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Conti, il monito della Bce all’Italia: specifichi manovre 2013-2014

Il premier Berlusconi: saranno presentate dopo il 24 giugno. Effetto Grecia sui titoli di Stato: lo spread vola a oltre 200 punti

La manovra arriva entro fine giugno e insieme ci dovrebbe essere anche la delega fiscale. Il premier, Silvio Berlusconi, spiega infatti che «la manovra la presenteremo nei giorni immediatamente successivi alla verifica del 22 giugno» e dopo il Consiglio Europeo (il 23-24). Quindi potrebbe essere nel Cdm di giovedì 30 giugno (ma il ministro dell’Economia Giulio Tremonti è previsto a Parigi all’Ocse), o forse prima, Berlusconi parla infatti dei primi giorni della settimana (una data possibile è martedì 28). E sempre Berlusconi rassicura «abbiamo le idee chiare e non siamo preoccupati dell’impatto che potrà avere sull’opinione pubblica». Cioè nessuna ipotesi di “lacrime e sangue”. Insieme, o poco dopo, come dice il sottosegretario all’Economia, Luigi Casero, arriverebbe la delega fiscale («tra una quindicina di giorni», dice Casero).

Non sarebbero previsti solo tagli (dalle auto blu, dice Renato Brunetta sono possibili risorse per 1,5 miliardi in 3 anni e non «non esiste» l’ipotesi di un blocco dei contratti dopo il 2013) ma anche l’allentamento del patto di stabilità interno per i Comuni attraverso, ad esempio, lo sblocco degli investimenti per quelli più virtuosi. La Bce fa pressing sull’Italia chiedendo di specificare dettagliatamente il percorso di risanamento del bilancio fino al 2014. Sul fronte riforma fiscale emergono intanto maggiori dettagli sui contenuti: si studia un intervento sulle famiglie (ma non subito il quoziente familiare) e arriverebbe appunto sul tavolo del consiglio dei ministri a fine giugno (il 23). Per quanto riguarda i Comuni si guarda all’allentamento del Patto di Stabilità per quelli più virtuosi. E questo dopo una mediazione politica tra il premier, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti e il leader della Lega Umberto Bossi. L’Anci annuncia intanto che avanzerà a breve una proposta al ministro Tremonti.

La Bce intanto chiede lumi al Governo sul percorso di rientro: l’aggiornamento del programma di stabilità italiano, che punta al pareggio di bilancio entro il 2014, indica che «vanno ancora specificati per il periodo 2013-2014 ulteriori interventi per un importo cumulato pari circa al 2,3% del Pil», i famosi 40 miliardi. «In molti casi – aggiunge la Bce – i piani non sono del tutto convincenti», anche perchè «l’evoluzione del risanamento presentata nella maggior parte dei programmi non trova sufficiente riscontro in misure concrete, soprattutto dopo il 2011». Cioè: il percorso deve essere ’certò e ben dettagliato. Si smorza così l’ipotesi avanzata a livello politico di un intervento in due tranche: la manovra sul 2011 a giugno (3 miliardi). Il resto a settembre-ottobre. E in Italia c’è anche chi avanza il dubbio (il presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama, Mario Baldassarri) che l’obiettivo di ridurre il deficit sotto il 3% del Pil nel 2012 non può essere raggiunto per colpa delle precedenti manovre ’depressivè. Sulla delega fiscale il sottosegretario all’Economia, Luigi Casero, conferma la tempistica: «Ancora una quindicina di giorni». E prende corpo l’ipotesi di un intervento sulle famiglie. Non si tratterebbe però dell’introduzione del quoziente familiare del quale si discute da anni e che costa, nella versione francese, oltre i 20 miliardi. Ma dell’accorpamento di deduzioni in un’unico “mezzo”. Ad esempio, come si ipotizzava tempo fa, un assegno. Una proposta viene avanzata da Luigi Abete: con l’innalzamento delle aliquote Iva si recupererebbero 40 miliardi che servirebbero a: alleggerire di 13 miliardi le imposte sui redditi più bassi (aliquota minima dal 23 al 20%); recuperare 8 miliardi da destinare a quanti si trovano sotto la soglia del reddito tassabile, e altri 15 per integrare il sussidio di disoccupazione.

Intanto la Grecia sull’orlo del baratro fa tremare non solo le borse ma anche i mercati del debito. E l’onda d’urto si sente anche in Italia e Spagna, con un drastico rialzo dei premi di rendimento. Il premio di rendimento decennale, termometro della salute dei bond governativi europei, è ai massimi dalla creazione dell’euro per la Grecia (oltre 1.500 punti). E trascina al rialzo, come accade da mesi, Irlanda (862) e Portogallo (790). In Spagna lo spread decennale vola a 280 punti, un massimo da quando esiste l’euro, complice anche il collocamento deludente di 2,8 miliardi di euro di titoli di Stato. E lo scossone non risparmia anche l’Italia, che per la prima volta dai livelli record di gennaio supera i 200 punti base di spread rispetto ai bund, i titoli decennali tedeschi. Se ad Atene il premier George Papandreou è in bilico, preoccupa anche l’incertezza sul nuovo piano di aiuti targato Ue-Fmi. E la Bce, per bocca di Bini Smaghi, chiarisce che non ha alcuna intenzione di estendere le scadenze dei bond greci in suo possesso o accettare titoli in default (come potrebbero diventarlo i greci). Un muro – quello della Bce – contro le pressioni politiche che vorrebbero «far finanziare il bilancio pubblico con la moneta» e «scaricare sulla politica monetaria l’onere di intervenire in campi che competono principalmente all’autorità fiscale», in violazione dei Trattati che proteggono l’indipendenza della Bce.

Lastampa.it – 16 giugno 2011

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