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Feltre. Febbre del Nilo, morta dopo tre mesi anziana malata

Ricoverata a fine settembre per il virus, era stata dimessa. Ma le conseguenze della malattia le sono state fatali

E’ morta l’anziana di Quero che a fine settembre era stata ricoverata a Feltre per la sindrome neurologica da West Nile (febbre del Nilo). La donna di 85 anni, colpita dal virus dell’encefalite trasmesso dalla zanzara Culex, è rimasta lungamente monitorata in rianimazione, è stata dimessa quando le condizioni di salute glielo hanno consentito ed è poi stata ospitata in casa di riposo. Purtroppo le conseguenze della malattia neurologica residuata hanno provocato una ricaduta in un organismo già provato dall’età avanzata. Così quello dell’anziana di Quero è il primo e l’unico caso di contagio da zanzara Culex nel Feltrino, preso in carico dall’ospedale di Feltre, e l’unico caso di decesso finora registrato.

L’anziana era stata ricoverata in ospedale all’inizio dell’autunno con la febbre alta, refrattaria agli antipiretici, e manifestazioni neurologiche. Trasferita da geriatria a neurologia per sospetta meningoencefalite, è stata sottoposta anche al prelievo del liquor cerebrospinale che ha confermato la presenza dello stesso virus riscontrato nel sangue dei primi esami ematochimici. I campioni di liquidi biologici sono stati inviati al laboratorio di microbiologia di Padova. Il dipartimento di prevenzione prima e il laboratorio poi hanno confermato la positività per anticorpi West Nile.

Nonostante la vicinanza con il trevigiano dove, nel corso dell’estate, si erano verificati numerosi casi di infezione, nel feltrino non si è registrata endemia. Non si sono resi necessari, pertanto, interventi di disinfestazione delle aree sensibili del territorio. La paziente di Quero, oltretutto, era stata in vacanza a Caorle dove verosimilmente ha contratto l’infezione.

Le Usl del Veneto, su indicazione della Regione, si sono attrezzate per far fronte ad eventuali endemie mettendo a disposizione i laboratori di microbiologia. Il sospetto diagnostico è emerso già al momento del ricovero della signora. Tant’è che si è riscontrata subito la presenza del virus nel sangue e nel liquor. Ma per avere la certezza che è stato proprio quel virus a provocare la meningoencefalite, si sono dovuti attendere gli esiti del test sulla specificità anticorpale che hanno confermato quello sui liquidi biologici. Di fronte ai sintomi presentati dalla signora, infatti, deve essere presa in considerazione anche un’altra ipotesi, tutt’altro che remota nel nostro territorio e soprattutto in zona basso feltrino: la presenza della zecca infetta che trasmette il morbo di Lyme. La borreliosi di Lyme produce una sindrome analoga nelle fasi iniziali e, se non diagnosticata e curata, può dar luogo a malattie sistemiche o a manifestazioni neurologiche. È la risposta anticorpale a sciogliere i dubbi.

Il Corriere delle Alpi – 17 gennaio 2012

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