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Ecco perché il vaiolo delle scimmie cambierà nome. Si chiamerà ‘mpox’ come suggerito dall’OMS. L’obiettivo? Ridurre lo stigma. Perché (si sa) le parole sono importanti.

Giorni (o meglio mesi) contati per il nome Vaiolo delle scimmie, in inglese Monkeypox. L’OMS, infatti, suggerisce una nuova denominazione da usare universalmente: mpox. Più neutra e in linea con le migliori pratiche redatte nel 2015 dalla stessa Organizzazione mondiale, insieme a OIE e FAO. Nel documento si consiglia infatti di adottare per le malattie dei termini che riducano al minimo l’impatto negativo sul commercio, i viaggi, il turismo o il benessere degli animali e che non siano uno stigma per gruppi culturali, sociali, nazionali, regionali, professionali o etnici.   Il nome Vaiolo delle scimmie (Monkeypox) fu utilizzato per la prima volta nel 1970 (dopo essere stato scoperto nel 1958) ed è stato tramandato nel tempo. Con l’esplosione dei nuovi focolai, quest’anno, il termine è tornato in auge, ma numerose sono state le lamentale inoltrate all’OMS da chi lo riteneva lesivo ed offensivo. Così, l’Organizzazione mondiale, cui spetta l’assegnazione di nomi a malattie nuove e, in via del tutto eccezionale, a malattie esistenti ai sensi della Classificazione internazionale delle malattie (ICD) ha scelto, previa consultazione, di modificarlo. Come spiegato da Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS, mpox diventerà il termine preferito, dopo un periodo di transizione di un anno e sarà incluso nell’ICD-10 online nei prossimi giorni.

Farà parte della versione ufficiale del 2023 di ICD-11, che è l’attuale standard globale per i dati sanitari, la documentazione clinica e l’aggregazione statistica. Tuttavia, il termine vaiolo delle scimmie rimarrà un termine ricercabile nell’ICD, per corrispondere alle informazioni storiche.

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