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Esodo dagli ospedali. A Belluno quota 100 può svuotare le corsie: 99 su 460 i medici in uscita. Il dato prende in analisi quanti hanno maturato il diritto alla pensione

Quota 100 aprirà una voragine nel già compromesso sistema del pubblico impiego, con la sanità a pagare il prezzo più alto. Secondo i dati in mano alla Cgil Funzione Pubblica, nell’Usl 1 Dolomiti, che raggruppa l’intero sistema socio-sanitario provinciale, saranno 99 su 460 i medici con i requisiti per accedere alla riforma pensionistica voluta dal governo giallo-verde. Un calo del 20 per cento che potrebbe dare il colpo finale alla già nota carenza di camici bianchi. L’Usl 1 è già sotto di ben 153 figure specializzate. L’origine di un male così profondo sta tutta in un sistema formativo che costa solo allo Stato 200mila euro a laureato e che poi consente solo al 70 per cento di essi di accedere alle borse di specializzazione. Il restante 30 per cento viene regalato ai Paesi esteri dove i laureati italiani sono benvenuti. Belluno, ormai da anni, è in forte sofferenza, anche perché sede di lavoro svantaggiata rispetto a realtà più comode e soprattutto in grado di offrire sbocchi professionali più spendibili. Sul fronte infermieristico e amministrativo la platea di chi potrà accedere a Quota 100 sarà invece del 10 percento dei 3mila dipendenti in forza all’Usl.

DECRETO ATTUATIVO. «È bene precisare – spiega Gianluigi Della Giacoma, segretario provinciale della Cgil Funzione Pubblica – che questi numeri riguardano solo quelli che matureranno il diritto ad accedere alla riforma. Ciò non vuol dire che tutti lasceranno. Dipenderà dalla condizioni che saranno stabilite con apposito decreto attuativo, atteso per marzo. Sicuramente più che il personale infermieristico e amministrativo, sarà quello medico invogliato a lasciare, perché la loro professione resterà spendibile anche liberamente. E non è detto che, in veste di liberi professionisti, tornino a lavorare ancora per l’Usl. In questo modo i costi aumenteranno per lo Stato».

DAL PUBBLICO AL PRIVATO. In un orizzonte temporale non poi così distante, si profila ormai una smantellamento del sistema sanitario pubblico, travasato lentamente ma inesorabilmente verso il privato. «Da tempo chiedo che il grave problema della carenza dei medici – spiega Della Giacoma – venga affrontato a tutti i livelli, perché stiamo andando verso il default. Quota 100 ha dato solo un’accelerata ad un processo già in atto, legato ad un sistema formativo demenziale. Per Belluno la situazione è ancora più marcata, perché dei già pochi medici disponibili, sono una parte esigua è disposta a trasferirsi qui. Servono non solo una riforma nel sistema formativo, ma anche incentivi per chi decide di trasferirsi in ospedali meno appetibili, come quelli di montagna o di aree più svantaggiate. Avevo fatto una proposta in questo senso, visto che ormai certe figure sono del tutto introvabili, come ad esempio i pediatri, ma è caduta nel vuoto. C’è un immobilismo a tutti i livelli».

LA DIREZIONE ASPETTA. L’Usl 1 Dolomiti, interpellata in materia, spiega di non avere ancora numeri da fornire e di essere in attesa dei decreti attuativi della riforma previdenziale. Solo allora si potrà sapere quanti andranno in pensione. Insomma, si aspetta. Le proiezioni sono state invece fatte dalla Cgil Funzione pubblica regionale per tutti gli ospedali e gli enti pubblici del Veneto, fornendo dati precisi su quanti matureranno semplicemente il requisito. «Poi – conclude Della Giacoma – dipenderà dal quantum, ovvero se sarà conveniente lasciare. Condizione sicuramente più facile per i medici che hanno dalla loro la libera professione». Meno impattante, ma altrettanto grave, è la situazione negli enti pubblici, ovvero Comuni e Provincia: anche qui potrebbero lasciare 151 dei 1500 lavoratori che attualmente hanno un’età media di ben 57 anni. Altro capitolo, ancora da esplorare, quello degli enti ministeriali. E anche qui non c’è da stare allegri. (Lauredana Marsiglia)

IL GAZZETTINO – Giovedì, 17 gennaio 2019

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