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Redditi manager pubblici, il capo della polizia Manganelli in testa

Arriva la classifica dei manager: secondo il ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio, terzo Ionta, capo del dipartimento amministrazione penitenziaria. L’elenco non è esaustivo perché non tiene conto di doppi incarichi

Il ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi ha consegnato alle Commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera l’elenco dei manager dello Stato pagati oltre 294mila euro lordi l’anno.

Il capo della Polizia, Antonio Manganelli è il dirigente pubblico con la retribuzione più alta. Il solo che supera i 600mila euro, arrivando a 621.253,75 euro. È quindi in testa alla classifica dei dati forniti dal ministro della semplificazione e Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, alle commissioni Affari costituzionali che stanno valutando il Dpcm per la fissazione del tetto agli stipendi dei manager pubblici (non sono stati resi noti i dati relativi alle società partecipate). Il ministro ha specificato che la classifica prende in considerazione solo gli stipendi legati all’incarico e non il reddito complessivo dei singoli.

Posto d’onore a Canzio
Posto d’onore, ma con largo margine, per il Ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio, che arriva a 562,331,86 euro. Sul podio anche il capo dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, terzo con 543.954,42 euro. Giovanni Pitruzzella, ai vertici dell’Antitrust, ha incassato lo scorso anno 475.643,38 euro. Cifra simile a quella del presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò: 475.643 euro. Stessa cifra di Guido Bortoni, presidente dell’Authority per l’energia.

Il segretario generale della Farnesina oltre i 410mila euro
Il segretario generale della Farnesina, Giampiero Massolo è a quota 412.560 euro. Il direttore dell’agenzia delle Entrate Attilio Befera è a quota 304mila euro (al 24 giugno 2011). Consistenti anche gli stipendi riconosciuti al capo di Gabinetto del ministero dell’Economia (536.906,98 euro) ed al Ragioniere generale dello Stato (562.331,86 euro). Trasparenza, atto secondo: dopo i ministri, i manager pubblici. Il momento della verità, per conoscere quanto i guadagni dei vertici della Pa superano i 293mila euro riconosciuti al I° presidente della Cassazione, alle 15, quando il ministro della Funzione pubblica ha presentato alle commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro della Camera la lista con i redditi “over the top” di chi guida la macchina pubblica.

Lista richiesta dal Parlamento
La lista dei manager pubblici che attualmente percepiscono redditi superiori ai 293.658, 19 euro – da una singola fonte o come sommatoria di compensi diversi attribuiti a vario titolo – era stata richiesta dalla Funzione pubblica a tutte le Pubbliche amministrazioni, con esclusione di Regioni e Comuni, su sollecitazione delle due commissioni impegnate nell’aseme del Dpcm che definisce proprio il limite massimo riferito al trattamento economico annuo onnicomprensivo per i pubblici dipendenti. In attuazione del Dl “Salva Italia” (legge n. 214/2011).

Obbligo del “Salva Italia”
Aggiornata anche in queste ore, la lista mette insieme le informazioni – «trasmesse con uno spirito di grande collaborazione», fanno sapere alla Funzione pubblica – provenienti soprattutto da ministeri e Agenzie, a cominciare da Difesa, Interni, Economia, Giustizia e Agenzia delle Entrate. Il termine per la consegna al ministro, inizialmente fissato a martedì scorso, è stato spostato ad oggi proprio per permettere una maggiore completezza, scadenza rafforzata da una circolare alle amministrazioni per ricordare proprio gli obblighi imposti dal “Salva Italia”.

Manca il cumulo con altri incarichi
L’elenco con i guadagni dei top manager è comunque uun bilancio parziale dei loro introti, in quanto riguarda solo le retribuzioni erogate dagli enti e dalla amministrazioni indicate e non comprende il cumulo di altri incarichi. Uscendo dalla seduta delle commissioni Affari costituzionali e Lavoro, il ministro ha sottolineato come «la lista rappresenta solo il primo passo, perché le retribuzioni indicate non tengono conto del cumulo di altri incarichi». In particolare, «non ci sono i benefit perchè noi abbiamo chiesto la retribuzione da contratto. Le aggiunte, i cumuli dei vari comopensi, allo stato attaule non li abbiamo ancora e cercheremo di averle. Però nello schema del decreto c’è un articolo che prevede una dichiarazione annuale del dipendente all’amministrazione di appartenenza degli incarichi e delle relative retribuzioni presso altre amministrazione».

Come ha stabilito il decreto salva Italia approvato a dicembre dal governo, le loro retribuzioni dovranno essere adeguate a quella cifra, pari allo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione. Questo primo elenco contiene una sessantina di nomi che supera l’asticella dei 294mila euro. Ma non è completamente esaustivo: come spiega il ministro, non tiene infatti conto dei cumuli di cariche.

ilsole24ore.com – 23 febbraio 2012

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