1992, fondava l’Istituto europeo di oncologia, di cui è stato direttore scientifico dal 1994 al 2000 e quindi, 2001 al 2014. Nel 2003 ha creato e quindi a lungo presieduto la Fondazione Umberto Veronesi per il progresso delle scienze, e con lo scopo di promuovere sia la ricerca scientifica sia la diffusione della cultura scientifica. Nel 2009 la Fondazione avviava il progetto Science for peace per combattere le cause che sono alla radice dei conflitti e delle diseguaglianze umane attraverso un approccio scientifico.

Nel 2000 fu nominato ministro della Sanità nel secondo governo Amato e restò in carica fino all’11 giugno 2001. Oltre che nel promuovere l’uso di oppiacei in medicina, la sua gestione della sanità si è caratterizzata per l’introduzione di una legge antifumo e per un’attenzione culturale alle frontiere della ricerca sulle cellule staminali embrionali. Dal 2008 al 2011 è stato senatore del Parlamento italiano eletto con il Partito democratico.

La sua presenza sulla scena politica e culturale italiana è stata costante ed egli si è pronunciato su tutte le questioni eticamente controverse che hanno riguardato gli avanzamenti della medicina, e l’ampliamento delle libertà di scelta personali. Ha sostenuto tutte le battaglie per rendere possibile anche in Italia l’uso delle più avanzate tecniche della medicina riproduttiva e per sviluppare le applicazioni delle tecnologie genomiche alla ricerca e all’innovazione terapeutica. Era favorevole all’eutanasia e alle direttive anticipate di trattamento e ha contribuito in modo significativo a diffondere nel Paese una percezione laica e responsabile del morire. Le sue posizioni non erano esenti da contraddizioni, come nel caso della sua contrarietà alla sperimentazione animale, basata su ragioni filosofiche però, cioè senza mai sostenere che la sperimentazione animale non era mai servita in medicina e non serviva. Anche la sua battaglia per un’alimentazione vegetariana aveva elementi contraddittori.

Ma non ci sono dubbi che nessuna figura pubblica recente ha incarnato il carisma e l’autorevolezza che tutti gli strati sociali e culturali della popolazione hanno riconosciuto, sotto le più diverse forme, a Veronesi negli ultimi decenni. Un seguito che Veronesi non ha cercato solleticando le paure e gli irrazionalismi, ma criticando apertamente le legislazioni proibizioniste in materia di droghe, difendendo l’eutanasia attiva sempre nel nome della libertà individuale di autodeterminarsi e della dignità della persona, affermando il valore culturale e liberale superiore della scienza contro gli oscurantismi delle medicine alternative e delle pratiche esoteriche, diffondendo i dati scientifici che parlano chiaramente a favore della sicurezza e dell’utilità degli Ogm e del nucleare.

Gilberto Corbellini – Il Sole 24 Ore – 9 novembre 2016 

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