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    Home»Notizie ed Approfondimenti»I vitalizi d’oro costano 170 milioni l’anno e i bilanci delle Regioni non reggono più. Le casse rischiano di saltare
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    I vitalizi d’oro costano 170 milioni l’anno e i bilanci delle Regioni non reggono più. Le casse rischiano di saltare

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche22 Settembre 2014Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Prima era “solo” uno scandaloso privilegio, ora rischia di far saltare le casse delle Regioni. Si chiama vitalizio, che vuol dire assegno fino alla tomba. E finisce in tasca a chi è stato anche per pochissimo consigliere regionale senza che abbia raggiunto i limiti anagrafici, stabiliti dalla legge per tutti gli altri comuni mortali, per l’accesso alla pensione.

    Parliamo dei nuovi baby pensionati, qualcuno è appena cinquantenne. Sono i figli del privilegio decentrato, della devoluzione arbitraria dalle leggi dello Stato. Di una legislazione prodotta dai legislatori regionali per se stessi. E ciascun Consiglio, un po’ come nel caso dei rimborsi per i gruppi, ha fatto come voleva. Interna corporis, si dice. In questo caso non ha nulla di nobile, non difende l’indipendenza degli organismi eletti democraticamente ma la propria sfacciataggine.

    Ogni anno i quasi 3.200 vitalizi pesano sui bilanci regionali per circa 170 milioni. Solo un po’ meno di quanto costi (circa 200 milioni) al Parlamento nazionale sostenere gli ex onorevoli che contro qualche recente ritocco ai vitalizi hanno peraltro presentato più di venti ricorsi per nulla destinati all’insuccesso. Ormai ci sono Regioni in cui le uscite per pagare i vitalizi agli ex consiglieri (o agli eredi) superano il costo dei consiglieri in carica. In Veneto, per esempio, servono 11,2 milioni per erogare i 226 vitalizi, compresi quelli di reversibilità, contro i 9,1 milioni per le indennità dei consiglieri attivi. Tra gli ex consiglieri ci sono Giancarlo Galan (3.749,63 euro netti mensili), Massimo Cacciari (1.935,30), Flavio Zanonato (1.934,84).

    È una spesa che si è impennata negli ultimi anni, se si pensa che nel 2005, quella veneta era intorno agli 8,5 milioni. Una dinamica inarrestabile, che fa paura perché effettivamente le assemblee hanno esagerato. Solo nel Lazio (la Regione che permette ancora il pensionamento a 55 anni e di calcolare l’indennità considerando anche la diaria, cioè la spese per i trasferimenti quotidiani) si stima che i vitalizi passeranno dagli attuali 270 a 314 nel 2016. È quasi impossibile fare una media nazionale delle indennità. Ne “La casta invisibile delle Regioni”, Pierfrancesco De Robertis scrive che in media, con una consiliatura, si prendono 2.500 euro al mese, che salgono a 4.500 con due. Per gli ex governatori si superano i 5 mila euro.

    Dunque, si corre ai ripari. Perché non è stata sufficiente l’abolizione dei vitalizi per il futuro e il tendenziale adeguamento soft alle leggi generali imposta ai Consigli regionali dal governo Monti sotto la spinta dell’emergenza finanziaria. Ora sotto tiro sono i vitalizi in essere, quelli protetti dai presunti diritti acquisiti. Che Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia, definisce «privilegi acquisiti». Prima di entrare al governo, Zanetti ha presentato una proposta di legge costituzionale (la numero 1978) per tagliare i vitalizi (non solo quelli futuri) dei consiglieri regionali e dei parlamentari e mettere un tetto ai loro emolumenti.

    Una legge costituzionale proprio per aggirare l’ostacolo dei diritti acquisiti. Scelta Civica, il partito di cui fa parte Zanetti, ha ottenuto che la proposta di legge sia esaminata, non rimarrà nei cassetti del Parlamento. Questo costringerà tutti a uscire allo scoperto, governo compreso. Il premier Matteo Renzi, d’altra parte, ha parlato più volte della necessità di abolire i vitalizi. Non solo per una questione di spending review .

    La proposta Zanetti stabilisce che per poter maturare il diritto al vitalizio si debba avere almeno 10 anni di mandato consecutivi o quindici non consecutivi e che prima di ottenere l’assegno si debba aver compiuto «l’età prevista per la corresponsione della pensione di vecchiaia dalla normativa di volta in volta vigente per la generalità dei cittadini». Ma c’è di più: questi requisiti varrebbero retroattivamente e dunque verrebbe sospesa l’erogazione del vitalizio a chi non li ha maturati. Si vedrà quale fortuna avrà la proposta di legge, di certo anche le Regioni hanno capito che bisogna intervenire sul pregresso. Lo ha già fatto il Trentino che ha chiesto ai suoi venti “pensionati di platino” di restituire complessivamente ben 29 milioni, perché gli assegni sarebbero stati calcolati male. Così a Mauro Delladio, Forza Italia, ex leghista, è stata chiesta la restituzione di oltre 460 mila euro. La Lombardia si prepara a varare una legge che introduce un contributo di solidarietà crescente con l’aumentare dell’importo. Il Lazio premierà anche Er Batman Franco Fiorito: vitalizio a cinquant’anni se non sarà condannato. Perché alla Pisana con cinque anni di mandato si prende l’assegno. E il Lazio dà anche il vitalizio di trattamento non può essere messa in discussione. Privilegio chiama privilegio. Ora però si pensa di tornare con i piedi per terra: vitalizio a 65 anni, contributo di solidarietà e divieto di cumulo. Già perché, finora, i vitalizi si cumulano ad altri redditi. Per non farsi mancare nulla. Of course.

    Roberto Mania – Repubblica – 22 settembre 2014 

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