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A causa del gran caldo. Cavallette, flagello dei Colli Berici

Il gran caldo di quest’estate ha favorito l’infestazione degli insetti voracissimi e difficili da debellare. Allarme tra i coltivatori dei colli Folte colonie di insetti invadono i campi agricoli sopra i 100 metri e attaccano ortaggi defogliandoli

A questa estate infernale mancavano solo le cavallette. Dopo la siccità e il gran caldo che stanno mettendo a dura prova le coltivazioni in tutta la val Padana, da qualche tempo sui colli Berici si segnalano numerose infestazioni di questi voracissimi insetti. «Sono animali che prediligono i climi desertici e che da noi quest’anno, visto come sta andando la stagione, hanno trovato il loro habitat naturale – commenta Diego Meggiolaro, presidente provinciale di Coldiretti. – Il fenomeno ha preso avvio un paio d’anni fa con la prima comparsa delle cavallette nel Basso Veneto. La coda torrida dell’estate scorsa con temperature record nei mesi di agosto e settembre ha favorito lo spostamento a nord delle migrazioni, interessando i colli Euganei. Quest’anno le condizioni climatiche hanno favorito lo sviluppo degli insetti sulla zona collinare a sud di Vicenza dove si registrano preoccupanti casi di invasione». Paolo Cazzola, membro della cooperativa “Le Valli” di prodotti biologici nella zona di San Germano dei Berici, conferma la gravità della situazione. «È da un paio di stagioni che le cavallette di fanno vedere dalle nostre parti – afferma – ma quest’anno la presenza è davvero molto più seria degli altri anni. Foltissime colonie di insetti invadono gli appezzamenti collinari poco sopra i 100 metri e attaccano le colture defogliandole completamente. Abbiamo messo quattromila piantine di ortaggi e in due giorni sono state distrutte». Le affermazioni di Cazzola trovano riscontro presso altri coltivatori della zona e possono essere facilmente verificate compiendo un giro sui Berici. Anche senza entrare negli appezzamenti coltivati, basta attraversare un sentiero di media collina perché possa capitare di trovarsi immersi in nugoli di cavallette. «Di solito – continua Meggiolaro – lo sviluppo di questi insetti raggiunge velocemente l’apice e poi cala di intensità abbastanza in fretta. È possibile combattere le invasioni con dei trattamenti antiparassitari ma, in caso di presenze massicce come quelle che si registrano in questi giorni, non si può eccedere nell’uso dei prodotti chimici, pena l’avvelenamento delle colture. Nemici naturali di questi dannosissimi insetti sono gli uccelli ma quando le cavallette si presentano in fitti nugoli l’azione antiinfestante dei volatili è per forza di cose insufficiente. Certo, in una stagione difficile come quella che stiamo vivendo, questo è un problema in più che aumenta la preoccupazione dei coltivatori». Le cavallette che vengono segnalate in questi giorni sui Berici appartengono a una specie molto diffusa in tutta la Penisola. Per quanto riguarda i pericoli per la salute, la loro presenza può risultare fastidiosa ma non provoca alcun danno agli esseri umani. L’impatto sull’agricoltura è ben più invasivo. Nel campo della lotta alle infestazioni, c’è da segnalare un’iniziativa dell’Appennino emiliano che utilizza faraone, la cui voracità si è rivelata pari a quella degli insetti da debellare.

Il Giornale di Vicenza – 19 agosto 2012

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