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Il cherosene fa strage di uccelli allarme sul litorale romano. Disastro ambientale per un furto all’oleodotto dell’Eni

Margherita D’Amico. Un fiume morto, decine di ettari agricoli contaminati, strage di pesci, uccelli, mammiferi e una macchia oleosa che si allarga sul mare: è il risultato di una perdita di cherosene dall’oleodotto dell’Eni a Maccarese (Fiumicino) che può chiamarsi disastro ambientale. L’azienda l’attribuisce a un tentativo di furto in prossimità del proprio deposito situato a monte del Rio Tre Cannelle, un corso d’acqua che confluisce nella foce dell’Arrone dopo essersi diramato in un reticolo di canali d’irrigazione.

«Di fronte a un avvelenamento così vasto aspettiamo che gli inquirenti ricostruiscano le cause: nell’esposto che abbiamo presentato oggi alla Procura della Repubblica chiediamo che vengano accertate le responsabilità, oltre a formulare una richiesta danni che interesserà molti milioni di euro» dice Fulvio Mamone Capria, presidente della Lipu-Birdlife Italia, i cui volontari sono giunti in soccorso dei colleghi del Wwf che l’altroieri avevano lanciato l’allarme dall’Oasi della Foce Arrone. Qui svernano numerosi migratori, ma tutta l’area, ora colma di corpi in putrefazione e pervasa da esalazioni insopportabili, è importantissima per la conservazione della biodiversità.

A migliaia i pesci, di cui le associazioni chiedono l’immediata rimozione, ora galleggiano senza vita: un pasto a cielo aperto per volatili condannati alla stessa fine, mangiati quindi da altri predatori per infestare così l’intera catena della vita. I volontari Lipu e Wwf stanno recuperando i cadaveri di germani reali, gallinelle d’acqua, aironi cinerini, tuffetti, alzavole, cormorani, parecchie nutrie. Sabato, mentre Esterino Montino, sindaco di Fiumicino, ordinava di cessare le irrigazioni alle colture, parecchi corpi animali erano requisiti da operatori non meglio identificati. Lo stesso pomeriggio, secondo il racconto di testimoni, iniziavano le prime attività di bonifica da parte di tecnici Eni e società specializzate. «Insufficienti e, sospettiamo, non tempestive », commenta Mamone Capria. Pare che mercoledì un forte odore di petrolio abbia indotto una signora ad avvisare le forze dell’ordine, e un uomo ha girato un filmato che già mostra cherosene e pesci galleggianti. Oltre a sterminare anatre, gabbiani, fringuelli, allodole, il rarissimo falco sacro, roditori e volpi, l’onda velenosa rischia di causare gravissimi danni alle imprese ortofrutticole.

Repubblica – 10 novembre 2014 

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