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Epatite C, via libera dall’Ue a due nuovi super farmaci. Costano meno e sono molto efficaci, uno sarà prodotto a Latina

Paolo Russo. Contro l’Epatite C, l’Europa dà il via libera ai nuovi super farmaci, capaci di eradicare in quasi il 100% dei casi il virus che, solo in Italia, colpisce oltre un milione di persone con mille nuovi casi l’anno e novemila morti. La novità, rispetto alla prima super-pillola, il costosissimo Sofosbuvir, è che questa volta basterà assumere due pillole per tre mesi senza sottoporsi alle infusioni di interferone, che con i suoi pesanti effetti collaterali peggiora non poco la qualità di vita dei pazienti.

Già in vendita in Usa

Ad approvare in via definitiva l’immissione in commercio del trattamento è stata la Commissione Ue, che si mette così al passo degli Usa, dove le pillole sono già in vendita allo stratosferico prezzo di 84 mila dollari a ciclo terapeutico. Un costo che spetterà ora alla nostra Agenzia del farmaco, l’Aifa, cercare di ridurre il più possibile per rendere accessibile la cura al più largo numero di pazienti. E a proposito di prezzi, proprio ieri si è appreso che la Gilead, proprietaria del brevetto Sofosbuvir, ha dato in licenza il super farmaco a produttori indiani di generici a un prezzo di 900 dollari contro i 70 mila chiesti ai pazienti italiani. Prezzo che l’Aifa è riuscita a ridurre a 50 mila euro, per chi rientra nei casi rimborsabili, con un sistema di sconti che, al crescere dei volumi venduti, dovrebbe ridurre il costo intorno ai 15 mila euro. Per veder rimborsate le due pillole, il Viekirax e l’Exviera, prodotte dall’americana AbbVie, bisognerà dunque aspettare la conclusione di una trattativa con l’Aifa che si prefigura all’arma bianca.

Sperimentazione efficace

Nell’attesa, i pazienti possono consolarsi con i brillanti risultati della sperimentazione. Il nuovo trattamento è riuscito a sconfiggere in 12 settimane la malattia nel 97% dei pazienti sottoposti a trapianto epatico, quindi in stato molto avanzato dell’infezione e nel 92% di quelli con infezione da Hiv. In più, con effetti collaterali trascurabili. I due medicinali sono indicati sia per l’epatite C di genotipo 1, la più diffusa in Europa con il 60% di casi, sia per quella di genotipo 4, più radicata in Medioriente ma in aumento anche in Italia. In quest’ultimo caso il trattamento andrà associato alla Ribavirina.

Risorse cercasi

Il problema sarà ora trovare le risorse. Il fondo ad hoc da un miliardo istituito dalla Legge di stabilità sembra infatti sufficiente a rimborsare solo i trattamenti con Sofosbuvir, che però potrebbero a questo punto essere soppiantati dalla nuova terapia. Se la nota dolente è che bisognerà aprire i cordoni della borsa, quella positiva sta però nell’annuncio che la AbbVie concentrerà in Italia la produzione mondiale di uno dei due medicinali. Per l’esattezza nel super tecnologico stabilimento di Campoverde, in provincia di Latina. Una struttura dotata di laboratori e impianti di sintesi chimica all’avanguardia, per i quali l’azienda ha investito 40 milioni negli ultimi 5 anni. Segno che l’industria farmaceutica è un costo ma anche una risorsa, come dimostrano i 3 mila occupati in più nel settore, conteggiati nel 2014.

La Stampa – 20 gennaio 2015

 

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