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Fisco. Aumento Iva è servito solo a gelare i consumi

Crescono le entrate fiscali, ma solo perché dopate dall’Imu e dagli altri aumenti del governo Monti. C’è quasi solo l’imposta più odiata dagli italiani ad avere un segno più importante nel conto dei primi dieci mesi dell’anno. Per il resto il fisco legato alle attività economiche, fa registrare tutti segni meno.

Ieri il ministero dell’Economia ha presentato gli ultimi dati cercando di dargli un giro positivo. «Pur in presenza di una congiuntura fortemente negativa, la dinamica delle entrate conferma la tendenza alla crescita a ritmi superiori rispetto all’analogo periodo 2011 per effetto delle misure correttive varate a partire dalla seconda metà 20110. Cosa significhi si capisce dopo, quando via XX Settembre riconosce come abbia contribuito in particolare «il gettito della prima rata Imu». E non solo quello. In generale, nei primi 10 mesi 2012 le entrate tributarie si sono attestate a 322.814 milioni con una crescita del 4%, paria 12,3 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. Il gettito della prima rata di acconto versata a giugno è stato di 4 miliardi, cifra «sostanzialmente in linea con le previsioni tenuto conto anche della sospensione dei versamenti per i comuni interessati dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 che han no interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo». Bene anche altre imposte dirette. Si registra ad esempio un significativo incremento dell’imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi di capitale ( 2.866 milioni di euro, pari a 53,9%) influenzata, spiega il governo, «in particolare, dalla riforma del regime di tassazione delle rendite finanziarie». Calano tutte le imposte che sono in qualche modo indicatori della vera attività economica. In flessione il gettito Iva. Meno due punti percentuali (1,78 miliardi di euro), risultato di un calo della componente delle importazioni (-3,1%) e degli scambi interni(-1,896) «che risente della stagnazione della domanda interna compensata solo parzialmente dagli effetti legati all’incremento di un punto percentuale dell’aliquota Iva». In sostanza, l’aumento dell’Iva non è servito, se non a deprimere i consumi e incentivare la stagnazione. Colpisce anche l’andamento delle ritenute Ire dei lavoratori autonomi: meno 4,6%. Segno che le partite Iva stanno subendo la crisi più di altri settori. Meno drammatico come indicatore, ma comunque significativo il calo delle entrate relative ai giochi, che si riducono complessivamente nei primi dieci mesi dell’anno del 6,7% (-765 milioni di euro). Tra le voci positive delle entrate registrate tra gennaio e ottobre 2012, ci sono quelle derivanti dall’attività di accertamento e controllo, che risultano pari a5,8 miliardi di euro. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, c’è stato un aumento del 9% pari a 479 milioni di euro). Il dato conferma insomma un fisco che sta raschiando il barile colpendo le proprietà degli italiani, per compensare quello che dovrebbe entrare dalla normale attività economica. Una spirale pericolosa, che danneggia soprattutto il commercio. «Nella nostra realtà – ha spiegato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli – non si vede la luce in fondo al tunnel, la domanda interna è debolissima, incoraggiamola dato che vale l’80% del Pil. Bisogna mettere in atto dei provvedimenti per accelerare e stimolare la domanda interna», prosegue. L’occasione per farlo, secondo Sangalli, è la delega fiscale.

Il Giornale – 6 dicembre 2012

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