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Gatto selvatico,la foto al parco delle Dolomiti che promuove l’ecosistema del Veneto. La specie rara tornata nel Bellunese

Solitario, furbissimo, inavvicinabile. E ancora praticamente sconosciuto: è il Felix Silvestris comparso fra grotte e boschi del Bellunese. Animale quasi da mitologia (non inganni il suo pelo morbidissimo fra le nuance del giallo e il nocciola e il suo elegante allungamento quando, lento, scende dai pendii: è un provetto sfidante di volpi), il gatto selvatico è tornato in Veneto per mangiare, ma anche per dirci che il nostro ecosistema gode di ottima salute. Una sorta di certificato, insomma, consegnato una notte di gennaio, con un passaggio sornione catturato da una delle fototrappole posizionate all’interno del Parco delle Dolomiti Bellunesi.

Decisiva la tenacia dei tecnici del parco, aiutati dai carabinieri (ex forestali), in particolare dell’appuntato scelto Enrico Canal, della stazione Parco di Candaten. Il gruppo, che per mesi si è abbarbicato senza sentieri tracciati a posizionare telecamere a cui cambiare batterie e schede regolarmente, non ha mai smesso di sperare in una «seconda apparizione» dopo il primo avvistamento che risale (più ad est) al 2014. Ma se allora l’animale era stato attratto da carcasse ed esche olfattive, questa volta il passaggio sui versanti dei Monti del Sole, affacciati sulla val Cordevole, è stato naturale: «Proprio per questo ora serve capire se questo territorio è la sua traiettoria limite o se l’animale sia in espansione – racconta Enrico Vettorazzo, tecnico responsabile del servizio educazione e ricerca del Parco -. L’animale, fino ad oggi, è stato avvistato in Friuli e in un pezzetto di Veneto, ma oggi risulta più ad ovest. Possiamo dire che la sua presenza, essendo un predatore all’apice della catena alimentare, testimonia che l’ecosistema qui è davvero in buona salute». Quello che si sa, per ora, è che si tratta di un esemplare adulto, vive in boschi di latifoglie, sotto i 1500 metri, e si nutre di piccoli mammiferi, anfibi e insetti.

«Bisognerà capire se è accoppiato, se c’è una figliolanza – aggiunge il direttore del parco Antonio Andrich – proprio per questo metteremo in piedi un programma di lavoro specifico, che coinvolgerà diversi professionisti».

Ma gli etologi lanciano anche un altro allarme: serve vigilare anche sul rischio che l’animale si accoppi con qualche gatto domestico del Veneto. Proprio questa sarebbe, a detta degli esperti, una delle prime minacce di estinzione.

«Il gatto selvatico ha una sua caratteristica intrinseca che rende questo avvistamento davvero sorprendente – spiega Cesare Avesani Zaborra, il direttore scientifico del Parco Natura Viva, uno dei più grandi centri europei di tutela delle specie minacciate, che ha sede a Bussolengo (Verona) -: è un felino estremamente elusivo che si muove volentieri di notte e che non ama affatto la presenza antropica. Sarebbe interessante poter campionare dei peli se si riuscissero a recuperare nella zona circostante la fototrappola, perché questo offrirebbe una valutazione genetica importantissima, in una specie in cui l’aspetto genetico è di fondamentale importanza per la sopravvivenza».

E qui si arriva alla raccomandazione: «Tra le prime cause di scomparsa c’è un fenomeno difficile da tenere sotto controllo: l’ibridazione del gatto domestico con il gatto selvatico – prosegue Avesani -. Dall’accoppiamento di questi due felini, che ricordiamo essere due specie diverse, deriva la maggiore perdita del patrimonio genetico del gatto selvatico e la conseguente progressiva scomparsa della specie. In Italia sono presenti in Sicilia e in Sardegna, mentre sull’arco alpino è molto raro poiché si tratta del limite occidentale del suo areale balcanico. Anche per questo queste immagini hanno un valore prezioso».

Il Corriere del Veneto – 8 febbraio 2018

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