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Esodati a tappe. Per secondo contingente si attende decreto ottobre

Una corsa a tappe di cui non si vede ancora la fine, caratterizzata da strappi in avanti, retromarce, momenti di tensione tra la politica e le parti sociali, grande preoccupazione, se non paura, per centinaia di migliaia di lavoratori coinvolti.

La questione dei cosiddetti lavoratori salvaguardati – o «esodati» – è un po’ lo specchio delle difficoltà in cui versa attualmente l’Italia, stretta tra la necessità di riforme e l’impossibilità pratica di drenare risorse per sostenere chi rischia di pagare un prezzo molto alto sull’altare del cambiamento. L’origine degli «esodati» Il problema nasce con la riforma pensionistica Monti-Fornero dello scorso dicembre, quell’ articolo 24 contenuto nel decreto legge Salva-Italia (Dl 201/2011, convertito dalla legge 214/2011), che introducendo il metodo contributivo pro-rata per tutti ed eliminando in buona sostanza i trattamenti di anzianità, ridisegna radicalmente le regole di uscita dal mondo del lavoro, lasciando nel limbo un ampio numero di soggetti. Si tratta di lavoratori che nei mesi precedenti la riforma, vicini al pensionamento con le vecchie regole, avevano accettato esodi incentivanti; ma ci sono anche contributori volontari, bancari collocati nel fondo esuberi, lavoratori in mobilità ordinaria e lunga, lavoratori in congedo per assistere i figli, esonerati. Una platea solo parzialmente ridotta, nelle prime settimane dal varo della riforma, dal decreto milleproroghe (Dl 216/2011, all’articolo 6): viene garantito il pensionamento con le norme in vigore prima del varo del Salva-Italia anche ai lavoratori usciti con percorsi incentivanti che hanno interrotto il rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011. Quanti sono gli «esodati»? I mesi successivi al varo della riforma si consumano in accesi dibattiti – per non dire litigi – attorno al numero effettivo dei soggetti interessati, che fluttua tra i 65mila individuati ad aprile da un tavolo tecnico voluto da ministro del Lavoro, Elsa Fornero, e i 350mila soggetti individuati dai sindacati. Mentre l’Inps parla di 130mila fra esodati, lavoratori in mobilità o inseriti in fondi di solidarietà destinati a uscire dal lavoro entro quattro anni, oltre a 1,4 milioni di soggetti in prosecuzione volontaria. Nei fatti, il primo atto concreto per risolvere la questione esodati è il decreto interministeriale di Lavoro ed Economia dello scorso 1 giugno, che quantifica in oltre 5 miliardi il costo del salvataggio della prima tranche di 65mila esodati prima del 4 dicembre 2011 e con i requisiti per il pensionamento in corso di maturazione. Per molti di essi – chiarisce ad agosto il messaggio Inps 13343 – l’accertamento dei requisiti sarà effettuato automaticamente dall’Inps, per gli altri sarà invece fondamentale la presentazione di un’istanza alla Direzione territoriale del lavoro competente entro il prossimo 21 novembre. Esodati ed «esodandi» In contemporanea parte alla Camera il confronto sui cosiddetti “esodandi”, mentre l’Inps fornisce una nuova e ben più ampia stima dei soggetti da salvaguardare che sale fino a quota 390mila, dando la stura a nuove triangolazioni polemiche tra Istituto, parti sociali e ministero del Lavoro. Per il secondo contingente di 55mila lavoratori previsti nel decreto legge sulla spending review dello scorso luglio (Dl 95/2012, convertito con la legge 135/2012) bisognerà attendere il decreto di attuazione del ministero del Lavoro: questo provvedumento andrà emanato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge 135 sulla spending review, ad ottobre. In questo secondo caso, la stima è di 40mila lavoratori in mobilità ordinaria e lunga, di 7.400 prosecutori volontari e di 6mila lavoratori cessati al 31 dicembre 2012 previsti dal decreto milleproroghe 2012, a cui vanno aggiunti 1.600 a carico dei fondi di solidarietà. Nel complesso, per le 120mila persone finora salvaguardate l’impegno finanziario a carico dello Stato sarà di poco superiore ai 9 miliardi. Per chi è senza tutele Arrivando all’oggi, le speranze di chi è rimasto fuori sono ancorate a una proposta di legge approvata lo scorso agosto in commissione Lavoro alla Camere, frutto dell’unificazione di tre provvedimenti diversi. Il cosiddetto “testo Damiano” quantifica in circa 5 miliardi la spesa aggiuntiva fino al 2019 per risovere definitivamente la questione esodati e prevede, tra l’altro, l’estensione in via sperimentale fino al 2015 della possibilità di andare in pensione per uomini e donne con il sistema contributivo in un’età compresa fra i 57 e i 60 anni. Il provvedimento sarà discusso a partire da questo mese, ma lo scoglio della copertura finanziaria appare già di difficile aggiramento.

ilsole24ore.com – 7 settembre 2012

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