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I datori incassano fino a 7 volte più dei dipendenti. Così il Tesoro aggiorna i dati sui redditi italiani

L’imprenditore può arrivare a guadagnare e a dichiarare sette volte più del suo dipendente. L’operaio guadagna più del contadino. I professionisti quattro volte più dei commercianti.

Il ministero dell’Economia aggiorna i dati dei redditi Irpef dichiarati nel 2012 e scopre un’Italia fatta a scale. Ma emerge anche un Paese dove il carico fiscale pesa sul lavoro dipendente e la crisi colpisce duramente le imprese. I lavoratori dipendenti rappresentano infatti l’82,7 per cento dei 41,4 milioni di concittadini che pagano le tasse. Mentre le imprese vedono flettere i propri redditi: nonostante l’aumento del numero degli studi di settore (riguardano 3,7 milioni di soggetti), il reddito dichiarato è sceso del 5,8 per cento rispetto al 2011.

Intanto il decreto Irpef (quello sugli 80 euro) si avvia martedì prossimo a sbarcare in aula. Nel corso dell’esame spuntano due nuove microtasse: a firma di Tonini (Pd) aumentano i bolli sui passaporti, da 40,29 euro a 73,50; inoltre viene introdotto un contributo di 300 euro al momento del rilascio della cittadinanza italiana presso le ambasciate.

Ma a catturare l’attenzione sono le disparità delle remunerazioni tra i datori di lavoro e i propri dipendenti. La forbice, almeno stando alle dichiarazioni, è piuttosto ampia: i datori guadagnano da tre a sette volte di più dei propri dipendenti. Naturalmente si tratta di medie, che tuttavia i dati del ministero dell’Economia articolano per le varie tipologie di imprese. Si parte dalla situazione in cui il datore di lavoro è una persona fisica: in questo caso i dipendenti di questa categoria guadagnano tre volte meno del proprio “principale”, in media circa 10.450 euro lordi annui contro 31 mila. All’interno di questa tipologia di imprese che fanno capo ad una persona fisica ci sono tuttavia delle disparità: i professionisti arrivano a guadagnare, o almeno così dichiarano, cinque volte più della propria segretaria, mentre un commerciante o imprenditore edile si limiterebbe al doppio del proprio dipendente. Rapporto identico tra stipendio del lavoratore e stipendio del datore di lavoro nel caso delle società di persone: tre volte.

Le cose cambiano per i circa 10 milioni di dipendenti che sono impiegati nelle grandi imprese o società di capitali: in questo caso lo stipendio sale a 23.390 euro lordi annui, ma lievita molto di più per i datori di lavoro che arrivano a guadagnare sette volte tanto, ovvero 175.590 euro. Il documento del Mef cita anche lo stipendio medio degli oltre tre milioni di dipendenti della Pubblica amministrazione, pari a 23.108 euro: il termine di confronto tuttavia, trattandosi di un datore di lavoro pubblico, non viene citato. Si potrebbe tuttavia raffrontare con gli stipendi dei dirigenti che la legge fissa al massimo di 240 mila euro: in questo caso il rapporto sarebbe di uno a dieci.

«Questi dati – dichiara il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti – nell’evidenziare che i datori di lavoro dichiarano in media redditi tripli dei dipendenti, mette la parola fine allo stereotipo “partite Iva uguale evasori”».

Nella giungla dei guadagni e dei redditi dichiarati emergono conferme e novità. Nel lavoro dipendente, ad esempio, resta marcata la differenza tra industria e agricoltura: nel 2012 il reddito medio più elevato si è registrato per coloro che operano nel settore industriale (25.066 euro), mentre i redditi più bassi si osservano nell’agricoltura (8.389). Alla base della piramide dei redditi si scoprono invece sarti, calzolai, corniciai, ma anche estetiste, cartolai e profumieri: queste categorie, secondo i dati del Mef sugli studi di settore, hanno dichiarato nel 2012 meno di 10 mila euro.

Repubblica – 31 maggio 2014

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