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Guardia ancora alta, in tre mesi 16mila morti con Omicron e primi casi di Long Covid. I decessi con l’ultima variante sono il doppio di una stagione influenzale

Il Sole 24 Ore. Sono ormai trascorsi tre mesi di convivenza con Omicron e quello che si è capito è che questa variante del Covid, protagonista incontrastata della lunga coda della quarta ondata della pandemia, è tutt’altro che una influenza. Da allora si sono contati oltre 16mila morti – in gran parte over 70 e over 80 -, il doppio di un tradizionale virus influenzale che nelle stagioni record non supera 8-10mila morti in 6-8 mesi. Non solo, come dimostra l’osservatorio del day hospital del Gemelli di Roma è ormai evidente che anche la variante Omicron è responsabile di casi di Long Covid, la sindrome che dopo diversi mesi colpisce chi è stato contagiato, anche se sembra con sintomi più leggeri.

Solo Omicron da fine gennaio

Era il 31 gennaio quando secondo la flash survey dell’Istituto superiore di Sanità questa variante .registrava una prevalenza stimata al 99,1% con una variabilità regionale tra il 95% e il 100%, mentre la Delta era ormai solo allo 0,9% del campione esaminato. Allora l’avvento della nuova variante come predominante era stato considerato comunque una buona notizia:?Omicron si era dimostrata difatti più contagiosa, almeno 3-4 volte più di Delta, ma responsabile di forme meno severe di Covid anche grazie alla protezione del vaccino che funziona per le ospedalizzazioni, ma meno per le infezioni e le reinfezioni. La sua contagiosità che è addirittura aumentata con le sue sottovarianti (siamo arrivati ormai alla quinta, la «Ba.5») tanto che per gli esperti ormai è più contagiosa del morbillo, ha provocato però una recrudescenza della pandemia con la curva dei contagi che anche nei giorni scorsi ha sfiorato quasi 100mila casi in un giorno. Numeri alti che alla fine hanno provocato conseguenze anche sui ricoveri e poi sui decessi.

Negli ultimi tre mesi si sono contati in media infatti 150-200 morti. Numeri fortunatamente lontani da quelli delle ondate più drammatiche, soprattutto la prima e la seconda quando si superavano anche i 500 morti al giorno, ma comunque significativi. Il dato più importante è che la stragrande maggioranza dei morti sono anziani: in particolare secondo l’ultimo bollettino di sorveglianza integrata dell’Iss dal 25 febbraio al 27 marzo si sono registrati 3030 morti, di questi 2070 sono over 80 e altri 820 sono over 70. In pratica oltre il 90% dei morti sono ultrasettantenni. Insomma il campanello d’allarme c’è: anche se resterà Omicron nei prossimi mesi, come è probabile, la cautela soprattutto nella protezione dei più anziani va mantenuta. Anche perché le prime evidenze mostrano che anche le infezioni da variante Covid provocherebbero la sindrome cosiddetta Long Covid

Disturbi anche dopo 3 mesi dall’infezione

«In base a quello che osserviamo nei pazienti che arrivano alla nostra struttura circa l’80% a tre mesi di distanza dall’infezione ha ancora dei disturbi e degli strascichi. Ovviamente da noi viene soprattutto chi sospetta di avere il cosiddetto Long Covid, ma anche i sani che vogliono fare comunque degli accertamenti», avverte Matteo Tosato responsabile del Day Hospital Post-Covid della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, struttura che ha appena tagliato il traguardo dei 2 anni di attività e ha seguito circa 3mila pazienti di cui 500 in età pediatrica. «Questa sindrome – continua l’esperto – colpisce anche i pazienti che hanno avuto forme meno gravi anche se chi è stato ricoverato ha con più ricorrenza problemi respiratori e sintomi cardiovascolari, ma tutti gli altri sintomi come l’affaticamento e la cosiddetta nebbia cognitiva li vediamo con la stessa prevalenza anche nei pazienti che hanno avuto forme di Covid più leggero». «Ora – spiega il medico del Gemelli – quello che si deve capire bene è l’impatto del Long Covid sui pazienti Omicron e su quelli vaccinati».

Ma chi è stato infettato con la variante Omicron rischia dunque anche il Long Covid??«Assolutamente sì – spiega ancora Tosato – anche se i pazienti che abbiamo visto noi post Omicron sono ancora pochi: al momento alla nostra struttura ne abbiamo monitorati circa una trentina con sintomi di Long Covid. Non possiamo dunque ancora fare analisi su base scientifica, ma dal punto di vista aneddotico possiamo dire che la percentuale di pazienti con Long Covid dopo Omicron potrebbe essere più bassa e forse con sintomi più leggeri, ma bisogna capire se questa incidenza apparentemente più bassa dipenda dalla variante Omicron o dal fatto che nel frattempo le persone si sono vaccinate anche con più di due dosi, cosa che sembra avere un impatto anche sul Long Covid». «Il messaggio però che giustamente non deve passare – conclude il responsabile del day Hospital Post-Covid del Gemelli di Roma – è comunque che con Omicron questo virus sia come una influenza e non lasci strascichi su chi si è infettato»

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