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Cdm vara il decreto sviluppo. Monti: più crescita, meno Stato

Approvato il dl, risorse per 80 miliardi. Un segnale importante all’Europa e ai mercati. Il decreto sviluppo era atteso, quello sulle dismissioni meno. Ma a pochi giorni dal G20 di Los Cabos e a due settimane dal Consiglio europeo di Bruxelles, Mario Monti ha accelerato e in un colpo solo ha mandato un messaggio agli interlocutori internazionali, alla maggioranza che lo sostiene, e anche ai cittadini sul fronte dei costi dello Stato.

Da un lato l’istituzione dei fondi per la vendita del patrimonio immobiliare dello Stato e delle aziende municipalizzate, dall’altro una serie di provvedimenti – anche se non tutti quelli che avrebbe voluto il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera – per dare un po’ di respiro all’economia reale, infine i tagli agli organici di Presidenza del consiglio e ministero dell’Economia. Manovre che mobiliteranno risorse per un valore di 80 miliardi di euro.

Operazioni che il premier ha riassunto così: “Più crescita meno Stato”. E che si sono aggiunte a quelle già varate (“Non c’è una fase uno e una fase due, abbiamo sempre lavorato per la crescita”), tanto da far dire al capo dello Stato Giorgio Napolitano che le misure del governo sono state “sufficienti a restituire credibilità al Paese nei suoi obblighi nell’area euro”. Tuttavia, il varo dei provvedimenti qualche ‘sofferenza’ nell’esecutivo l’ha creata anche oggi. Dopo lo scontro della scorsa settimana, anche questa mattina il Cdm si è aperto con il braccio di ferro tra Passera e il viceministro all’Economia Vittorio Grilli sulle coperture per il dl sviluppo. E’ stata necessaria la mediazione di Monti, hanno spiegato fonti di governo, e alla fine qualcosa in più rispetto alle premesse Passera è riuscito a condurla in porto.

Grazie anche alle altre misure varate dal consiglio dei ministri: il decreto sulle dismissioni, i tagli e le razionalizzazioni delle strutture di palazzo Chigi e via XX Settembre. Da un lato parte degli introiti saranno destinati anche al pagamento dei debiti della P.A. verso le imprese (cavallo di battaglia di Passera), dall’altro i risparmi generati garantiscono qualche decina di milioni in più al provvedimento del Mse. Misure che vengono accolte con favore da Pd e Udc, con qualche critica dal Pdl. Ma che nel governo mettevano in conto: “Era chiaro che ci sarebbe stato qualcuno che avrebbe detto che si poteva fare di più…”.

Ma quel che più conta, hanno spiegato dal governo, sono i segnali inviati alla Ue e ai mercati. Con il fondo delle dismissioni immobiliari si inizia ad aggredire lo stock del debito, e si dimostra – con la cessione di Fintecna, Sace e Simest alla Cdp – che lo Stato ha ‘in pancia’ ancora molti beni per fronteggiarlo. Con il fondo per la vendita delle municipalizzate si dà un ‘esempio’ ai partner europei per l’apertura ulteriore del mercato interno, ‘pallino’ di Monti che da tempo rimprovera anche alla Germania di non fare abbastanza su questo fronte.

TMnews – 17 giugno 2012

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