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Gli animalisti contro le torri dei cacciatori. È protesta per una legge che potrebbe moltiplicare le strutture da cui sparare agli uccelli

Margherita D’Amico. Se per costruire un banale capanno è necessario acquisire scomodi, talvolta impossibili, titoli edilizi, un emendamento al voto domani alla tredicesima Commissione ambiente del Senato suggerisce di ovviare diventando cacciatori. Non è uno scherzo: Lav ed Enpa chiedono che il testo venga ritirato.

Secondo quanto andrebbe a modificare la legge 157/92 su fauna selvatica e caccia, a firma del senatore Pd Stefano Vaccari – fresco dall’aver ritirato una proposta di depenalizzazione dei reati di bracconaggio – le stesse autorizzazioni venatorie rilasciate dalle province per sparare da appostamento fisso costituirebbero d’ora in poi titolo per erigere strutture invasive e finora, in larga maggioranza, irregolari.

Molti cacciatori prediligono infatti di esercitare l’attività venatoria da una posizione elevata e di favore, per colpire meglio uccelli o ungulati. A tale scopo, con legno, tubi innocenti, profilati metallici, palizzate, costruiscono altane e torrette che talvolta arrivano a venticinque metri di altezza. «Collegare il titolo venatorio all’edificabilità di queste strutture ne definisce anche la temporaneità» dice Vaccari, «allo stato attuale, invece, c’è il rischio che non vengano rimosse, o si verifichi qualche caso di usucapione ».

In realtà, oggi, le altane esistenti sono pressoché tutte fuorilegge. La normativa prevede che le province assegnino su richiesta piccole aree naturali per la caccia in appostamento attraverso autorizzazioni dalla durata che varia da un anno a dieci, e non è previsto che vi si possa edificare alcunché. Per tirare su l’altana a norma bisognerebbe dunque passare attraverso il normale permesso edilizio ai sensi del d.p.r. 380/01. Proprio a causa dell’assenza di qualsiasi titolo autorizzativo e dei più elementari principi di sicurezza, solo nel Vicentino, negli ultimi due anni, un’azione congiunta di comuni, Corpo forestale dello Stato e volontari Enpa ha portato alla rimozione di oltre mille torri.

«Non capisco a quale possibile usucapione si riferisca Vaccari, inesistente quando si parla di terreni pubblici e impossibile nel caso di luoghi privati, visto che le autorizzazioni agli appostamenti si concedono sempre con il benestare del proprietario» dice Massimo Vitturi, responsabile nazionale del settore Caccia e fauna selvatica della Lav. «Fatto sta che le modifiche introdotte dal suo emendamento rafforzano il concetto secondo cui i cacciatori sarebbero cittadini al di sopra delle leggi. Già, grazie all’articolo 842 del codice civile, possono entrare nelle proprietà private e lì sparare, ora si vorrebbe pure concedere loro facoltà di costruire pure nelle aree protette senza dover ottenere concessioni edilizie né permessi paesaggistici, vincoli cui ogni altro cittadino è soggetto, anche solo per poter edificare un piccolo ricovero per gli attrezzi. Ci aspetteremmo piuttosto dal governo un categorico divieto circa qualsiasi forma di altana che impatti oltremodo su paesaggio e animali».

Aggiunge Annamaria Procacci, consigliere nazionale Enpa: «È aberrante che un titolo edilizio sia legato a una licenza di caccia. L’emendamento Vaccari non contempla tra l’altro alcun limite di superficie né di volumetria per gli appostamenti, che includono capanni a terra, dove i cacciatori cucinano, mangiano e dormono, smisurate torri e altane, e ancora una volta l’attività venatoria si conferma strumento di scempio del territorio soprattutto nelle aree pregiate. Per non parlare del conflitto con le competenze urbanistiche e edilizie, nei termini dei piani paesistici e dei piani regolatori dei comuni ».

Repubblica – 23 marzo 2015 

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