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Errani: federalismo fiscale è finzione. No vantaggi per Regioni

Una riflessione, un interrogativo e infine una proposta. Queste le tre linee su cui Vasco Errani ha svolto la sua audizione nel “Comitato dei 12”, presso la “Commissione La Loggia”. Serve una radicale inversione di marcia nell’attuazione del federalismo.

27 OTT – “Vorrei proporre una riflessione, un interrogativo e infine fare una proposta”. Così il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, intervenuto nel corso dell’audizione del Comitato dei rappresentati delle autonomie territoriali davanti alla commissione parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale, presieduta da Enrico La Loggia. “Il percorso per l’attuazione del federalismo fiscale – ha detto Errani è ormai – per molti aspetti frammentato, ha perso un filo di lettura e, nei fatti, si concretizza in modo molto lontano dallo spirito della legge delega sul federalismo”.

La riflessione

“La riflessione – proposta da Errani è la seguente – mi sembra oggettiva: siamo all’interno di un percorso per molti aspetti frammentato che nei fatti si concretizza come lontano dallo spirito della 42 (la legge-delega sul federalismo fiscale) e allo stesso tempo siamo dentro, lo dico con preoccupazione, una situazione economica-finanziaria che riguarda il nostro Paese drammatica”.

L’interrogativo

“Qual era – ha chiesto ai rappresentanti della Commissione il presidente dell’Emilia Romagna – lo spirito della richiesta che avevamo avanzato alla Commissione? Era di trovare con il Governo, il Parlamento, gli Enti locali e le Regioni un momento per fare il punto su dove siamo e, soprattutto, dove stiamo andando. Chi è convinto del percorso federalista non può continuare ad andare avanti in una situazione in cui una mano non sa cosa fa l’altra”. E, a questo punto, a rafforzare il suo intervento Errani porta alcuni esempi: “la proposta del codice delle autonomie, in discussione al Senato, va in una direzione. Viceversa la proposta di riforma costituzionale del Governo va, per quello che riguarda le Province, in direzione opposta”. “Davvero, vi chiedo – ha insistito Errani – possiamo procedere così? Posso portare un altro esempio: noi stiamo procedendo con la delega fiscale e amministrativa che dovrebbe rappresentare il cambiamento radicale della finanza pubblica di questo Paese, questo però non è assolutamente dialogante con l’impianto di federalismo e i decreti attuativi”.

La proposta

Infine la proposta delle regioni: “riunirci di nuovo in questa sede, in un confronto di merito tra Governo, Parlamento, Regioni ed Enti Locali per una riflessione”. Le Regioni chiedono insomma chiarezza: “Bisogna stabilire quali sono le funzioni, quali sono i costi e chi svolge le competenze”.

Costi standard

“Chiediamoci cosa possiamo e cosa non possiamo fare assumendoci istituzionalmente delle responsabilità”. Sui costi standard – ha aggiunto Errani – ci sono degli ‘studiosi’ che affermano che con i costi standard noi possiamo risparmiare dai 5 ai 10 miliardi in sanità. Saputo questo, dal Canada, ci hanno telefonato e ci hanno chiesto di mandargli questi ‘esperti’ visto che i canadesi, per un sistema simile al nostro, spendono proporzionalmente il 20% in più di quanto spendiamo noi. Noi parliamo di costi standard nei servizi ma non sappiamo quali sono i livelli essenziali da assicurare e potremmo trovarci nella situazione di dover dire agli italiani che non siamo in grado di garantire i servizi”.

Il Presidente della Conferenza delle Regioni ha concluso la sua audizione spiegando come anche “la questione dei criteri, la premialità dei cosiddetti enti virtuosi, la trovo una cosa astratta, il modo per risolvere un problema puntuale ma il federalismo fiscale non è questo, la soluzione di un problema. Non lo è almeno per chi è veramente federalista. Ripeto è il momento di fermarsi e fare una valutazione complessiva per stabilire i fini, i costi e le competenze. Mettiamoci attorno ad un tavolo e cerchiamo di capire cosa possiamo fare di utile per questo Paese partendo dal Governo dei conti, la riforma della Governance, la riduzione dei costi. Però usciamo da questa finzione che non ci sta portando nessun vantaggio.

Quotidianosanita.it – 27 ottobre 2011

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