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Ema, il Consiglio europeo ribatte al Comune di Milano: “Ricorso irricevibile”. La replica: “Non può rigettare nulla perché non ha il potere di farlo”. Ora si attende la decisione del Tribunale

Il ricorso di Milano sulla sede dell’Agenzia europea del farmaco è “manifestamente irricevibile”. Lo sostiene il documento dell’ufficio giuridico del Consiglio della Ue che in 26 pagine illustra i motivi per cui ritiene che la richiesta del capoluogo lombardo di una sospensiva sulla decisione che riguarda l’assegnazione della sede dell’Ema non può essere accolta. Di opposto avviso, ovviamente, è il Comune di Milano che il ricorso “è fondato e ricevibile, come lo stesso tribunale dell’Unione europea ha riconosciuto”. L’ufficio legale di Palazzo Marino, tra l’altro, sottolinea che il Consiglio Ue “non rigetta nulla perché non ha il potere di farlo, come non ha nessun potere di dichiararlo irricevibile”.

Secondo la ‘memoria difensiva’ del Consiglio Ue, in primo luogo il comune di Milano ha commesso un “errore” perchè ha fatto ricorso contro la ‘decisione del Consiglio dell’Unione europea’. Ma il Consiglio, si legge nel documento, “non può essere considerato l’autore della decisione impugnata, ed essa non può in alcun modo essergli attribuita”: la decisione su Ema infatti non è stato adottata dal Consiglio, ma “dai rappresentanti degli Stati membri che hanno agito dunque non in qualità di membri del Consiglio, ma in qualità dei rappresentati dei loro governi, esercitando in tal modo collettivamente i poteri degli Stati membri”.

Il ricorso di Milano quindi, “lungi dal potersi qualificare come ‘decisione del Consiglio dell’Unione’ è invece stato adottato dai rappresentanti degli Stati membri riuniti in qualità di rappresentanti dei loro governi, a margine di una riunione del Consiglio”.

Inoltre, continua il documento che contiene le osservazioni scritte del Consiglio Ue, il Comune di Milano non è il destinatario dell’atto impugnato, perchè “non ha avuto alcun ruolo diretto nell’intera procedura di selezione che ha unicamente visto coinvolta la Repubblica italiana”. Spettava agli Stati membri infatti, così come era stato deciso dal Consiglio Ue del 22 giugno 2017, presentare le candidature, scambiare informazioni con la Commissione e partecipare alle procedure di voto per l’assegnazione delle agenzie.
Su questo punto, però, va osservato che anche il governo italiano ha depositato il 31 gennaio un ricorso  alla Corte di giustizia europea. L’avvocatura dello Stato, nell’argomentare il ricorso di Palazzo Chigi, si richiama tecnicamente allo “sviamento di potere per difetto di istruttoria e travisamento dei fatti, indotto dalla non corrispondenza della situazione di fatto della sede di Amsterdam alle informazioni fornite in sede di offerta”. Insomma, è la posizione del governo italiano, il Consiglio europeo avrebbe deciso sulla base di notizie non veritiere”. (Repubblica)

Prima dell’assegnazione Blackstone acquistò il palazzo indicato da Amsterdam nel dossier (segreto)

Ai giovani architetti che occupano un ampio locale dello Spark Building hanno dato pochi giorni per fare le valigie. Entro la fine del mese devono lasciare gli spazi che si affacciano al piano terra dell’edificio che ospiterà la sede provvisoria dell’Agenzia europea del farmaco (Ema). «Abbiamo ricevuto una lettera dalla società proprietaria– dichiara uno degli architetti al lavoro – ma non sappiamo chi occuperà questo stabile».

Non è strano da comprendere, visto che ad Amsterdam praticamente nessuno sembra curarsi delle vicende che ruotano intorno al trasferimento della sede dell’Ema dall’attuale quartier generale di Londra. E anche chi sa preferisce non parlare. Il Sole 24 Ore ha contattato nei giorni scorsi la Ovg Real Estate, la società che possiede lo Spark e che sul proprio sito dà il benvenuto all’Ema, ma non è arrivata alcuna risposta.

Le carte a sorpresa dell’Olanda

Le risposte dovranno arrivare però assolutamente oggi dai rappresentanti del governo e delle istituzioni olandesi che incontreranno ad Amsterdam la delegazione della commissione Ambiente del Parlamento europeo guidata dall’italiano Giovanni La Via. Della delegazione faranno parte 17 europarlamentari, oltre a due dirigenti dell’Envi (la commissione Ambiente, e sicurezza alimentare del Parlamento europeo) e due dell’Ema, a partire dal direttore Guido Rasi. Dall’altra parte saranno schierati 25 tra politici e tecnici olandesi, guidati dal vice premier e ministro della Salute Hugo de Jong, per rispondere al fuoco di fila delle domande degli europarlamentari che chiederanno conto del rispetto dei tempi per la consegna della nuova sede, dell’emanazione dei bandi di gara anche per l’ammodernamento di quella provvisoria, della continuità del servizio reso alla collettività e, ultimo ma non ultimo, del rispetto dei costi e il fatto che non ricadranno sul bilancio europeo. Non è un caso che ieri a Bruxelles circolasse la voce che il governo olandese starebbe facendo un pressing sulle autorità europee per garantire l’abbattimento dell’affitto della futura sede dell’Ema.

Prima tappa: lo Spark Building

Raggiungere lo Spark, che sorge a nord-ovest di Amsterdam, è un gioco da ragazzi. Appena una fermata di Intercity dalla stazione centrale a quella di Sloterdijk che si percorre in soli otto minuti. L’edificio è a poche decine di metri dalla ferrovia, circondato da alberghi e immobili che ospitano società. Una periferia ordinata anche se non attraente, a causa degli snodi stradali che la circondano.

L’edificio al momento è abbandonato a se stesso, tanto che all’esterno le aree verdi sono incolte e la pavimentazione non sembra in buono stato. A parte lo studio di architetti, nessuno lo abita. Costruito nel 1992, lo Spark è stato ristrutturato dalla Ovg, una delle più grandi società di real estate olandesi, fondata nel 1997 da Coen Van Oostrom, che attualmente ne è amministratore delegato. I suoi 12.800 metri quadrati, però, sono stati ritenuti non ottimali dagli esperti dell’Ema nonostante la città di Amsterdam punti a rendere l’area di Sloterdijk un polo attrattivo di ospitalità, uffici, negozi e punti di ritrovo.

Fino a pochi giorni fa lo Spark non era stato neppure registrato dai radar del governo olandese, salvo tirarlo fuori come un coniglio dal cilindro quando le stesse autorità si sono rese conto che le due soluzioni provvisorie per ospitare l’Ema, indicate nell’offerta di gara risultata vincitrice al sorteggio, erano assolutamente inadeguate a ospitare i quasi 900 dipendenti dell’Agenzia.

Le due sedi provvisorie cancellate

Si devono percorrere 11 chilometri per arrivare all’altro capo della città dove sorgono, uno di fronte all’altro e divisi solo dai binari del treno e della metropolitana, l’Infinity Center e Tripolis, i due complessi immobiliari prima indicati e poi scartati dal governo olandese. Entrambi sorgono a Zuidas, un enorme distretto nella parte sud della città oggetto di uno sviluppo immobiliare impetuoso negli ultimi anni, al punto che è conosciuto come il “miglio della finanza”. I modelli che hanno ispirato il distretto sono La Défense di Parigi e il Canary Wharf di Londra, proprio dove sorge la sede attuale dell’Ema. Guardandosi intorno e allargando lo sguardo ci si rende conto che è questo il cuore finanziario di Amsterdam, che ospita oltre 700 società e 2mila unità immobiliari che diventeranno 7mila entro il 2030. A poca distanza dai due edifici ci sono i quartier generali di Abn Amro, Akzo Nobel, il World Trade Center, Ing, Google, e poi società di consulenza, istituti finanziari, musei, università.

Qui si respira il dinamismo dell’Olanda. A Zuidas lavorano 30mila persone di 35 differenti nazionalità, il 50% delle quali ha un bagaglio di esperienza internazionale. Una società su tre è un’istituzione finanziaria, una su cinque offre servizi di natura legale. Ma al di là dei numeri di un indubbio successo, Zuidas è anche il cuore del pasticcio del governo olandese sulla vicenda dell’Ema. Infinity e Tripolis rappresentano oggi il segno del fallimento perché hanno dovuto lasciare il passo allo Spark.

Il paradosso è che l’indicazione dei due edifici era stata nascosta in un allegato segreto per evitare che nella zona potessero esplodere speculazioni immobiliari. È impossibile sapere se questo sarebbe avvenuto ma il fatto certo è che ad agosto 2017, quando Amsterdam si giocava di fatto la chance di vittoria con Barcellona e Milano, la proprietà di Tripolis è passata di mano. Il gruppo assicurativo Axa, che lo avrebbe acquistato nel 2003 per 78,5 milioni lo ha venduto al fondo americano Blackstone per 72,5 milioni, secondo quanto riporta anche il sito di Cushman & Wakefield, una delle maggiori società private del mercato immobiliare mondiale.

L’Infinity Center è invece un colpo alla vista. Guardandolo si capisce perfettamente il perché del soprannome: the shoe. Da qualunque parti lo si guardi sembra infatti una scarpa, o meglio uno scarpone da sci, sorretto da 16 pilastri che sembrano avvinghiarlo al suolo come i ramponi che gli alpinisti utilizzano per procedere sul ghiaccio.

Il cratere del Vivaldi Building

L’ultima tappa del viaggio nelle promesse del governo olandese è a poche centinaia di metri, vale a dire all’incrocio tra via Domenico Scarlatti e via Antonio Vivaldi. Ironia della sorte, sono due cognomi italiani di musicisti famosi in tutto il mondo. Lì sorgerà (salvo contrattempi) il Vivaldi building, destinato a diventare la sede definitiva dell’Ema. Un cartello all’ingresso del cantiere dà per scontato il mantenimento della sede, visto che “Amsterdam Zuidas saluta l’Agenzia del farmaco”. Staremo a vedere se è un auspicio che andrà a buon fine, fatto sta che a fine mattinata i camion che caricano il materiale rimosso dal sito, vanno e vengono che è un piacere. I lavori sono già cominciati e a quanto sembra a condurre le danze è la Boverhoff, società olandese specializzata in demolizioni. Non si ha però ancora nessuna notizia sul bando di gara per l’appalto e proprio questo nodo sarà uno di quelli da sciogliere nell’incontro di oggi tra europarlamentari e autorità olandesi.

Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi – Il Sole 24 Ore – 22 febbraio 2018

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