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Fornero fa marcia indietro sulla cassa integrazione

LAVORO Dopo il fuoco di sbarramento delle parti sociali il governo ci ripensa. Il ministro: Mai pensato di sopprimere quella straordinaria»

Una marcia indietro su tutta la linea. O comunque su tutti i capitoli più spinosi e delicati che l’altro giorno hanno fatto saltare sulle sedie della sala verde di palazzo Chi-gi sindacalisti e imprenditori. Dopo il fuoco di sbarramento al piano del governo sulla riforma del mercato del lavoro, il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ci ripensa. Le modifiche alla cassa integrazione? «E’ assolutamente prematuro parlarne». In ogni caso «nel documento non è scritto: eliminare Cigs. Vedremo». Anzi – aggiunge qualche ora dopo in un’audizione in Senato – visto che il 2012 sarà «un anno molto difficile, non potremo fare grande innovazione». Il contratto unico? Anche in questo non c’è nel documento. Però – esorta il ministro – «possiamo discuterne in modo civ ile e ordinato. I contratti che ci servono li teniamo, quelli che non ci servono li togliamo». Poi, assecondando una delle principali richieste dei sindacati, promette: «Ci sarà un forte sforzo di tutte le parti sull’apprendistato». E a chi ha criticato il metodo, replica: «Non abbiamo indicato proposte di soluzione, abbiamo indicato percorsi. Non ci sono ricette precostituite». Infine ribadisce: la volontà del governo è di arrivare a un’intesa «con il dialogo di tutte le parti sociali». L’auspicio del governo, dirà poi il premier da Bruxelles, è che si «proceda spediti».

Si ricomincia quindi daccapo. Il documento illustrato a Palazzo Chigi non verrà buttato nel cestino, ma sarà rielaborato, servirà da linea guida per i temi da affrontare (che da 5 passano a nominalmente a 4, accorpando gli ultimi due, ammortizzatori sociali e servizi

per l’impiego) e tra domani e dopodomani sarà consegnato alle parti sociali per tentare di

dare un nuovo start al confronto. A sbarrare la strada alle idee del governo, in particolare quella di sopprimere la cassa integrazione straordinaria, non ci sono solo le parti sociali, ma anche i partiti. «Sul tema del lavoro bisogna tenere i piedi saldamente piantati a terra perché c’è una crisi conclamata che non sarà breve» fa sapere il leader del Pd, Pier Luigi Bersani. «Dico alla For-nero: bene le riforme ma salva-guardare gli ammortizzatori sociali» scrive su Twitter il leader Udc, Pier Ferdinando Casini. «Ci aspettiamo che il governo archivi questa maldestra proposta sula cassa integrazione» dice il numero uno dell’Idv, Antonio Di Pietro. Mentre il Pdl, attraverso il segretario An-gelino Alfano contesta lo strumento legislativo: «Non è un buon indizio che sulle liberalizzazioni si proceda per decreto e sul mercato del lavoro con un disegno di legge lumaca».

I sindacati di certo non hanno cambiato idea. Il segretario generale Cgil, Susanna Camusso, ieri ha rincarato la dose: «Togliere la cassa integrazione straordinaria è una follia». E così il leader Cisl, Raffaele Bonanni: «No a un disegno astratto». Il sindacato tra l’altro sottolinea che i costi della cig sono a carico di lavoratori e imprese.

La Fornero comunque ieri ha tenuto a sottolineare il cattivo funzionamento del mercato del lavoro, che «esclude anziché includere, segmenta» e di fatto «scarica» i costi derivanti dalla crisi e dalle conseguenti ristrutturazioni «sui segmenti deboli del mercato, cioè i giovani, le donne, i lavoratori anziani». Ed è sicuramente anche la causa dell’aumento delle diseguaglianze dei redditi superiori alla media europea – ricordate ieri da uno studio Ocse – con quell’1% di italiani straricco che nel 2008 deteneva il 10% del reddito totale contro il 7% del 1980. Mentre aumenta la quota della popolazione povera. Ai fmi redistributivi l’Ocse suggerisce di «ben congegnare» «il ruolo degli ammortizzatori sociali, dei trasferimenti pubblici e delle politiche di sostegno».

Messaggero – 25 gennaio 2012

 

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