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Febbre Q. Polmonite atipica in Vallemaggia. Almeno una decina di casi dovuti al batterio Coxiella burnetii trasmesso dalle capre di diversi allevamenti

www.rsi.ch. Almeno una decina di casi di polmonite atipica si sono verificati nelle ultime settimane in Vallemaggia. Le analisi di laboratorio hanno permesso di diagnosticare la febbre Q causata dal batterio Coxiella burnetii, presente in un centinaio di capre infette.

La malattia viene trasmessa dagli animali all’uomo (specie detentori di bestiame e veterinari) attraverso l’inalazione dei batteri, rende noto il Dipartimento sanità e socialità.

In questi casi ha in genere un decorso asintomatico o di una lieve influenza, ma talvolta può provocare sintomi acuti come febbre e mal di testa, oltre a possibili complicazioni. Si cura con antibiotici.

Per ridurre al minimo i rischi di infezione, l’ufficio del veterinario cantonale ha ordinato la vaccinazione di tutti gli animali delle aziende interessate (sono cinque), il divieto di ogni movimento da e per l’azienda (ma non di portarli sugli alpeggi), la disinfezione di stalle e apparecchiature. Prese misure, come l’obbligo di pastorizzazione e il divieto di vendita di formaggio a base di latte crudo, anche per evitare una comunque improbabile trasmissione attraverso prodotti caseari.

“Se non in casi rarissimi”, ci ha detto invece il medico cantonale Giorgio Merlani, “la malattia non si trasmette da persona a persona”.

Il veterinario cantonale Luca Bacciarini evita ogni allarmismo. La Coxiella burnetii, ha spiegato ai microfoni delle Cronache della Svizzera italiana, è un batterio comunemente presente nella popolazione non solo caprina, ma anche ovina e bovina, oltre che in animali selvatici. Nelle bestie può causare infertilità, aborti o parti difficili. Il batterio è presente in forte concentrazione nella placenta o nel feto abortito e da lì può essere trasmesso per inalazione, cosa che però normalmente non avviene. Per questo, comunque, in generale le persone più facilmente contagiate sono gli allevatori stessi e i veterinari. La probabile concausa di questa improvvisa diffusione fra gli esseri umani va probabilmente ricercata nella primavera secca e ventosa, ambiente in un cui la Coaxiella sopravvive molto bene. Il batterio muore invece ad alte temperature e per questo la pastorizzazione del latte elimina qualsiasi rischio legato al latte stesso e ai prodotti caseari. Bacciarini ritiene che, essendo ormai conclusa la stagione dei parti, il rischio di un’ulteriore diffusione sia “molto basso” e che la situazione sia ormai “sotto controllo”. “Tutte le misure che si potevano prendere sono state adottate”, assicura, compresa la vaccinazione dei capi, per la quale si è dovuto chiedere un permesso speciale a Berna perché normalmente è vietata. Gli animali infetti non andranno abbattuti.

 

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