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Il grande «buco» della sanità, da Mirano- Chioggia, a Mestre-Padova

È la zona senza ospedali che verrà a crearsi tra due anni nel bel mezzo delle province di Venezia, Padova e Rovigo. Dove vivere, o meglio sopravvivere, sarà più difficile

Un enorme “buco” che va da Mirano a Chioggia e da Mestre a Padova in cui vivere, o meglio sopravvivere, sarà più difficile. È la zona senza ospedali che verrà a crearsi tra due anni nel bel mezzo delle province di Venezia, Padova e Rovigo non appena gli ospedali di Dolo e Piove di Sacco verranno eliminati, così come previsto dalla scheda tecnica abbinata al piano sociosanitario, in programmazione da parte della giunta regionale, che prevede la chiusura di sette ospedali nel Veneto, tra cui, appunto, Dolo e Piove di Sacco. L’anticipazione, pubblicata ieri dal nostro giornale, ha mandato in fibrillazione tutta la Riviera del Brenta che si vede privata dei due ospedali di riferimento. Ma anche la stanza dei bottoni sanitaria, cioè quella Quinta Commissione consiliare regionale da dove la giunta dovrà passare per fare approvare i propri piani. Massacro. «La sanità della Riviera verrà massacrata», dice Pietrangelo Pettenò (Federazione della sinistra), membro di minoranza della Commissione, «manca un piano organico. Giusto sfoltire gli ospedali e metterli in rete, ma i pronti soccorso non si toccano specie qui, dove tra Mestre e Campolongo c’è un’ora di strada». Follia. Per Bruno Pigozzo, commissario alla Sanità del Partito Democratico, la chiusura dell’ospedale di Dolo sarebbe: «La follia al potere. Il fatto è sconcertante sia nel metodo che nel merito e dimostra la grave superficialità con cui vengono trattati temi di enorme rilevanza sociale. Gli abitanti della zona finiranno nel circuito della sanità privata, aumentando i costi». «Ragioniamo». Carlo Alberto Tesserin, in V Commissione per il Pdl, nota come nella nuova logica sanitaria regionale (ogni ospedale deve avere un bacino di 200 mila utenti potenziali) mantenere Mirano e Dolo non è più possibile: «Il problema va affrontato con un ragionamento su base provinciale, perché oltre a decidere cosa chiudere bisogna avere ben chiaro cosa resta». Interessi. «A chi interessa fare uscire notizie del genere?», si chiede il presidente della Commissione, Leonardo Padrin (Pdl). «In Consiglio bisogna decidere come ripartire 8,6 miliardi di euro destinati alla sanità, ma con una discussione complessiva». Poi una frase sibillina: «Noto con piacere che a Verona verranno chiusi 2 ospedali su 4». Una frase che – ma Padrin non lo dice – potrebbe spiegare la pubblicazione della scheda a un mese dalle elezioni amministrative: un messaggio interno alla Lega veneta, dilaniata dalla lotta interna tra “bossiani” e “tosiani” che sono capeggiati proprio dal sindaco di Verona Tosi. Terrorismo. Di «terrorismo sanitario» parla il consigliere Antonino Pipitone (Italia dei Valori): «Se questa notizia è vera è terrorismo sanitario, ora l’assessore Coletto smentisca pubblicamente l’ipotesi». L’assessore. Ma l’assessore alla Sanità Luca Coletto si limita a un comunicato: «Circa le indiscrezioni giornalistiche ricordo che le istituzioni parlano solo attraverso atti formali».

La Nuova Venezia – 28 marzo 2012

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