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Il coyote prende casa a New York. Sempre più animali si stabiliscono nei parchi urbani in cerca di cibo. I ranger: non fategli male

Paolo Mastrolilli. Se vi capitasse di sentire l’ululato di un coyote, mentre passeggiate in un parco di New York, non vi allarmate. Anzi, festeggiate, perché siete testimoni di un avvenimento prezioso. Questo è il messaggio che i Park Ranger della città hanno affidato al «New York Times», dopo che il moltiplicarsi degli avvistamenti aveva cominciato a spargere un po’ di panico.

Nell’immaginario collettivo, questo carnivoro molto simile al lupo viene associato all’epopea del Far West o alle zone più selvagge dell’America centro-settentrionale. Uno si aspetta di vederlo nei film con Jonh Wayne, più che nel parco sotto casa. Eppure da qualche tempo anche il coyote ha deciso di approfittare dei vantaggi della città che non dorme mai, mostrandosi in varie occasioni.

I pionieri

Uno dei primi avvistamenti registrati era avvenuto nel 1994 al Woodlawn Cemetery del Bronx, ma negli ultimi tempi gli incontri ravvicinati si sono moltiplicati. Al Bronx è stato avvistato al Pugsley Creek Park, Ferry Point Park, Pelham Bay Park, e Van Cortland Park, dove si è spinto fino ad infastidire alcuni giocatori di golf. Al Queens è apparso nel Railroad Park, dalle parti del quartiere Jamaica. Quindi si è materializzato anche all’Hudson River Park, all’Inwood Hill Park, e naturalmente a Central Park. Non contento di terrorizzare i frequentatori dei parchi, si è avventurato direttamente in città, arrivando al Chelsea Pier, all’ingresso del Lincoln Tunnel, e a Stuyvesant Town, una zona di case popolari a ridosso del Lower East Side.

Gli avvistamenti sono diventati così frequenti che nel 2011 è stato lanciato il Gotham Coyote Project, per disseminare telecamere nei parchi e riprendere i coyote in azione. Il fenomeno era stato notato prima dal «New York Magazine», e ora dal «Times», che ha messo online i filmati.

Tra roditori e cassonetti

Gli studiosi del settore hanno due teorie sulla presenza di questi animali nella costa orientale: una, la meno seguita, suppone che fossero qui già prima dell’arrivo degli europei sul continente; l’altra sostiene invece che si sono spostati verso gli Anni 30, arrivando dalle regioni centrali del paese. In principio si erano stabiliti Upstate, cioè nelle terre più selvagge del Nord, dove secondo le stime della State University of New York ce ne sono circa 15.000 esemplari. Negli ultimi tempi, però, l’urbanizzazione li ha spinti verso sud, in cerca di cibo. Generalmente mangiano roditori, o altri animali morti per cause varie. Dove c’è la civiltà, però, ci sono anche i rifiuti, e magari qualche essere umano compassionevole che lascia qualcosa per sfamarli. Questo diventa un problema, perché i coyote si abituano alla presenza degli uomini, non li temono più, e li avvicinano, nella speranza di rimediare cibo. Così si avventurano nei parchi, e poi magari nelle strade, come farebbe un qualsiasi cane randagio.

I Park Ranger, interpellati dai cittadini preoccupati, hanno risposto che non muoveranno un dito perché i coyote fanno parte dell’ecosistema e svolgono una funzione nell’eliminazione di topi e roditori vari. Chi li incontra deve essere felice, perché è un evento raro e significa che la natura prospera. Basta non socializzare troppo, perché è bene che questi animali continuino a temere gli uomini.

La Stampa – 10 marzo 2015

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