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Errani: «Così sanità va al collasso: governo ci ripensi»

Il presidente dell’Emilia Romagna: «Troppi tagli, chi paga sono i cittadini Le elezioni? Nel 2013 ma dopo basta con i governi tecnici»

Il giorno dopo il sì definitivo al decreto sulla spending review, il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Erra-ni non sembra per nulla rassegnato. Al contrario, ribadisce al governo che «sulla sanità i tagli sono insostenibili: con questo intervento, che si somma a quelli già previsti per il 2013 e il 2014, il sistema sanitario è a rischio collasso. E a pagare saranno i cittadini».

Tutto da rifare?

«Siamo sempre stati disponibili a intervenire sui costi e a tagliare gli sprechi, ma questo decreto fa un’altra operazione: è sempre la stessa logica dei tagli lineari. È un problema che sottoporremo con molta forza al governo nelle prossime settimane: vogliamo discutere nel merito, sui numeri, abbiamo delle proposte per ridurre i costi. Ma se non ci si mette mano il sistema sanitario non regge: per i prossimi due anni erano già previsti 7,5 miliardi di tagli, cui si sommano i 3,8 della “spending”. Il governo dovrà prenderne atto».

Siamo davanti a una medicina letale per il “paziente Italia”? A una spirale recessiva che viene alimentata dal tagli?

«La situazione finanziaria è difficile, e ripeto: è giusto azzerare gli sprechi e le sovrapposizioni e intervenire su tutte le spese non fondamentali. Ma osservo che ancora una volta la manovra colpisce per due terzi sugli enti locali, le Regioni e la sanità. Non ci possiamo avvitare in un meccanismo che alla fine crea ulteriore criticità e recessione. L’unica’ via d’uscita è un salto di qualità nella politica europea».

Nel cosiddetto federalismo fiscale, approvato dallo scorso governo, si puntava sul costi standard per superare la spesa storica Tutto archiviato?

«Bisogna assolutamente rientrare nella logica dei costi standard. Tanto è vero che nelle proposte che faremo al governo per evitare il taglio dei servizi seguiremo questo impianto. Ma quel federalismo, per come fu fatto dalla destra, si è rivelato propaganda inconcludente che ha portato danni pesanti al sistema delle autonomie locali. Sono stati scritti provvedimenti astratti, ma il risultato pratico è stato iper-centralista. Per questo è saltato tutto».

Difficile però pensare a una retromarcia dei governo su un provvedimento appena approvato

«Nessuno parla di retromarce, ma bisogna rendersi conto se l’impianto regge o non regge. Se non regge, come io credo, non è un problema delle regioni, ma di tutti, perché stiamo parlando di un servizio decisivo per i cittadini. I cittadini di 8 regioni con disavanzo sanitario subiranno un pesante aggravio delle addizionali Irpef»

Su questo non c’è possibilità di correzioni?

«ll vecchio piano della Salute prevedeva questo meccanismo per far fronte ai disavanzi. C’è un principio cardine che riguarda la responsabilità di ciascuna Regione rispetto ai conti della propria sanità. Ora, nel nuovo Patto per la salute, è necessario intervenire con delle innovazioni anche sui piani di rientro dai disavanzi. Ma se non cambia l’impostazione del governo in tema di sanità e risorse sarà impossibile firmare il nuovo Patto per la salute».

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Che margini dl azione ha questo governo In quadro ormai da campagna elettorale?

«Ci sono cose importanti da fare soprattutto sulla politica europea. E per questo bisogna dare forza al premier, per ottenere alcuni risultati fondamentali. Penso agli interventi sui debiti, al ruolo della Bce, al governo della politica monetaria»

Come valuta l’alleanza Pd-Sel e l’apertura all’Udc?

«Bersani sta lavorando bene, aggregando il campo progressista e democratico, aprendolo a forze civiche e ad associazioni e costruendo un confronto con le forze moderate».

Immagina una grande coalizione anche nella prossima legislatura?

«L’Italia ha bisogno di una fase di grande innovazione e cambiamento, e sono convinto che solo un campo progressista aperto ai moderati sia in grado di portarlo avanti. Un nuovo governo tecnico dopo il voto non sarebbe credibile. E il momento di ridare forza e autorevolezza alla politica e alla nostra democrazia, di cambiare davvero questo Paese. Per questo serve un governo politico»

L’Unità – 9 agosto 2012

 

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