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Il caso. “No agli uccellini come richiamo per la caccia”. Campagna Lipu contro le esche vive

La Lipu lancia una campagna per vietare l’uso dei piccoli migratori che, grazie al loro canto disperato, attirano le prede che finiscono nelle reti venatorie

ROMA — Imprigionati al buio in gabbiette anguste, mutilati, accecati: così, legalmente, trascorrono la vita migliaia di “richiami vivi”, uccellini utilizzati per attrarre nella trappola di fuoco dei cacciatori i loro simili, grazie al canto disperato: la Lipu-Birdlife Italia lancia una campagna per vietarlo. Merli, allodole, cesene, tordi, sono fra i piccoli migratori che, una volta raggiunta l’Europa, cadono assieme a pavoncelle e colombacci nelle reti venatorie. Gli articoli 4 e 5 della legge 157/92 definiscono cattura e detenzione. È possibile possedere dieci esemplari di ogni specie, fino a un totale di quaranta, identificabili con anello inamovibile. Arduo però impedire che questo venga sfilato a morti o uccisi per finire su un nuovo animale. Sei le regioni italiane, dalla Toscana in su, che autorizzano gli impianti di cattura, circa 170 l’anno. In testa la Lombardia con 50-60, benché a seguito dell’apertura di una procedura della Commissione europea sull’eccessivo impiego di richiami vivi in Italia, la Regione abbia elaborato un piano — sospeso dal Tar lombardo — di graduale riduzione dei prelievi in natura fino al 2017, per limitarsi poi a richiami di allevamento.

Il business delle esche viventi motiva inoltre contrabbandi, come quello sventato nei mesi scorsi dalle Polizie provinciali di Prato e Firenze, che hanno sequestrato 350 pulcini di cesene e tordi stipati in un’automobile proveniente forse dalla Polonia. «Curati presso il Cruma di Livorno, sono stati liberati in Val d’Aosta», racconta Michele Pellegrini, comandante della Polizia provinciale di Prato. «Già l’anno scorso ne avevamo sequestrati 500. Vengono da Polonia e Romania, presi e venduti a due euro l’uno. Qui li regolarizzano con anelli fasulli e i cacciatori li pagano 2-300 euro l’uno se non di più». Per custodirli in luoghi freddi e umidi, senza aria, luce, igiene, dove non possono volare e non di rado sono accecati di proposito.

«È un’usanza condannabile anche sotto il profilo della cultura civile», dice Danilo Selvaggi, direttore generale della Lipu, che ha lanciato una petizione rivolta ai presidenti di Consiglio, Senato e Camera e promette altre iniziative. «Esistono le condizioni per cancellare questa odiosa pratica: i parlamentari firmino e sostengano la proposta di legge che stiamo preparando per vietare che creature libere diventino involontari traditori delle loro specie».

Repubblica – 21 agosto 2013 

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