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Fisco e immobili, così le nuove regole. Aliquota prima casa dal 2,5 al 5 per mille. Altri fabbricati fino al 12 per mille, nuovi sconti alle imprese

L’ennesima rivoluzione del fisco italiano sul mattone prende forma, e regala qualche sollievo e molte preoccupazioni ai proprietari di case, negozi, capannoni e uffici che presto si rimetteranno a fare i calcoli con i nuovi parametri. All’orizzonte c’è la «tassa locale», che dopo l’accordo fra Governo e sindaci prende ora forma nei suoi aspetti concreti.

Sull’abitazione principale, promette di essere una via di mezzo fra l’Imu, molto progressiva e quindi concentrata sulle case di valore più alto, e la Tasi, che invece colpisce nel mucchio gli appartamenti medio-piccoli. Per gli altri immobili, invece, l’ennesima la tassa locale mette in campo altri possibili rincari, che nel caso di capannoni, negozi e uffici strumentali potrebbero essere attenuati da una deducibilità un po’ più generosa rispetto a quella dell’Imu, passando dal 20 al 30 per cento.

Dopo la fase della “strategia”, giocata nel nome della semplificazione anche attraverso l’idea di limitare a una decina di macro-categorie di immobili le distinzioni possibili di aliquota all’interno delle delibere comunali, per la tassa locale arriva il momento dei numeri, che rappresentano il passaggio più delicato quando si parla di Fisco. Per l’abitazione principale, l’aliquota standard ipotizzata è del 2,5 per mille, con la possibilità di alzarla fino al 5 per mille, ed è accompagnata da una detrazione fissa da 100 euro, senza sconti ulteriori per i figli (la possibilità di introdurli è lasciata ai Comuni).

Per valutarne gli effetti, bisogna ricordare prima di tutto che l’aliquota standard della Tasi era l’1 per mille, ma quella effettiva uscita dalle delibere locali è volata in media sopra il 2 per mille, mentre le detrazioni hanno fatto capolino solo nel 36% dei Comuni e sono state spesso limitate alle fasce di reddito più basse (come a Milano) o a singole categorie catastali (come a Catania).

Con lo sconto fisso, la tassa locale al 2,5 per mille torna ad azzerare l’imposta per 3-4 milioni di case già esentate a suo tempo da Ici e Imu. L’Imu zero (con aliquota al 4 per mille e detrazione da 200 euro) riguardava le abitazioni fino a 315 euro di rendita, mentre nella nuova tassa l’esenzione si fermerà un po’ più in basso, a quota 267 euro: val la pena di ricordare, al riguardo, che il 36% delle abitazioni italiane ha una rendita inferiore a 300 euro, ed è stata per la prima volta coinvolta nella patrimoniale proprio con la Tasi. Con un tetto al 5 per mille, la tassa locale può far salire il conto rispetto alla Tasi massima del 2014 in modo proporzionale alla rendita: per le rendite fino a 238 euro la nuova tassa non può superare la Tasi al 2,5 per mille, ma con 350 euro di rendita si può passare da 147 a 194 euro (+32%), per una rendita da 600 euro l’aumento può essere del 60% e può arrivare all’88% per una rendita di 2mila euro (336mila euro di valore catastale). Attenzione, però: senza modifiche, la Tasi 2015 potrebbe arrivare fino al 6 per mille senza detrazioni, stracciando ogni confronto con tutte le imposte passate e future.

Per gli altri immobili l’aliquota standard presentata dal Governo è dell’8,5 per mille, cioè praticamente uguale a quella di Imu e Tasi 2014 (8,6 per mille), ma il massimo può salire al 12 per mille, contro il 10,6 per mille attuale (11,4 per chi dà sconti sull’abitazione principale). La differenza si spiega in parte con l’esigenza di inglobare nell’aliquota i 625 milioni che il Governo ha messo sul piatto quest’anno per accompagnare l’avvio della Tasi, e che l’anno prossimo non sono più previsti. Nel caso degli immobili strumentali, la deducibilità dalle imposte sul reddito dovrebbe attestarsi al 30%, cioè più in alto dell’Imu (20%) ma più in basso rispetto alla Tasi (100%). Il risultato effettivo di questa mossa, se sarà attuata, dipende dal quadro delle aliquote nel 2014: nei Comuni, il 50% del totale, dove la Tasi sui capannoni non è stata applicata, l’effetto sarebbe migliorativo, riportando gli sconti al livello del 2013, mentre negli altri dipende dalla distribuzione fra l’Imu (comunque largamente maggioritaria) e la Tasi registrata quest’anno.

Il Sole 24 Ore – 15 novembre 2014 

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